Positivamente: la newsletter per allenare la mente all'ottimismo
Credo da sempre nel potere dell'ottimismo e ho deciso di creare la newsletter Positivamente per farla leggere a chi, quasi ogni giorno, si meraviglia per il mio essere solare e propositiva, nonostante gli spintoni della vita.
Subire le miriadi di notizie che ci vengono propinate su quotidiani e Social non aiuta la mente a ragionare lucidamente: non bisogna negare la realtà, ma imparare ad affrontare con una mente più calma. E come si fa? Allenandola al bello e al buono che c'è nel mondo.
Positivamente sarà una raccolta di storie, notizie e curiosità positive e/o divertenti: l'ottimismo è questione di scelta e attitudine. Ci alleniamo insieme?
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White Restaurant: i sapori partenopei a Limone Piemonte
*** Aggiornamento ***
Dal 1° dicembre 2023 Luca Aprea non è più chef del White Restaurant
Il sole e i sapori di Ischia sono arrivati a Limone Piemonte, nel menù del White Restaurant & Bar. Lo chef Luca Aprea, originario dell'isola campana, azzarda infatti abbinamenti insoliti tra terra e mare senza sbagliare un colpo.

La sua è una cucina fatta di profumi ancorati ai ricordi e di tradizioni familiari, che però interpreta con tecnica contemporanea. Così, al palato, accostamenti come gorgonzola e mussoli (utilizzati per condire il raviolo di enkir) e maiale e katsuobushi (fiocchi di tonno essiccato) trovano un equilibrio inaspettato. Il racconto gastronomico dello chef vuole interpretare la storia d'Italia e, un po' come ha fatto Cavour, unificare il Paese sotto una sola bandiera, quella del gusto.

Per un'esperienza gastronomica completa, si può abbinare una serie di cocktail ai piatti: tra i miei preferiti il Boulevardier (nato nel 1927, come variante del Negroni, che prevede il bourbon whisky al posto del gin) con i Plin e l'Espresso Martini con il dessert Ecuador, eseguito dall'eccellente pastry chef Michela Spoletini. Aperto a pranzo (con formula bistrò) e cena.

Il White Restaurant, situato in pieno centro, è ospitato in una sorta di elegante serra adiacente al Fiocco di Neve Relais & SPA, della medesima proprietà, con cui dialoga anche in termini di benessere: interessante la formula pranzo con SPA inclusa a 80€. L'hotel ha solo 14 camere e offre un'ospitalità gentile e raffinata: gli arredi e i rivestimenti in legno e pietra creano un'atmosfera di totale bellezza.

Dove
White Restaurant - Fiocco di Neve Relais
Via Roma 2/C, Limone Piemonte
t 171 926352
Info: fioccodineverelais.com
Tra privato e pubblico: Spazio Fontanesi diffonde cultura a Torino
Cultura e arte contemporanea si stanno appropriando sempre di più degli spazi privati. Cambiano i tempi, cambiano i paradigmi e la collaborazione è la sola via per avvicinare le persone a un certo tipo di bellezza. Avvalendosi di abitazioni private, gli artisti (ma anche scrittori, produttori e chiunque sia in grado di generare valore) possono dialogare con la città promuovendo creatività, innovazione ma anche tradizione.
Un'abitudine, questa, tipica di molti Paesi ma che in Italia è praticata solo da pochi anni. Senza parlare della bella ma "chiusa" Torino, dove fare entrare sconosciuti in casa è spesso considerata una pratica folle (fui infatti presa per matta quando ospitai TeatroxCasa).
Eppure anche a Torino c'è chi ha pensato di aprire le porte al nuovo e al bello. Chiara e Cecilia Caprettini, sorelle di sorrisi e cultura, hanno inaugurato da qualche mese Spazio Fontanesi, una mansarda con vista sulla Mole Antonelliana dove ospitare periodicamente eventi di vario genere: si parla di arte, letteratura e buon cibo, sempre con eleganza. Ma questo spazio sorge in un luogo dalla storia particolare.

Spazio Fontanesi, dal delitto all'arte
Era il 25 febbraio 1958 quando al 20 di Via Fontanesi - in una abitazione che un tempo fu bottega di ciabattino - venne ritrovato il cadavere di Mario Giliberti. Di soli 27 anni era arrivato a Torino da poco più di un anno per lavorare come operaio alla Fiat. Il giorno prima del ritrovamento qualcuno telefonò alla redazione de La Stampa rivendicando il delitto, ma la telefonata non venne presa sul serio. Così arrivarono le lettere:«Un tempo io e la vittima eravamo molto amici e portavamo la divisa insieme. Poi lui mi tradì come se fossi un cane. Oggi sta bene e così che la mia vendetta lo ha raggiunto. Spero che scoprirete il suo cadavere prima che diventi marcio. Leggendo con attenzione la lettera troverete con precisione dove è stato compiuto il mio delitto perfetto» firmato, Diabolich. Quattro anni dopo il fatto, mai risolto, le sorelle Giussani si ispireranno a quel delitto torinese e a quella firma per creare il celebre Diabolik.
