Izmir è una signora gentile

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Izmir si sveglia lentamente e si mostra un po’ stropicciata, come se la sera prima avesse fatto un po’ tardi. A differenza di altre città turche, dove già alle prime ore del mattino la vita scorre frenetica tra merci da consegnare e negozi da aprire, qui rimane tutto ovattato fino a quando il sole non scalda deciso.

Sul lungomare si scorgono solo le lunge canne dei pescatori, che si riflettono nelle acque placide, mentre l’aria profuma di simit. Mi sveglio presto ogni mattina di questa primavera che mi accoglie a Izmir, per respirarne ogni attimo, ogni refolo di vento.

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Anche se del suo storico passato rimane poco, una passeggiata nell’Agorà è doverosa. Senza lasciarsi distrarre dai palazzi che la circondano, bisogna farsi trasportare dall’immaginazione e pensare alle trattative che si svolgevano nella piazza del mercato voluta in origine da Alessandro Magno e fatta ricostruire da Marco Aurelio dopo il terremoto del 178. Sotto le arcate, vicino alla fonte, è facile rivedere i commercianti e acquirenti aggirarsi sul selciato. Curiose, invece, sono le pietre tombali su cui spicca un turbante o una decorazione con fiori, a indicare la sepoltura di un uomo o di una donna.

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A pochi passi dall’Agorà, si trova il mercato alimentare cittadino, dove si può trovare ogni genere di merce fresca: pesce, frutta, verdura e carne sono esposti come nella più bella delle vetrine. Il Kemeraltı Bazar, invece, risale al XVII secolo e si sviluppa nell’area adiacente alla moschea di Hisar, uno dei simboli ottomani di Izmir.

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Al centro del bazar è situato uno scenografico caravanserraglio, ora adibito a bar, dove riposare al fresco durante una pausa dallo shopping. Nel bazar ci si deve lasciar rapire dalle tante merci in vendita: lampade colorate, occhi di Allah contro la malasorte, sapone profumato, acqua di colonia al limone per pulire e profumare le mani, bichieri dalla tipica forma di tulipano e, naturalmente, tappeti. Peccato, però, non avere trovato i lokum alla rosa.

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La Turchia non mi delude mai. Anche quando sulle prime si dimostra scontrosa è, come Izmir stessa, una signora gentile con cui chiacchierare amabilmente sorseggiando un çay.

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Simit

Ingredienti: 500 g di farina, 300 g di acqua, 7,5 g di lievito fresco di birra, 2 cucchiaini di sale, 140 g di semi di sesamo tostati, 60 g di melassa d’uva, 60 g di acqua

Preparare la pasta versando l’acqua in una ciotola e sciogliendovi il lievito. Aggiungere il sale e 1/3 della farina e mescolare fino a ottenere una pastella. Continuare ad aggiungere la farina a poco a poco, mescolando, per ottenere un impasto compatto. Lasciare lievitare per una notte.

La mattina seguente, lavorare velocemente la pasta una seconda volta e formare 8 palline, infarinarle e lasciarle riposare per 15 minuti. Formare gli anelli di pasta, immergerli nella melassa allungata con l’acqua, scolare l’eccesso di liquido e cospargere su ognuno i semi di sesamo tostati. Disporre i simit su una teglia da forno e cuocere nel forno preriscaldato a 200 °C per circa 30 minuti.

Il profumo dei simit appena sfornati vi trasporterà in un attimo in Turchia, dove vengono acquistati di mattina presto agli angoli delle strade.

Da maggio 2015 Izmir è facilmente raggiungibile da Milano e Roma con SunExpress che opera con due voli settimanali.

Info: Ambasciata di Turchia 

Insalata di primavera: asparagi, fave e fragole

insalata fave, asparagi e fragole

Stamattina mi sono alzata presto con il canto degli uccellini, senza però sentirmi Biancaneve. L’aria frizzante e i 30°C previsti per la giornata mi hanno fatta saltare giù dal letto di buon umore, riuscendo a sfruttare al meglio la mattinata.

