Oltre•13 Minuti

Torino contemporanea, oltre i plin e la Mole Antonelliana

In foto Parco Dora

Nonostante qualcuno dica che Torino si stia spegnendo, io credo piuttosto che sia in trasformazione. Ogni evoluzione ha bisogno di un periodo di transizione in cui sembra che tutto stagni ma poi, alla rinascita, tutto sarà più splendente. Al momento stanno chiudendo ristoranti di fine dining e l’atmosfera sembra più cupa, ma il mio essere ottimista mi porta a credere che qualcosa accadrà. E nel frattempo, voglio raccontare una Torino più contemporanea dove la Mole Antonelliana non si vede e al ristorante si ordina qualcosa di diverso da plin e vitello tonnato.

Torino, circondata da Alpi e colline, ha da sempre un occhio di riguardo per gli eventi culturali e artistici. Nelle loro molteplici espressioni e infinite possibilità di contaminazione e di rinnovamento, l’arte e l’architettura contemporanea trovano in città il proprio laboratorio privilegiato.

Numerosi sono i musei e gli edifici interessanti perché negli anni Novanta del secolo scorso Torino ha iniziato a trasformare e riqualificare edifici, vecchie fabbriche e intere aree del tessuto urbano affidandosi a grandi architetti come Gae Aulenti, Renzo Piano, Norman Foster, Arata Isozaki e Pier Paolo Maggiora. Punto di svolta è stata la visibilità offerta dalle Olimpiadi Invernali del 2006: oggi Torino può mostrare un’anima aggiornata e innovativa.

25 Verde, il condominio-giardino di Torino

Situato in Via Gabriele Chiabrera 25, a due passi dal Po, si tratta di un intero condomino concepito come una foresta abitabile. Sessantatré abitazioni avvolte da piante che abitano i terrazzi dal profilo irregolare. Passerelle si elevano su specchi d’acqua e orti rigogliosi crescono sul tetto.

25 Verde ha il fascino delle case sugli alberi che ogni bambino sogna, è il mutare dei colori con il passare delle stagioni, è benessere per la città: la vegetazione lo rende un edificio che aiuta l’ambiente producendo ossigeno, assorbendo anidride carbonica e intrappolando polveri sottili.

Un bosco abitabile che protegge dai rumori e crea un microclima perfetto, mitigando gli sbalzi di temperatura in estate e in inverno. È realizzato interamente con materiali naturali, sapientemente utilizzati per creare un effetto unico e spettacolare. I terrazzi di forma irregolare, sono sorretti da strutture alberiformi in corten (un tipo di acciaio chiamato “vivo” perché in grado di autorigenerarsi) e la pavimentazione in legno e vetro è stata studiata x permettere alla luce di filtrare da un piano all’altro. L’intero edificio è rivestito con grandi scaglie di legno a evocare la corteccia degli alberi. Lo stabile ha ottenuto la massima efficienza energetica grazie alle tante soluzioni integrate: isolamento a cappotto, pareti ventilate, protezione dall’irraggiamento solare diretto, impianti di riscaldamento e raffrescamento, utilizzando l’acqua di falda e il sistema a pompa di calore. Qui nulla va sprecato: totale recupero dell’energia e contestuale riutilizzo del calore nel sistema edificio-impianto. Per ogni struttura abitativa, tenendo conto dell’esposizione e degli spazi, sono state scelte piante specifiche in modo che potessero vivere a lungo grazie al corretto habitat. Chiaramente, l’edificio è visibile solo dall’esterno (a eccezione dell’Open House che viene organizzata nel mese di giugno), ma osservarne i dettagli dell’architettura e della vegetazione è molto interessante.

Unconventional Parco Dora

Torino Parco Dora

Tra i vari parchi di Torino ce n’è uno davvero poco convenzionale. Un luogo speciale, che racconta il passato industriale di Torino. Parco Dora occupa circa 450.000 metri quadri nell’area di Spina 3, luogo dove fino agli anni Novanta sorgevano i grandi stabilimenti di produzione della Fiat e della Michelin.

È suddiviso in cinque lotti che portano il nome degli stabilimenti produttivi che un tempo occupavano quelle aree: Vitali, Ingest, Valdocco, Michelin e Mortara. Il mio preferito è il Lotto Vitali: un’enorme tettoia che ospita durante l’anno numerosi eventi tra cui l’apprezzatissimo Kappa FuturFestival, il grande festival techno italiano che si svolge a Torino nel mese di luglio. Accanto alla tettoia, imponenti si stagliano i piloni delle ferriere che hanno preso il posto degli alberi in questo parco industriale, che in certe ore del giorno ricorda un’immaginaria Gotham City. Tutto intorno, da scovare tra aiuole e muri scrostati, i murales che in questo luogo trovano un palcoscenico perfetto.

Tra tutti, il murale dedicato a Bobby Sands, inaugurato nel 2015 in occasione del 25esimo anniversario del suicidio dell’attivista e politico irlandese morto in carcere in seguito a uno sciopero della fame condotto a oltranza come protesta contro il regime carcerario riservato ai detenuti repubblicani. Un parco diverso dal solito che vale la pena di visitare.

Chiesa del Santo Volto di Mario Botta

Sullo sfondo del giardino dei piloni delle ferriere di Parco Dora si può notare il profilo di una chiesa molto particolare: il campanile della Chiesa del Santo Volto, infatti, è frutto del riadattamento di una vecchia ciminiera.