Ma questo spazio dedicato alla cultura non poteva che ispirarsi al pittore Antonio Fontanesi, di cui porta il nome. Uno dei più grandi pittori italiani dell'Ottocento, rimasto a lungo sconosciuto al grande pubblico e, come spesso accade, poco considerato dalla critica. Fu soprattutto pittore di paesaggi e i suoi quadri - basati sul chiaroscuro - mostrano una grande capacità evocativa: sono ricchi di lirismo e atmosfere malinconiche e romantiche.
Chiara e Cecilia sono ottime padrone di casa, in grado di divertire e far appassionare, e sul profilo Instagram di Spazio Fontanesi potete trovare gli eventi e le modalità di partecipazione.
Ancora non si è capito che soltanto nel divertimento, nella passione e nel ridere si ottiene una vera crescita culturale. Dario Fo
Primavera a Torino: le novità di Les Petites Madeleines e Aria
Le temperature a Torino si stanno, finalmente, facendo più tiepide e insieme ai fiori sbocciano nei ristoranti nuovi piatti dai colori vivaci, in grado appagare al primo sguardo.
Sono tante le novità in città, ma qui voglio raccontarvi un ristorante e una gelateria. Cosa li accomuna? Un'affinità elettiva con la stagione delle lunghe giornate, il sole che scalda la pelle e la voglia di stare all'aria aperta.
Les Petites Madeleines, il ristorante del Turin Palace Hotel

In questi difficili anni di pandemia Giuseppe Lisciotto, chef del ristorante all'interno del Turin Palace Hotel, non ha smesso di evolversi e sperimentare. Così è arrivato un nuovo menù per festeggiare la primavera, che quest'anno è ancora più desiderata. La rinnovata carta deriva dallo studio dello chef, che ha voluto sviluppare il concetto di semplicità proponendo ingredienti dai sapori netti e freschi. A spiccare è la tradizione italiana, non solo piemontese, in modo che la cultura gastronomica di ogni regione possa generare contaminazioni creative: le origini calabresi dello chef, ad esempio, si ritrovano in preparazioni come il risotto crema di topinambur, ’nduja, aglio nero e liquirizia. Non mancano i classici come la sempre ottima insalata russa e i sapori più insoliti come l'anguilla affumicata, Daikon e brodo Dashi e l'Agnello al barbeque, in cui l'affumicato deriva da un qualcosa di inaspettato. L'atmosfera in sala è sempre piacevole, anche grazie allo staff che sa far sentire sempre accolti, ma è quando apre la splendida terrazza sul tetto che si può godere appieno di questa location. Sul tetto dell'hotel, con Torino ai nostri piedi, ci si può concedere del tempo per rilassarsi con gusto. Un ristorante da scegliere per una cena di coppia, ma anche per trascorrere una serata tra amiche.
Accanto alla Carta dedicata esclusivamente alla cena, Les Petites Madeleines propone anche un menù dedicato al pranzo - da consumare nella Lounge - a base di piccole delizie piemontesi e di una selezione di piatti pensati per la sera, e uno riservato al Bistrot, con piatti perfetti per stuzzicare il palato. (Via Paolo Sacchi, 8 | t 0110825321)

Aria Gelateria

Aria Gelateria è una creatura di Davide Ferrero e Roberto Speranza, aperta nel maggio 2022. Si trova a Torino, in via Santa Giulia 32f e si chiama Aria perché rappresenta l’elemento fondamentale del gelato. In questi dieci mesi le novità sono state tante: qui si viene soprattutto perché il gelato è fatto con ingredienti di alta qualità, poco zucchero e tanta passione. E i gusti più divertenti sono quelli insoliti, che variano periodicamente. Tra le novità della primavera 2023 ci sono Ovetto Sbattuto con torta di nocciole e Pane, Burro e Zucchero. Sono sapori in grado di far commuovere chi, da piccolo, faceva merenda con poche e semplici cose. In particolare, pane, burro e zucchero è preparato in ottica anti-spreco partendo dal pane avanzato da Grano, fornai in fermento, il forno di Sergio Scovazzo.