Con il caldo, però, viene naturale mangiare cose leggere che però appaghino il palato e a pranzo ho optato per un’insalata di primavera ricca di verdure fresche con un’aggiunta di frutta. Le fave fresche sono tra i legumi meno calorici in assoluto, ma con un alto potere nutritivo. Inoltre contengono un aminoacido che favorisce la concentrazione: perfetto se di pomeriggio si deve lavorare. Gli asparagi, invece, sono ricchi di potassio – minerale fondamentale quando fa caldo – e sono ipocalorici. Le fragole, infine, sono ricche di vitamina C e, oggettivamente, sono buonissime, soprattutto se acquistate belle mature dal contadino di fiducia. Ho aggiunto foglie di valeriana e cicoria, condendo con una miscela di curcuma, olio evo, succo di limone e un pizzico di sale.

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Troppo dietetica? Vi assicuro che è molto saporita, anche grazie alla curcuma, e nutriente. Io, poi, mi tengo un po’ in vista del viaggio della prossima settimana in Turchia dove sicuramente assaggerò tante specialità che già conosco, ma anche qualcosa di nuovo.

Smoothie pesche, zenzero e melassa di canna da zucchero

smoothie pesche e zenzero particolare

Nonostante qui al nord ovest il cielo rimanga plumbeo, il desiderio di caldo sta aumentando inesorabilmente. Mentre tengo a freno la voglia di sandali e t-shirt, almeno a tavola inizio a mettere un po’ di estate.

Una ricetta facile e golosa per colazione, ma anche per un pranzo leggero che non appesantisce il lavoro pomeridiano. Gli smoothie mi piacciono perché sono buoni come un gelato e salutari come un’insalata, o quasi. Questo che vi propongo oggi, inoltre, ha un ingrediente strepitoso: la melassa di canna da zucchero.

Ottenuta per fermentazione, è conosciuta per i tanti minerali che contiene. Grazie all’alta concentrazione di rame fa bene ai capelli; ha un carico glicemico moderato e può essere consumata dai diabetici; è ricchissima di ferro, elemento utile a persone anemiche e donne in gravidanza.

Da provare anche sui pancake: ha una consistenza vellutata, il gusto dolce ma leggermente pungente e profuma di sole.

Smoothie pesche, zenzero e melassa

Frullare alcuni pezzi di pesca surgelati (io ho usato quelle deliziose del contadino gelosamente custodite nel freezer dalla scorsa estate), mezzo bicchiere di yogurt, un pezzo di zenzero fresco tagliato a pezzetti e un cucchiaio di melassa di canna da zucchero fino a che non si ottiene un composto cremoso e ben amalgamato. Se serve a raggiungere la giusta consistenza, aggiungere un po’ di acqua. Decorare con frutta fresca.

Conservare la frutta nel congelatore può essere utile in molte occasioni: per preparare un sorbetto veloce o un cocktail frozen è perfetta.

Ricette di primavera: avocado, pomodori secchi e semi

insalata avocado pomodori secchi e semi

Finalmente è arrivata la primavera e con lei i desiderio di mangiare piatti leggeri e colorati. In queste giornate di sole e cielo blu, mi piace pranzare con una ricca insalata che riempia senza appesantire.

Oggi ne ho preparata una privilegiando i grassi “buoni” e i minerali dell’avocado, che mi piace per il gusto dolce, la consistenza cremosa e il colore verde (la cromoterapia è importante anche a tavola). Inoltre, ho aggiunto tre tipi di semi – girasole, zucca e lino – ricchi di vitamine e proprietà benefiche, come spiega l’amica Valeria sul suo blog.

Lo zenzero, infine, dà quella nota un po’ piccante e rinfrescante, utile alla digestione.

Insalata avocado, pomodori secchi e semi

ingredienti: avocado maturo, pomodori secchi, insalatina, erba cipollina o aglio fresco, semi misti, zenzero fresco, limone, olio evo

Pelare l’avocado, tagliarlo a cubetti e, in una ciotola, mescolarlo all’insalatina lavata, ai pomodori secchi tagliati a striscioline (meglio farli rinvenire in acqua tiepida), all’erba cipollina sminuzzata grossolanamente (io ho usato quella cinese), allo zenzero grattugiato, ai semi e condire con olio evo e succo di limone. Non aggiungere sale perché i pomodori forniranno la sapidità necessaria.

Questa è una delle ricette di primavera che porta un po’ in Oriente, per profumi e consistenze. Ne arriveranno presto altre, con sapori che arrivano da lontano.