L’edificio religioso, opera dell’architetto svizzero Mario Botta, comprende una serie di locali utilizzati per altre funzioni come convegni e attività di formazione e ricreazione per giovani. Peculiare, dicevamo, è l’ex-ciminiera delle acciaierie ora avvolta da un cordone elicoidale in acciaio sul quale sono montate una serie di lamelle che paiono spine; la torre luccica sia di giorno sia di notte, e al vertice dei suoi sessanta metri spicca una croce color argento. Le campane invece, di piccole dimensioni, sono montate alla base della torre su un telaio rettangolare in corrispondenza dell’ingresso principale. Ma anche il corpo centrale della chiesa ha un aspetto interessante: esternamente è circondata da sette torri perimetrali senza alcuna gerarchia architettonica apparente. A ogni torre, poi, si aggiungono più esternamente di volta in volta i corpi più bassi delle cappelle. Sia le torri sia le cappelle, grazie all’estremità superiore tronca, fungono da lucernari immettendo luce indiretta all’interno dell’aula. Mario Botta usa spesso il termine “ingranaggio” per spiegare questa architettura e non solo per l’evidente similitudine formale, ma anche in senso più metaforico per definire il suo ruolo centrale e accentratore rispetto al contesto urbano poco disegnato. All’interno, invece, il vuoto arredato solo da legno di acero e pietra di Verona. Nonostante questa scelta architettonica, la sensazione di raccoglimento è comunque presente, anche grazie alla tanta luce naturale e all’ottima acustica. Infine, alle spalle dell’altare, si scorge da lontano il volto di Gesù che appare come un miraggio grazie alla luce che lo colpisce dall’alto.

PAV Parco Vivente, un museo in movimento

Centro sperimentale d’arte contemporanea, concepito dall’artista Piero Gilardi e diretto da Enrico Bonanate, il PAV – acronimo di Parco d’Arte Vivente – è di fatto un museo interattivo open air inteso quale luogo di dialogo tra arte e natura, biotecnologie ed ecologia, tra pubblico e artisti.

Il parco – dove coesistono capolavori artistici e natura ricca di spazi verdi – occupa una superficie di 23.000 metri quadrati e sorge su un’area che fino agli anni Novanta era nota per la presenza di un’industria metalmeccanica, produttrice di pezzi per auto. La struttura si suddivide in una porzione all’aria aperta e un museo interattivo con laboratori didattici, che costituisce l’area al chiuso. Un luogo in continua evoluzione dove si incontrano uomo, arte e natura, attraverso quelle che gli stessi curatori del progetto PAV definiscono interconnessioni fra persone, animali e piante. Tante sono le istallazioni presenti nella porzione esterna del PAV. Fra le più apprezzate si citano Trèfle, Jardin Mandala e le recentissime istallazioni Galerie de taupe e Rain is for free, aggiunte nel 2013.

La parte coperta del Parco è costituita da un edificio realizzato quasi in simbiosi con la natura circostante: è infatti caratterizzata da una porzione centrale, di forma ottagonale, collegata, tramite ponti spaziali, con il paesaggio circostante. Grazie alla presenza di riporti di terreno addossati all’edificio, che hanno anche il vantaggio di fonderlo perfettamente con la natura in cui è immerso, le dispersioni di calore sono ridotte mentre il tetto è costituito da un solaio in legno, perfettamente isolato e impermeabilizzato. Insomma, l’edificio non è solo anche armonizzato con la vegetazione circostante, ma la rispetta riducendo sprechi e costi.

MAU, a Torino l’arte urbana prende vita

MAU – Amar Ben Belgacem

Nel cuore del Borgo Campidoglio c’è un itinerario a cielo aperto, che porta alla scoperta di più di 180 opere di street art.

Borgo Campidoglio, nato nel 1853 come quartiere popolare tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e le vie Fabrizi e Cibrario, mantiene ancora oggi la sua struttura originale fatta di case basse e strade strette in acciottolato.

La collaborazione con gli abitanti del quartiere è stata fondamentale per trovare gli spazi in cui le opere prendono vita e il MAU rappresenta il primo progetto, in Italia, che ha lo scopo il dar vita a un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano. Nell’ambito del Museo d’Arte Urbana di Torino si possono vedere grandi murales a tutta altezza, scoprire le Panchine d’Autore dipinte a colori vivaci e curiosare per la Galleria Campidoglio, una raccolta di installazioni illuminate e protette da lastre di plexiglass volute dall’associazione di commercianti Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio. Il progetto MAU include opere di molti artisti diversi, che si differenziano per lo stile unico e particolare ed è importante girare per il quartiere aguzzando il più possibile la vista: qui non si trovano murales giganteschi, ma lavori più piccoli che, a volte, vanno scovati con attenzione e curiosità.

Sottobosco artistico torinese

Forse non tutti se ne rendono conto, ma a Torino c’è fermento intorno all’arte. Non parlo (solo) dei grandi e rinomati eventi come Artissima e Paratissima, ma di piccole iniziative private per scuotere il gli animi un po’ timorosi dei torinesi. Ne è un esempio Ottofinestre, una casa che diventa a ogni evento un luogo di scambio e di dialogo intorno all’arte e alla cultura in genere. E poi c’è Àprile, il festival che porta l’arte nelle case private (nel 2025 sarà il 12-13 aprile). Ci sono anche io con Masala Studio, che ho iniziato da pochi mesi (scusate la piccola auto-promozione).

Nel cambiamento, ognuno deve fare la propria parte e io in Torino credo.


traveltotaste-federica-giuliani

CHI SONO

Federica Giuliani

Federica Giuliani, giornalista e storyteller, viaggio per raccontare luoghi e cibi dal mondo. Il blog Travel To Taste è un marchio ®, per scrivere delle mie esperienze di viaggio narrate attraverso profumi e sapori: che si tratti di reportage giornalistici o di storie romanzate, passano sempre attraverso pennellate di colore ed emozione.

SCOPRI CHI SONO