Ultima novità di Aria è Che Bomba, la colomba artigianale che vuole far felice chi non sa scegliere tra l'uovo e la colomba. La doppia lavorazione del cioccolato fondente al 60% la rende particolarmente cremosa, le scorze di arancia sgrassano e la spessa glassa di cioccolato dà un tocco più consistente.
Non ho potuto resistere fino a Pasqua e l'ho condivisa durante un pranzo di famiglia: è stata molto apprezzata.

La spesa dal produttore, per una vita più sana e felice
Uno dei motivi per cui mi piace vivere fuori città è la possibilità di fare la spesa direttamente dai produttori. Sono onnivora, anche se prediligo un'alimentazione maggiormente vegetale, e da anni faccio attenzione a cosa acquisto. Prendendo ispirazione da questo video girato da SlowFood nell'ambito di TerraMadre, ho pensato vi di condividere con voi i miei indirizzi del cuore perché anche se abitate in Torino, potete organizzare una gita fuoriporta per fare scorta di prodotti genuini e prodotti senza danneggiare il pianeta e, soprattutto, il vostro organismo.
La selezione riguarda la provincia Ovest di Torino, dove abito.
Bertassi (Avigliana): la borgata del gusto
Una piccola frazione di Avigliana, ai piedi della Sacra di San Michele, che ogni sabato mattina si trasforma in un mercato diffuso dedicato al gusto. Qui si trova il Forno del Borgo, che produce pane, biscotti e lievitati con cereali nobili e antichi provenienti da agricoltura biologica certificata. C'è Il Buon Formaggio di Erika, che propone una grande varietà di formaggi di latte crudo, sia vaccino che di capra, oltre a deliziosa salsiccia. A Bertassi si possono trovare i prodotti di GranjaFarm, azienda agricola gestita da giovani volenterosi all'interno del cantiere TAV a Chiomonte. Gestiscono frutteti e vigneti degli anziani locali che non riescono più a coltivare, producendo vini eroici, succhi e conserve. C'è l'Ortobottega, che propone verdure auto-prodotte, ma anche il Caseificio e Agrigelateria Cibrario (Via Enrico Fermi) dove si possono trovare formaggi vaccini stagionati, carne e gelato, da consumare anche in loco.
Trovate tutti ogni sabato dalle 9 alle 13 tranne l'Azienda Cibrario, che apre ogni giorno.
Azienda Agricola Terapia d'Orto (Avigliana)
Gemma è una ragazza appassionata di agricoltura. Gestisce due orti tra Reano e Avigliana seguendo le stagioni, usando impianti di irrigazione a goccia per limitare al minimo il consumo d'acqua e seminando fiori insieme agli ortaggi per attirare e supportare gli insetti impollinatori. I suoi prodotti li trovate ogni sabato mattina ad Avigliana in via Oscar Borgesa 56. Altre info sulla sua pagina FB
Azienda Agricola Sottoboschi (Caselette)
Si tratta di un'azienda agricola a conduzione familiare, che utilizza tecniche di coltivazione di tipo tradizionale lavorando nel rispetto della terra, raccogliendo i suoi frutti, ma senza sfruttarla o impoverirla. Dai primi del Novecento, inoltre, in azienda si allevano bovini di pura razza Piemontese, nota per le caratteristiche della sua carne, saporita, magra e povera di colesterolo. Per quanto riguarda le verdure, l'azienda è aperta generalmente da giugno a dicembre, mentre la carne è ordinabile tutto l'anno. Info qui (Corso Susa, 241 Caselette)
Agrimercato La Pagoda (Villar Dora)
Sotto la tettoia a forma di pagoda, adiacente alla sede della Croce Rossa di Villar Dora, si riuniscono molti produttori della Val di Susa. Carne (anche di pollo), verdura, pane, formaggi, miele e tutto il buono della montagna viene proposto sulle bancarelle del mercato. In estate, all'esterno, è anche possibile mangiare, prendere un caffè o un gelato. Info qui
Agrimacelleria Ramassotto (Piossasco)
Vendita carne di Fassone Piemontese, carne di maiale e salumi a km zero, direttamente dal produttore al consumatore. Conosco la famiglia Ramassotto da anni ormai e, anche se non sono una grande consumatrice di carne, quando ne ho voglia mi affido a loro. Nella memoria dei miei amici c'è ancora, a distanza di anni, una loro spalla di maiale cotta a bassa temperatura per circa 10 ore. Aperti giovedì, venerdì e sabato in Regione Trapunè 1, Piossasco.