Bistro a Torino: Laleo, dove il cibo si prepara con amore

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È dal 1973 che mangiamo per voi – Eat in & Take Out“: un motto più carino non potevano sceglierlo da Laleo, il nuovo bistro votato allo street food che ha da poco aperto a Torino.

La zona scelta per il locale è forse il challenge più grande per Eleonora Guarini, giornalista, autrice della Guida dei Vini del Gambero Rosso e proprietaria di questo piccolo angolo di Paradiso per golosi. Il quartiere, infatti, è poco lontano dalla Mole Antonelliana ma non ancora completamente vissuto; per ora, perché è chiaramente in netta rivalutazione.

La cucina proposta è semplice e attinge alla memoria gastronomica della proprietaria: bergamasca di nascita, torinese di adozione e romana di passaggio. I suoi piatti preferiti vengono ricreati con fantasia nella cucina di Laleo, dove vengono preparati solo tre piatti, in molte varianti differenti. Solo una cosa li accomuna: la stagionalità e la freschezza degli ingredienti.

La Zuppa

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Sostanziosa o leggera. Bollente d’inverno e fresca d’estate. Servita in una splendida jar di vetro, se consumata in loco, o in un contenitore da asporto, se si preferisce mangiarla passeggiando. Io ho assaggiato quella a base di porri, patate e salmone – appagante e cremosa – e quella alle due creme di peperone che, oltre a essere bellissima da vedere, dà sostanza senza appesantire.

La Pocha

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Una tasca di pasta lievitata 40 ore simile alla pita, ma molto più soffice e leggera, farcita con mille golosità. La mia preferita è tipicamente piemontere a base di lingua al verde.

La Dorata

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Un risotto da passeggio dai tanti gusti: asparagi e parmigiano, spinaci, ricotta e noci ma anche con coda alla vaccinara. La speciale impanatura, fatta con la pasta della pocha, lo rende piacevolmente croccante.

Laleo è il bistro a Torino dove si può pranzare con gusto ma in leggerezza, fare una merenda più o meno sostanziosa e prendere un aperitivo in compagnia. Da bere, vini, cocktail e la Birra di Torino, realizzata apposta su richiesta di Eleonora per questa sua nuova avventura.

Nota: mercoledì 15 aprile a partire dalle 18 ci sarà l’inaugurazione per il pubblico. Non mancate!

Dove: Laleo – Corso Verona 38, Torino

Il cielo di maiolica blu: la mia Turchia

Il cielo di maiolica blu - copertinaUn giorno di qualche anno fa l’allora mio direttore, e ora socio, mi disse “Devi scrivere un libro, raccontando qualcosa che ti stia davvero a cuore.” Sulle prime rimasi un po’ interdetta e davvero non riuscivo a capire cosa intendesse.

Lasciai quella frase navigare a lungo nel mare di idee della mia mente fino al giorno in cui, all’imporvviso, pensai al fatto che tra me e la Turchia c’era una storia importante e che tutto iniziò con un tappeto. Allora cominciai a scrivere del nostro primo incontro e di come non ci siamo più lasciate. I ricordi e le emozioni mi hanno accompagnata nel racconto, cercando però di rimanere sempre oggettiva. Ho descritto tradizioni, luoghi e ricette – il cibo non posso proprio evitarlo, nei mei libri – con l’intento di trasmettere al lettore un po’ di affetto e curiosità per questo Paese considerato troppo lontano da noi. Il libro non è nato come spot pubblicitario sulla Turchia e nemmeno come guida turistica, ma come risposta a chi mi chiede ogni volta “Ma torni di nuovo in Turchia? Ci sei già stata tante volte!” Il Paese è troppo grande per essere visitato in un solo viaggio e, soprattutto, non si può dire di conoscerlo avendo visto solo Istanbul in un week end. La Turchia merita attenzione e rispetto. Se vi avvicinerete a lei una volta, sono certa che ne rimarrete conquistati. E se non succederà, almeno ci avrete provato.

Il lungo racconto, di circa 250 pagine, è passato sotto gli occhi di molte persone prima di trovare un editore, ma ora ce l’ha ed è finalmente uscito e si intitola “Il cielo di maiolica blu – un’insolita storia d’amore con la Turchia“.

È disponibile in versione ebook (cliccando sul link trovate tutti store) e print on demand. Quale versione scegliere? L’ebook è arricchito di link, approfondimenti e 72 foto a colori. La versione stampata ha la bellezza della carta e 72 foto in bianco e nero. Quale preferite?

