Salvare il pianeta si può, con la Health Planetary Diet e qualche rinuncia

Mi faccio domande in continuazione e ascolto, a volte di nascosto, le conversazioni delle altre persone. Lo faccio perché voglio capire punti di vista diversi dai miei, senza il filtro dell’educazione o dell’imbarazzo.

Da qualche giorno c’è grande mobilitazione mondiale grazie al discorso di Greta Thunberg che ha indotto migliaia di giovani a scioperare per il clima e poco mi interessano le polemiche che aleggiano intorno alla storia. Pare, infatti, che il movimento ispirato dalla ragazzina sia solo il frutto di una mirata azione di marketing da parte dei genitori per la promozione di un libro in uscita e una app. Ebbene, sarà anche vero ma quel che conta per me è che qualcuno sia riuscito a smuovere gli animi di chi è spesso accusato di interessarsi solo al proprio smartphone. I giovani sono il futuro, ma i semi del cambiamento dovrebbero piantarli gli adulti di oggi smettendola di nutrirsi malamente senza pensare al bene del pianeta o, almeno, alla propria salute.

Per smettere di consumare le risorse della Terra e garantirci benessere fisico bisognerebbe seguire la Health Planetary Diet, che richiede circa 2500 calorie giornaliere così suddivise: 232 g di cereali, 300 g di verdura, 200 di frutta, 31 g di zucchero aggiunto, 250 g di formaggi e latticini, 75 g di legumi.

Una volta a settimana si possono consumare 200 g di pesce, 300 g di carne, e 2 uova.

Poco si discosta dalla nota Dieta Mediterranea ma è necessario porre più attenzione alla qualità di ciò che ingeriamo: niente più carni e uova provenienti da allevamenti intensivi, frutta e verdura non OGM o trattate, latticini derivanti da produzioni piccole e controllate.

E poi, smettiamola di acquistare acqua in plastica (ci sono ristoratori che hanno smesso di venderla): ci sono bottiglie termiche comode e belle; la plastica, inoltre, se conservata male rilascia sostanze tossiche. I legumi cerchiamoli sfusi nel negozio sotto casa (ma li hanno anche alcuni supermercati), così come la frutta secca e i detersivi.

Le statistiche dicono che ogni anno buttiamo via plastica sufficiente per fare il giro del mondo 4 volte ed è stato dimostrato, inoltre, che il 50% della plastica viene eliminata dopo il primo utilizzo.

Sono fermamente convinta che il problema andrebbe risolto alla fonte vietando ai produttori l’utilizzo della plastica (San Francisco lo ha già fatto con l’acqua), ma nel frattempo ognuno di noi nel proprio piccolo può iniziare a condizionare il mercato. Se più nessuno comprasse quei biscotti incartati uno per uno nella plastica forse, alla fine, non verrebbero più prodotti. Il mercato è regolato da un algoritmo proprio come i Social Network: propone in base a ciò che gli utenti cercano. Anche in questo caso, quindi, siamo in grado di cambiare i suoi calcoli, basta volerlo e farlo con costanza.

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