Cascina Mellano (Rivalta)
Qui viene coltivata la terra senza aggiunta di pesticidi, utilizzando il metodo di agricoltura a produzione integrata. Qui si trovano frutti antichi, verdura di stagione, uova di galline felici e olio evo ricavato da olive taggiasche. Info qui (Via Secondo Mellano, 145 Oasi Mellano - Rivalta di Torino)
Azienda Agricola Mangarda (Rivalta)
Frutta e verdura di produzione propria e poi uova, formaggi e pane. Fanno parte di Campagna Amica e nel punto vendita adiacente alla cascina si possono trovare anche prodotti di altre aziende del circuito. Chiuso lunedì e martedì. Via Giaveno, 151, Rivalta di Torino
Portinerie di quartiere: a Torino la solidarietà passa dalle letterine dei bimbi
Un progetto semplice ma che, fino a ora, ha fatto molto per le famiglie in difficoltà. La Comunità del Dono è un percorso di partecipazione attiva, mutuo aiuto e reciprocità nato nel gennaio 2021 e aperto alle famiglie e persone più in difficoltà. Nata durante la pandemia ha dato voce, tramite la Portineria di comunità di Porta Palazzo, ai desideri di tanti bambini con gioia e sensibilità.
Grazie alle donazioni, infatti, è possibile realizzare piccoli-grandi sogni: libri (i miei preferiti), bambole, dinosauri ma anche semplici evidenziatori colorati. QUI trovi la lista completa dei desiderata e il form per donare.
La Portineria di quartiere e i doni di Natale hanno creato fiducia portando i genitori ad accedere a nuove opportunità di formazione, di lavoro e socialità. Il progetto è ampio e prevede molte modalità di partecipazione.
Io ho donato, perché nulla scalda di più il cuore di un regalo inaspettato.
Indovina chi viene a cena? Conoscersi a tavola tra sconosciuti
Indovina chi viene a cena? Non è (solo) il film del 1967 interpretato da Spencer Tracy e Sidney Poitier, ma è anche un progetto nato nel 2011, che ha lo scopo di abbattere il muro della diffidenza facendo incontrare persone e storie intorno a una tavola imbandita: quale occasione migliore per spogliarsi di ogni preconcetto se non una serata dedicata al buon cibo?
L'iniziativa è nazionale e consiste nel partecipare a una cena presso la casa di una famiglia straniera per conoscerne le abitudini gastronomiche, per condividere esperienze e imparare - una volta di più - che le distanze culturali possono essere ridotte con la reciproca conoscenza.
La nazionalità della famiglia ospitante viene comunicata solo 24 ore prima dell'appuntamento, rendendo l'esperienza ancora più divertente.
Così, sabato scorso sono stata accolta in un appartamento nel quartiere della Falchera, a Torino, da Eman e la sua famiglia: egiziani, vivono a Torino da diciotto anni, i figli lavorano o studiano in città mentre il padre fa l'avvocato penalista a Il Cairo.
Eman ha preparato per noi un piatto tradizionale e molto comune nel suo Paese: il Koshari. A base di legumi, riso e pasta corta è uno degli street food più diffusi, insieme ai falafel (polpette fritte di ceci). È un piatto unico ricco, gustoso ed economico, che viene arricchito da ogni commensale aggiungendo cipolla fritta, salsa di pomodoro, peperoncino e pezzetti croccanti di pane arabo (per la ricetta ti rimando qui).

Essendo una preparazione molto apprezzata in Egitto, ogni famiglia ha una propria ricetta, soprattutto per l'utilizzo delle spezie, e la versione di Eman includeva una miscela che ognuno prepara al momento e in proporzioni variabili: cumino, zenzero, pepe di Giava, coriandolo, cannella, cardamomo, zafferano.

Il Koshari è stato accompagnato da un infuso di carcadè e tamarindo e seguito da un aromatico tè alla menta e fragranti biscotti dal cuore di dattero.
Indovina chi viene a cena? non è solo mangiare qualcosa di buono, è comprensione, condivisione e speranza in un futuro di di maggiore integrazione.

Come partecipare?
Indovina chi viene a cena? è un progetto nazionale - include circa 90 Comuni - che ha il centro di coordinamento presso la Rete italiana di Cultura Popolare.
Per informazioni sulle cene e sul programma consultare il sito www.reteitalianaculturapopolare.org
Salone OFF: tutto il buono di Torino
Torino è in fermento. Gli eventi si susseguono e la città risponde con entusiasmo. In questo scenario fatto di arte, sport e cultura, il settore enogastronomico non può esimersi dal partecipare con trasporto: nasce così Salone OFF, un calendario di iniziative di qualità che si svolgono durante i grandi eventi torinesi coinvolgendo piccole e medie attività del settore food and wine.