Non vi resta che sedervi e preparare un çay. Naturalmente la ricetta è nel libro!

Mensa gourmet. In Seat si può

Taglio in SeatQuanti di voi associano il termine “mensa” a cibo un po’ triste e poco saporito? Da oggi dovrete ricredervi perché a Torino c’è un’Azienda che fa del pranzo un momento gourmet per i propri dipendenti. Si tratta di Seat Pagine Gialle dove, una volta al mese, viene invitata una realtà cittadina che è stata notata e apprezzata da Vincenzo Santelia, amministratore delegato del gruppo, grande appassionato di buon cibo.

L’ospite dello scorso martedì è stato Taglio – La pizza per fetta, le cui pizze avevo già avuto modo di apprezzare in una tiepida sera primaverile dello scorso anno. Per l’occasione ha preparato:

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La Muffuletta: Enkir, cumino, pepe nero e finocchietto selvatico.

La Sfiziosa: Mozzarella di Bufala “Moris”, acciuga di Sciacca e origano di Pantelleria.

La SEAT P.G.: Patata di montagna lessata con Pistilli di Zafferano Italiano,pancetta naturale “Luiset” marinata nel Tabasco,sale dolce di Cervia e fiori di fiordaliso essiccati.

La Sciannera: Burro fresco della Savoie,zucchero di canna grezzo e cannella di Ceylon.

L’apprezzamento dei dipendenti è stato evidente, ma vediamo cosa pensa Vincenzo Santelia del progetto e, da milanese, della nostra Torino.

Secondo lei Torino ha qualcosa in più dal punto di vista gastronomico, rispetto ad altre città?

Torino ha nella gastronomia una eccellenza certamente europea e probabilmente mondiale. È stata sede di una delle corti più importanti d’Europa. È circondata da un territorio molto vario per ambienti e climi. Ha assorbito molte delle altre culture italiane, soprattutto quando è diventata capitale industriale. E, negli ultimi anni ha attraversato una crisi di identità che ha aperto spazio alla riscoperta della propria specificità. Non c’è da stupirsi se è culla del movimento slow food e sede di uno dei distretti italiani di maggior successo nel mondo – quello del caffè e del cioccolato. Sono forse cose ovvie per chi ci abita. Ma una forte sorpresa per chi, come me, è cresciuto a Milano con l’idea che Torino sia una città triste. E per i miei ospiti milanesi, quando mi vengono a trovare. Perché a Torino c’è molta più attenzione alla qualità, più accessibilità e molta più sperimentazione. Dal Cambio a Poormanger (una patata al cartoccio straordinaria – una certezza quando ci si vuole gratificare con un quarto d’ora di estasi).

Perché la scelta di una mensa aziendale oltre gli schemi (tristi) a cui viene normalmente associata?

La mensa è forse triste per chi non ce l’ha. Per me è invece un gran vantaggio non essere costretti ogni giorno ai panini, alle insalatone, ai piatti riscaldati. Certo la mensa può essere ripetitiva. Per questo è bene ogni tanto spezzare la routine. A volte stimolando i nostri cuochi a proporre qualcosa di nuovo e, ogni tanto, invitando qualcuno da fuori a farci vedere di che cosa è capace.

Come rispondono i dipendenti a questa nuova iniziativa gastronomica?

Ahah. I torinesi sono sempre piuttosto riservati nei loro commenti. Ed è una caratteristica che apprezzo. Vedo però che quando abbiamo ospite uno chef da fuori non avanza mai nulla. Direi che è c’è un consenso che si manifesta nei fatti!

Carnevale di Basilea: spettacolo di luce

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Puntare la sveglia alle 2.30 del mattino, devo ammetterlo, non mi era mai capitato prima, nemmeno per prendere un aereo. Quest’anno, però, ho dovuto farlo in occasione del Carnevale di Basilea e ne è valsa davvero la pena.

Già la sera che precede l’evento si sentono risuonare nell’aria le note allegre dei pifferi. Il più delle volte non si capisce da dove provengano, ma si capisce subito che preannunciano un grande evento.

La storia del Carnevale di Basilea

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Si svolge il primo lunedì successivo al mercoledì delle Ceneri per 72 ore consecutive ed è il carnevale protestante più importante del mondo.

