Sari, Samosa e Sutra: un sogno chiamato India

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Oggi, 23 aprile, si celebra la Giornata del Libro e del Diritto d’Autore e non ho trovato modo migliore per festeggiarlo che parlandovi di Sari, Samosa e Sutra, in uscita a giorni. Ho sempre amato profondamente i libri. Molti li ho divorati, di altri ho centellinato le parole sperando che non finissero mai. Quello che però mi ha accompagnato fin da quando ero piccola, è il desidero di scriverne uno. Ho partecipato alla stesura di alcuni libri ma nessuno era mio, perciò l’emozione, che sale ogni giorno in attesa dell’uscita del libro e della prima presentazione torinese del 9 maggio, è fortissima.

Sari, Samosa e Sutra è sui generis. Non è un libro di cucina, ma parla anche di cibo. Non è un romanzo, ma racconta aneddoti, curiosità e luoghi. Qualcuno, tempo fa, mi chiese quale fosse lo scopo di un testo così – come se un libro dovesse essere giustificato – e oggi rispondo che vorrei fosse di ispirazione. Non pretendo di insegnare niente a nessuno parlando di ricette e di tradizioni, ma mi piacerebbe che qualcuno, dopo averlo letto, fosse spinto dal desiderio di trascorrere in India un po’ di tempo. Vorrei che i lettori venissero travolti dai colori (anche delle illustrazioni), che potessero immaginare i profumi delle spezie e decidessero di provare a realizzare un piatto, per portare un’infinitesima parte di quella cultura millenaria a casa propria.

La prefazione è di una donna per me molto speciale, a cui sono grata per aver compreso subito lo spirito delle mie parole. Per le illustrazioni, infine, ringrazio Fabiola, che fin dal primo giorno di Travel to Taste è riuscita a renderlo un blog speciale.

La pagina Facebook ufficiale del libro la trovate qui, mentre qui ci sono gli aggiornamenti sulla presentazione del 9 maggio 2014 a Torino.

Sari, Samosa e Sutra sarà in vendita a breve… vi aggiornerò al più presto.

I libri vanno letti con la stessa cura e con la stessa riservatezza con cui sono stati scritti.

Paul Auster, Trilogia di New York, 1987

My epic adventures: 4 foto per un concorso

Sono stata invitata a partecipare a un concorso fotografico da Explore e da Blacks ed ho scelto, per le 4 categorie, queste immagini che sono state scattate durante viaggi diversi, ma che esprimono una stessa emozione.

Panoramic: Lago Van, est della Turchia, al tramonto

panoramic_turchia Wild: nel Sahara tunisino a dicembre, dove in un mare di sabbia umida cresce la vita.wild_tunisia

Fast: nel quartiere finanziario di Seul si vive velocemente 24/24h.

fast_seulEpic: raggiungere Petra è già un sogno, farlo partendo in auto da casa propria è il top. E salire oltre il Tesoro per vedere il Monastero è un’emozione unica.

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Siamo isole…

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Mi piace la poesia, anche se in realtà ho imparato ad apprezzarla davvero solo da qualche anno. A scriverne, poi, ho iniziato da poco un po’ per gioco un po’ per necessità personale. Credo che le poesie possano esprimere, in pochi versi, un intero mondo interiore e che, per questo, sia utile diffondere il gusto delle belle parole. Così oggi ho subito colto l’occasione offerta da Lili Madeleineper parlarvi di uno dei miei poeti preferiti: Kahlil Gibran. Libanese di nascita, emigrò in America dove fondò un punto di incontro per letterati arabi. Rappresenta un ponte tra la civiltà orientale e quella occidentale, che si riflette nelle sue opere. Scrisse di religione, ma viaggiò anche molto e le sue poesie spesso furono ispirate dal mondo e dall’amore.

Le regole di questo gioco sono semplici: pubblicare una poesia sul proprio blog entro 24 ore dalla nomina e invitare altri 5 blogger a fare altrettanto o, in caso contrario, a regalare un libro alla persona da cui si è stati nominati.

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La vita è un’isola in un oceano di solitudine:
le sue scogliere sono le speranze, i suoi alberi sono i sogni,
i suoi fiori sono la vita solitaria, i suoi ruscelli sono la sete.

La vostra vita, uomini, miei simili,
è un’isola,
distaccata da ogni altra isola e regione.
Non importa quante siano le navi
che lasciano le vostre spiagge per altri climi,
non importa quante siano le flotte
che toccano le vostre coste: rimanete isole,
ognuna per proprio conto,
a soffrire le trafitture della solitudine
e sospirare la felicità.

Siete sconosciuti agli altri uomini
e lontani dalla loro comprensione
e partecipazione.

Il mio invito a partecipare va a:

Serena di Mercoledì tutta la settimana, perchè lei la poesia ce l’ha dentro.

Barbara di Reporter per caso, normalmente usa le immagini per esprimere poesia, vediamo cosa fa con le parole.