Ideatrici del progetto tre donne - Rosalia Imperato, Irene Prandi e Patrizia Caridi - che hanno saputo coinvolgere realtà di vario genere con l'invento di valorizzarne la qualità.
Salone OFF parte, quindi, in occasione di Artissima 2022 seguendo il fil rouge dell'arte urbana come lunguaggio in grado si rivendicare piazze e smuovere l'opinione pubblica sui grandi temi.
Le attività selezionate - dal 4 al 14 novembre 2022 - si metteranno in gioco realizzando deliziose creazioni lasciandosi ispirare dalle numerose opere di street art presenti sul territorio torinese e non solo da Millo a Mrfijodor fino ai writers dei collettivi Truly Design Crew e Rublanum.
Salone OFF: il programma
Trattoria La Madia
- Accademia del Panino. Via Sant’Ottavio, 27/A - Torino: Il nuovo panino creato per l'occasione vuole essere un omaggio alla forza espressiva della Truly Design Crew, collettivo torinese di urban artist noto sulla scena internazionale per l’utilizzo della tecnica della distorsione anamorfica - artificio artistico grazie al quale le immagini raffigurate si dissolvono quando si cambia il punto di vista. Sapori netti e decisamente street: pulled pork, crema cacio e pepe, cavolo viola e insalata. Truly Accademy 10 € bevanda inclusa.
- El Crab. Via San Quintino, 33/C - Torino: Decertor è la creazione Limited Edition che Enzo Bonaga ha pensato ispirandosi all’artista urbano del Perù Daniel Cortéz, in arte Decertor, con uno stile realistico e molto colorato trasmette attraverso l’iconografia peruviana la forte appartenenza alla sua terra. Ribs di black angus alla chicha morada e olluco tartufato. Decertor 16 €.
- Favurì. Via Carlo Francesca Ormea, 71/C - Torino: Si ispira per colori e disposizione dei condimenti all’opera “Culture colors your life” realizzata per il Torino Mural Art Festival 2010 dall’artista Mrfijodor, pseudonimo di Fijodor Benzo, Puà!, la nuova pizza firmata Favurì. Una doppia base di crema di patate e sugo di pomodoro accoglie gocce di ‘nduja, crema di fiordilatte, pesto di basilico, carbocrema e pesto di pistacchi per raccontare la variegata e colorata cultura gastronomica italiana. Puà! 11.50 €.
- L’Aforisma. Via Tepice, 8 - Torino: Dall’incontro tra la Puglia e il Piemonte nasce Colori d’Autore, la pizza pensata per Salone OFF Artissima 2022. Stracciatella, crema di cime di rapa, fassona piemontese e tartufo: un racconto di terre lontane ma non distanti come i lavori artistici che hanno ispirato Claudio Fusco. Da una parte il tratto pop più tradizionale dell’artista piemontese Angelo Barile, dall’altra l’urban artist pugliese Nico Skolp. Colori d’Autore 16 €.
- Trattoria La Madia. Corso Quintino Sella 85/A - Torino: Vuole richiamare lo stile artistico di JonOne - uno stile al confine tra la street art e l’espressionismo astratto -, il Menu dell’Artista di Elisa Hoti della Trattoria La Madia. Capesante scottate, crema alla carbonara, bacon croccante e pepe di Sichuan, Risotto al nero di seppia, Filetto di cervo in crosta di fave di cacao, ristretto al porto, cioccolato e ginepro e velo di melograno. Menu dell’Artista 60 €
- Maestro. Corso Francia, 86 - Torino. Via Spagna, 4 - Collegno - Torino: Esprimere l'armonia tramite l'equilibrio fra linee, colori e superfici questo l’intento della Torta Mondrian 2.0 firmata Maestro. Una torta gelato realizzata in esclusiva per Salone OFF Edizione Artissima 2022 che certamente riprende il neoplasticismo di Piet Mondrian, ma che al tempo stesso strizza l’occhio all’arte urbana di Vito Navolio.
- Passaparola Bottega Contemporanea. Via Torta, 3 - Vinovo - Torino: Texture Urbana è la Limited Edition del ristorante Passaparola Bottega Contemporanea. Un piatto che vuole celebrare i lavori dell’artista Millo realizzate per B.Art - Arte in Barriera 2014. In particolare Texture Urbana è un omaggio all’opera “King of Barriera”. Come fece l’autore per l’ideazione delle sue opere, così Matteo del Peschio e lo chef Timoteo Recchi hanno cercato di scavare nel contesto sociale dell’abitare e della funzione del cibo. Considerando quest’ultimo non solo fonte di sostentamento, ma vero atto sociale di condivisione urbana. Sono andati quindi alla ricerca dei prodotti tipici del paniere piemontese per creare un piatto dalla forte connotazione familiare e territoriale. Una cialda di riso dalla texture non omogenea - come l’intonaco di un palazzo - su cui risiede “il protagonista sospeso” una tartare di fassona servita con crema all’uovo, gelatina di peperoni e granella di nocciole. Texture Urbana 13 €.