Le sue origini però si perdono nella notte dei tempi, perché il terribile terremoto del 1356 distrusse anche tutti i documenti storici che lo riguardano. La testimonianza più antica del Carnevale di Basilea risale al 1376 ed è dal XVI secolo che si utilizzano elementi del mondo militare, come il passo cadenzato a ritmo di tamburo; in quell’epoca infatti le visite di leva delle reclute delle corporazioni si tenevano in concomitanza con il carnevale.

Protagoniste assolute dello spettacolo sono le clique – i gruppi che sfilano – e il pubblico può solo assistere affascinato, senza il diritto di mascherarsi o partecipare attivamente.

Tutto inizia al quarto rintocco dell’orologio, quando le luci della città si spengono e la sfilata ha inizio. Le maschere illuminate rischiarano il buio con disegni e colori. La maggior parte sono dedicate a fatti di cronaca locale o alla politica, ma si ritrovano anche riferimenti alla vita quotidiana.

Quando arriva l’alba, le clique continuano la propria sfilata ma senza più seguire un unico percorso: si incrociano per le strade, fondendo suoni e colori.

Tradizioni del Carnevale

 

Chi non vuole dormire prima che inizi lo show, può andare in uno dei numerosi locali che affacciano sulla via principale a bere e ascoltare musica. Una tradizione, però, da cui non ci si può esimere è fare colazione alle cinque del mattino con i piatti tipici dell’evento: quiche di cipolle e zuppa di farina tipica di Basilea. Credete che il vostro stomaco non potrebbe reggere questi sapori? Lo pensavo anche io, ma vi assicuro che nel freddo del mattino saranno in grado di coccolare le vostre papille gustative.

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Zuppa di farina alla basilese

ingredienti: 4 cucchiai di farina, 1 cipolla tritata finemente, un po’ di vino rosso robusto, 1 litro di brodo vegetale, 2 cucchiai di burro, Groviera grattugiato

Mettere la farina in una padella e tostarla a fuoco lento, facendo attenzione a che non bruci. Quando avrà assunto un bel colore dorato, togliere dal fuoco. Soffriggere la cipolla nel burro, quando sarà diventata trasparente aggiungere la farina tostata. Mescolare bene, aggiungere il brodo, il vino rosso e lasciare cuocere per 30-40 minuti. Servire la zuppa ben calda con il formaggio grattugiato.

Info: Turismo Svizzera

Canton Uri e Guglielmo Tell: l’anima della Svizzera

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Situato nel cuore della Svizzera, nel punto in cui le principali catene delle Alpi Bernesi, Vallesi, Glaronesi e dei Grigioni s’incontrano al San Gottardo, il Canton Uri è uno dei quattro cantoni originari, che nel 1291 si unirono ponendo le basi per uno Stato federale. Valli, foreste e alti monti rappresentano il panorama tipico di questa zona un po’ dimenticata, ma degna di essere visitata.

GLUGLIELMO TELL

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La leggenda narra che Guglielmo Tell e la sua famiglia vivessero a Bürglen, nel Canton Uri, guadagnandosi da vivere con la caccia. Quando, nel 1307, l’amministratore dei beni degli Asburgo – un tal Gessler – decise di istituire il Cappello Imperiale, simbolo di autorità cui tutti avrebbero dovuto chinare la testa, Guglielmo Tell decise di non sottomettersi venendo così arrestato per lesa maestà. Fu decisa la sua condanna a morte ma gli venne concessa una via di scampo: avrebbe avuto la vita salva se fosse riuscito a centrare la mela posta sulla testa del suo bambino. Ovviamente l’impresa andò a buon fine, ma l’ira di Gessler si scatenò alla scoperta di una seconda freccia a lui destinata in caso di necessità. Tell fu allora destinato a un carcere costruito su un isolotto in mezzo al lago di Zugo, ma riuscì a fuggire durante il trasferimento e raggiungere il suo obiettivo: uccidere Gessler, aiutando il popolo svizzero a ribellarsi contro gi amministratori asburgici, liberando alla fine la Svizzera.

Ad Altdorf oggi si può vedere il monumento eretto in memoria dell’eroe, realizzato tra il 1882 e il 1895 da Richard Kissling, mentre a Bürglen si trova il museo.

Mi raccomando però: non chiedete mai a uno svizzero se la storia è vera o solo una leggenda, potrebbe rimanerci male!

URI, IL TORO

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Uri significa “toro”, animale simbolo del Cantone che compare su ogni decorazione e iscrizione. Campeggia soprattutto sui dolci tipici, gli uristierli: biscotti all’anice dalla consistenza piuttosto croccante, che si possono trovare in ogni pasticceria. Per realizzarli vengono utilizzati degli appositi stampi in legno che realizzano gli intagliatori di zona.

LUSSO AD ALTA QUOTA

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Anche se non è un luogo adatto a tutte le tasche, ad Andermatt, non lontano dal passo del San Gottardo, si trova un hotel appartenente alla catena extra lusso The Chedi. Ogni struttura, all’interno, ha lo stesso design in ogni parte del mondo ma l’albergo di Andermatt ha una peculiarità molto golosa: la stanza dei formaggi, dal clima controllato, che domina l’elegante ristorante. Qui vengono serviti prodotti svizzeri, ma anche pregiati formaggi interazionali accompagnati da vini d’eccezione.

Link: Turismo Svizzera

Saline di Bex: il sapore delle Alpi svizzere

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Quando il mare si ritirò dalla Svizzera circa 200 milioni di anni fa, lasciò dietro di sè un prezioso regalo: il sale. Custodito dalle rocce durante la formazione della Alpi, è riuscito a mantenere la propria purezza e ricchezza minerale. Oggi è possibile ripercorrere la storia del Sale delle Alpi nella miniera di Bex dove un tempo lavoravano circa duecento uomini.

Storia delle Saline di Bex

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Si dice che la miniera sia stata scoperta nel XV secolo grazie ad alcune capre che preferivano bere l’acqua in alcuni posti specifici. Il loro pastore, allora, decise di capire meglio sorbendone un sorso, sentendo subito che aveva un sapore insolito. Provò allora a bollire un po’ di quell’acqua e notò alcuni depositi cristallizzati sul fondo del contenitore. Iniziò così l’esplorazione delle Alpi nel Canton Vaud, fino alla scoperta del prezioso giacimento.

Inizialmente pozzi e cunicoli furono scavati con il solo ausilio di martello e scalpello e successivamente ingranditi con l’aiuto della polvere da sparo. La prima galleria fu scavata nel 1684 e ancora oggi si estraggono, in maniera molto più agevole, circa 40.000 tonnellate di sale all’anno.

Mentre inizialmente il sale veniva ricavato per evaporazione dell’acqua, nel 1877 Antoine Paul Piccard inventò l’estrazione per termocompressione, tecnica che ha permesso di ridurre il 95% di energia necessaria per far evaporare la salamoia.

Il museo

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Il museo, aperto dal 1985, visitabile oggi aiuta a capire la difficile vita del minatore, costretto e vivere in un ambiente angusto e pericoloso, e a scoprire le tecniche di estrazione. A bordo di un trenino largo quanto il tunnel, si raggiungono velocemente le viscere di questa terra alpina per poi proseguire a piedi in un percorso fatto di luci, storie, acqua e benessere, perché respirare l’aria sulfurea fa bene alle vie respiratorie.

Un viaggio nella Svizzera sotterranea che, grazie a una temperatura costante di 17°C con l’80% di umidità, è considerata utile per fare invecchiare il vino. Qui infatti viene lasciato riposare per un anno, mentre in condizioni normali ne richiederebbe tre.

Benefici del sale

Come si diceva nel film “Un tocco di zenzero“, il sale può essere paragonato al sole, perché è fondamentale per la vita.

Nella giusta quantità – 5 grammi al giorno – è, infatti, un minerale utile al corretto funzionamento degli organi, del sistema nervoso e al benessere di cellule e ossa. Fa bene alla pelle e alle vie respiratorie, soprattutto per chi soffre di allergie. Infine è necessario per la preparazione di di ottime ricette gastronomiche. In particolare il Sel à l’ancienne è l’orgoglio delle Saline di Bex. Per la sua estrazione la salamoia è fatta evaporare lentamente su un fuoco fatto con legno di larice secondo una tecnica che risale al XVII secolo. Viene poi confezionato al naturale, senza l’aggiunta di nessun altro ingrediente.

Link: Turismo in Svizzera