- Via Trento Gelato & Caffè. Via Po, 40 - Torino: Si chiama Urban Garden il nuovo gelato che potrete assaggiare durante il Salone OFF Edizione Artissima 2022 da Via Trento Gelato & Caffè. Urban Garden è una passeggiata tra natura, vecchi piloni ferroviari e murales colorati del più grande spazio verde postindustriale della città - Parco Dora. Un gelato alla vaniglia con carbone vegetale e fiori edibili che nella sua semplicità gioca sui contrasti per evocare l’imponente lavoro di qualificazione di diverse aree urbane della città. Urban Garden 25 € al kg.
- Kewinery. Via delle Orfane, 26 - Torino: Celebrare la Calabria e il collettivo cosentino di urban art Rublanum - in campo per promuove lo scambio di idee e culture tra le comunità locali -, nonché il Piemonte, i suoi vini e le sue eccellenze, l’intento di Rublanum Dumpling, la nuova proposta culinaria in esclusiva per Salone OFF di Kewinary. Un dumpling di maiale nero calabrese con salsa al pelaverga, nocciole piemontesi e caciocavallo silano per rendere manifesto come l’intreccio di terre e culture diverse possa dar vita a nuove, singolari e gustose creazioni. Rublanum Dumpling 12 €.
Bistromania 2022: a Torino la cucina dei bistrot in festa
Torna a Torino Bistromania, la festa dedicata ai bistrot che chiude l'evento gastronomico Buonissima. Il 30 ottobre, negli spazi di COMBO, sette locali torinesi e altrettanti ospiti porteranno il meglio dei loro menù per far conoscere un tipo di cucina goloso ma informale. Ogni piatto racconterà un territorio, una tradizione.
Quando si parla di bistrot ci si riferisce a na raffinata evoluzione dell'osteria. Un locale per stare in compagnia, dove bere bene e mangiare piatti semplici, ma sfiziosi. Un posto dove trovare ristoro e, magari, fare incontri tra arte e cultura. Proprio come avveniva un tempo.
Tra i piatti dei locali ospiti sono curiosa di assaggiare il Lampredotto in zimino (Trattoria Burde, Firenze) e la Jota di Mare, minestra triestina con fagioli, crauti, patate, aringa e pesce azzurro (Osteria Salvagente, Trieste). Tra quelli torinesi, i miei preferiti: Zucca croccante, nocciole, gremolada al coriandolo (Luogo Divino), Panino al vapore, maiale glassato alla soia, miso e arachidi (Razzo), Cervella impanate nel panko e fritte, salsa orientale agro piccante (Smoking Wine Bar).
Info utili
- Biglietto d'ingresso € 10 che comprende: ingresso alla festa, braccialetto, bicchiere di vino con porta bicchiere 1 consumazione da € 5.
- È prevista una cauzione di € 5 per i bicchieri.
- I biglietti sono disponibili su EventBrite e in prevendita presso i bistrot torinesi (circa 400 biglietti disponibili).
- Le cucine dei bistrot apriranno alle ore 17:30 con chiusura prevista per le ore 21:30
E poi, musica!
- 17:00-19:00 - Dj Ico
- 19:00-21:00 - The Hats band
- 21:15/21:30 - Dj set fino al termine evento con Liede, Domenico Di Benedetto e Edoardo Russel di Smoking Wine Bar
Luogo Divino “Zucca croccante, nocciole, gremolada al coriandolo”
Razzo “Panino al vapore, maiale glassato alla soia, miso e arachidi”
Smoking wine bar “Cervella impanate nel panko e fritte, salsa orientale agro piccante
Tutti i colori dei vini georgiani
L'ultima edizione di Terra Madre è stata l'occasione per scoprire nuovi prodotti e approfondire la conoscenza di alcune realtà. L'interessante laboratorio sui vini georgiani, infatti, mi ha fatto comprendere che la Georgia sarà una delle prossime mete dei miei viaggi. Successe una cosa simile qualche anno fa quando, dopo aver assaggiato la cucina coreana al Salone del Gusto, prenotai un biglietto aereo per l'estate successiva. E non me ne pentii.
Il maestro di cerimonie (chiamato tamadà) Luarsab Togonidze ha dato il via alla degustazione dei cinque vini previsti con un brindisi, che in Georgia è una sorta di preghiera. Per i Georgiani, infatti, il vino è cultura: qualcosa di speciale connesso ad antenati e amici. È un aspetto talmente radicato che l'alfabeto, unico al mondo, ha una forma tondeggiante che si rifà al mondo del vino.
La Georgia si trova lungo l'antica Via della Seta e dopo la caduta del muro di Berlino la Georgia ha iniziato un percorso di rinascita che passa anche delle uve autoctone: prima dell’Unione Sovietica erano 525, poi ridotte a sole 4 o 5, e ora grazie al lavoro di recupero sono 470 circa.
Per tradizione, i vini in Georgia vengono prodotti nel qvevri, un'anfora di terracotta, e sono generalmente chiamati "family wines". In queste anfore - che nelle regioni più torride sono interrate - l'uva viene messa intera a macerare e il prodotto finale è un vino - bianco o rosso che sia - dal forte carattere, fatto per accompagnare soprattutto la cucina locale, variegata e speziata.
Tra i vini degustati, tutti naturali, ho preferito il Saperavi Akhoebi 2020: è stato definito "non adatto a tutti" ma la sua struttura importante e complessa mi ha conquistata.
Terra Madre 2022 si è svolta a Parco Dora e, a dispetto dell'opinione comune, a me è piaciuta soprattutto per la location a metà tra Gotham City e New York.

Madrid da vedere e assaggiare
Madrid è colore (ma non sempre calore, visto il freddo di inizio primavera) ed è sapore. È il piacere di vivere all'aria aperta a qualsiasi ora e con ogni temperatura.
Non tornavo nella città spagnola da qualche anno e questa volta mi sono dedicata all'esplorazione e al girovagare senza meta, lasciandomi guidare dalla luce speciale che la irradia. Ho camminato a lungo, alla ricerca di dettagli, di colori e buon cibo. A Madrid si può mangiare di tutto e tanti sono i ristoranti che meritano di essere provati, ma c'è una regola fondamentale: se non si vuole restare a stomaco vuoto è sempre necessario prenotare, anche per un pranzo veloce. La cosa interessante è che si può fare comodamente da Google, ricevendo immediatamente la conferma via email.
Mercato di San Miguel | Loabster Roll
Naturalmente, ho iniziato con il Mercato di San Miguel. Inaugurato nel maggio 1916 come mercato alimentare, questa struttura - uno dei pochi esempi di architettura in ferro nella città - nel maggio 2009 è diventata il primo mercato gastronomico cittadino. Qui si trova tutto ciò che un curioso possa desiderare: ostriche, loabster rolls, prosciutto nostrano, empanadas, olive e formaggi. Da innaffiare con generose dosi di birra o Gin Tonic (che a Madrid è una vera passione).
El Rastro
La domenica, invece, bisogna alzarsi presto per andare al mercato di El Rastro. Esiste fin dal 1740 e, in origine, era un luogo di incontro per la vendita, lo scambio e il baratto di vestiti di seconda mano. Il suo nome singolare può essere dovuto al fatto che, poiché si teneva intorno al vecchio macello, le carcasse non scuoiate che vi venivano trasportate lasciavano una scia (un rastro) di sangue sul terreno. Oggi è un ricco insieme di venditori di ogni genere ed è possibile trovare creazioni interessanti. Ma El Rastro non si limita al mercato festivo. La zona, infatti, ospita molti negozi dalla bellezza originale. Conviene esplorare il quartiere con calma e attenzione.
Dove mangiare a Madrid: la mia scelta
Rosi La Loca
Ovviamente Madrid è una città enorme e offre molta scelta gastronomica. Un paio di locali mi sono stati consigliati da un amico che vive in città da anni, mentre gli altri li ho scelti al momento e devo dire che anche questa volta il mio fiuto non ha fallito.
- La Fragua de Sebín: Raffinato, con le pareti rivestite di legno, offre un menù classico. Ho molto apprezzato lo stufato di carne di toro. Calle del Divino Pastor, 21
- Rosi La Loca: Divertente, colorato e sopra le righe. Per niente sobrio nell'arredamento e nell'impiattamento, propone una cucina colorata e saporita, che prende spunto sia dal mare che dalla terra. Ottimi anche i cocktail. Calle de Cádiz, 4
- Makkila: Ce n'è più di uno in città, io sono andata in Calle de Serrano, 110. Tante tapas di ispirazione internazionale. Qui si viene per pranzare, cenare o prendere un aperitivo. Con Gin Tonic, ovviamente.
- La Pilla: Un po' Spagna un po' latinoamerica, in menù si trova il Serrano come Arepa e Ceviche. Calle de Almagro, 3
- Casa Macareno: Locale dove la tradizione è di casa, sia negli arredi che nel menù. Il piatto che ho preferito? Il Salmorejo con uovo e Jamon Iberico croccante. C. de San Vicente Ferrer, 44
Makkila | Hummus
Gin and Tonic: curiosità e dove bere a Torino il cocktail più amato
Sono da sempre una fan del Gin and Tonic. Mi piace secco, con una tonica abbastanza amara da stimolare il palato.
Negli ultimi anni la distillazione del gin ha preso piede anche in Italia arricchendo il mercato con una vasta proposta di prodotti artigianali. Ma quali sono le differenze tra le tante tipologie? Prima di tutto bisogna dire che l'antesignano del gin come lo conosciamo oggi è il Jenever olandese, di cui ho avuto il piacere di visitare un paio di produttori a Schiedam. Si tratta di un blend di due diversi distillati, un tempo utilizzato come medicinale. E il gin?
- London Dry Gin: Il termine dry indica l'aggiunta dei un massimo di 0,1 gr/litro di dolcificante ed è forse il più diffuso. Nella versione Distilled è prevista più di una distillazione a cui possono essere aggiunti aromi.
- Old Tom: Fa sempre parte della famiglia dei London Gin e viene addolcito con glucosio o, come si faceva in origine, con l'aggiunta di liquirizia e semi di finocchio.
- Plymouth: Deve il nome al luogo dove viene prodotto (una città portuale nel sud ovest dell'Inghilterra: precisamente sulla costa meridionale del Devon) e si distingue per gli spiccati aromi agrumati.
- Compound/Bathtub: Lavorazione nata nel periodo del proibizionismo che, al posto della distillazione, prevede la macerazione a freddo di spezie ed erbe in alcol.
- Sloe Gin: Si ottiene da una base di London Dry a cui vengono aggiunte bacche di prugnole selvatiche. Per la sua gradazione alcolica moderata, più che un gin ricorda un rosolio.
E l'acqua tonica?
Per un buon drink, però, è necessaria anche un'ottima tonica.
Nel 1783, in Gran Bretagna, Johan Jacob Schweppes - orologiaio per professione e scienziato per diletto - trovò il modo di catturare le bollicine di anidride carbonica per creare un’acqua effervescente. Era nata l’acqua tonica. All'inizio veniva somministrata dai medici per trattare indigestioni e gotta, ma fu nell'Ottocento che gli ufficiali dell'esercito britannico di stanza in India aggiunsero il chinino in polvere (insieme allo zucchero), efficace per combattere la malaria. Dal 1870 questa Indian Tonic Water venne utilizzata per rendere più godibile il gin.
Il Gin and Tonic ha salvato più vite e menti inglesi di tutti i dottori dell'Impero.
Sir Winston Churchill
Oggi esistono molte varietà di acqua tonica: l'Indian è più amara e secca, la Botanical è profumata con erbe e fiori, la light è dolcificata con sostanze meno caloriche dello zucchero, l'aromatizzata, infine, prevede l'aggiunta di ingredienti (come lo zenzero) che non la rendono adatta alla mixology, soprattutto se si parla di Gin and Tonic.

Dove bere un buon Gin and Tonic a Torino
Al Turin Palace Hotel (Via Paolo Sacchi, 8) è possibile scegliere da una ricca carta di Gin per un cocktail d'autore, da accompagnare agli amouse bouche di Giuseppe Lisciotto, chef de Les Petites Madeleines (il ristorante dell'hotel): “Ostrica Pojet, Gin e mela verde”, “Tartare di Cervo, insalata Belga e ribes” e “Sfera di Salsa Tonnato”.
D'estate, inoltre, è un piacere sorseggiare un Gin and Tonic sulla splendida terrazza che domina il centro cittadino.
Curiosità: il Gin Craze
Il Gin Craze fu un periodo della prima metà del XVIII secolo durante cui il consumo di gin aumentò rapidamente in Gran Bretagna, soprattutto a Londra.
Il Parlamento approvò cinque grandi atti volti a controllare il consumo del distillato. Sebbene fossero disponibili molte bevande simili e il consumo di alcol fosse considerevole a tutti i livelli della società, il gin ha causato la maggiore preoccupazione. Gli storici dicono che il consumo di gin sia stato ridotto non a causa della legislazione, ma a causa dell'aumento del costo del grano. La mania del gin terminò nel 1757. A testimonianza del periodo ci sono Beer Street e Gin Lane, due stampe realizzate nel 1751 dall'artista inglese William Hogarth. Progettati per essere visti uno accanto all'altro, descrivono i mali del consumo di gin in contrasto con i pregi del bere birra.