Iaia aka Maghetta Streghetta, i suoi disegni sono magici…

Michela di Comunica te stesso, che credo abbia più poesia in sè di quanta ne dimostri.

Maddalena di Find the route, pochi sanno essere più poetici di lei.

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New York | 9/11 Memorial: una rosa a Manhattan

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Credo che ricorderò l’11 settembre 2001 per tutta la vita. Ero rientrata da pochi giorni dalla Thailandia e, con il crollo delle torri gemelle, tutto il mondo iniziò a cambiare. Ho ancora negli occhi le immagini trasmesse dalla tv con i camion dei pompieri, la gente che si buttava dai palazzi e la disperazione negli occhi di tutti.

Il 9/11 Memorial a New York, però, non è un luogo di morte quanto di rinascita. Una lunga coda e tre check point conducono all’interno del giardino di rose, che ospita due grandi vasche al posto dei grattacieli. Per costruirlo fu indetto un concorso dall’associzione no profit a cui fa capo il tutto, con l’intento di ricordare, onorare e rispettare coloro che sono morti, riconoscere il coraggio di chi ha messo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri e riaffermare il rispetto della vita. Il progetto fu poi realizzato dall’architetto Michael Arad e del paesaggista Peter Walker, che crearono due piscine, da 4.000 mq ciascuna, circondate da possenti cascate che si gettano nella profondità delle vasche come infinite ed eterne lacrime.

Grazie al rumore dell’acqua, che attenua i rumori della città, sembra di essere nell’occhio di un ciclone, dove tutto tace mentre fuori infuria la tempesta. I bordi delle piscine sono formati da 76 placche di bronzo dove sono stati iscritti i nomi delle vittime, che sono stati disposti secondo un processo e un algoritmo che ha creato una sorta di “relazione” tra essi. Ad esempio i nomi delle vittime che si trovavano nella Torre Nord sono stati collegati a quelli dei passeggeri del volo United Airlines che colpì la torre stessa.

Tradizione vuole che il giorno del compleanno delle vittime venga posta una rosa bianca in corrispondenza del nome. Poco distante, a sorvegliare il Memorial e tutta New York City, c’è il nuovo, e non ancora completato, One World Trade Center: 1776 metri, che ricordano l’anno della dichiarazione indipendenza degli Stati Uniti.

Un luogo per ricordare e meditare, rispettando l’innaturale silenzio in cui è immerso.

New York is a state of mind

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New York vuole farsi amare in ogni modo. Il nostro incontro è stato inizialmente condizionato dalla mia diffidenza. Ho visto altre metropoli prima di lei, che mi avevano affascinato molto e non credevo che un’americana potesse essere al pari delle europee, eleganti per natura, e delle asiatiche, dal chiassoso fascino esotico. Come una donna consapevole della propria bellezza, New York si è dimostrata capricciosa. Ma il suo fascino sta anche in questo.

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I suoi sotteranei misteriosi e fetidi mi hanno un po’ delusa. Pensavo infatti che tenesse di più alla propria salute, mentre ruggine e sporcizia non sono degne di una dama come lei. Ci vuole tutti ai suoi piedi, così può guardarci dall’alto dei suoi grattacieli facendoci l’occhiolino ogni tanto e richiamando la nostra attenzione con una luce, un riflesso, un colore…

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Essere snob è nel suo carattere ed è anche per questo che ci siamo capite. Io l’ho osservata curiosa, lei mi sorvegliava preoccupata. Eppure, New York, ti ha divertito scoprire di che pasta fossi fatta e della mia capacità di passare da un ristorante alla moda nell’Upper East Side a uno scantinato di Chinatown per mangiare i noodles più buoni.

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A questa Grande Mela ho dato solo un piccolo morso: è troppo grande e travolgente per conoscerla e capirla al primo incontro, dovrò tornare. Non so quando sarà, ma di certo so cosa vorrò vedere. La patina glitterata della Fifth Avenue non fa per me e non subisco il fascino delle firme o delle grandi catene. Preferisco luoghi come Harlem, forse un po’ monocolore ma autentica e con un’allegra musica in sottofondo.

Insomma, New York, non ti ho capita ancora bene e ti sembrerò un po’ frettolosa, ma posso già dire di amarti.

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Il gusto della Svizzera | Il Canton Vallese: vini e… regine

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Nonostante la pioggia si capisce subito che Locarno, città delle camelie, è un luogo dove regnano eleganza e cultura. La bella piazza centrale, che ogni anno ad agosto accoglie 8000 persone per l’omonimo Festival del Cinema, è il fulcro di quella che pare una cittadina deliziosa. Il tempo però è tiranno e il treno delle Centovalli, che ci condurrà nel Canton Vallese, non aspetta!

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La Ferrovia delle Centovalli, infatti, unisce Locarno e Domodossola offrendo il collegamento più diretto tra la linea ferroviaria del Gottardo e quella del Sempione, rappresentando il percorso più affascinante tra il Lago Maggiore, la Svizzera francese e Berna. Purtroppo la nebbia offusca il paesaggio, ma gli alberi ancora spogli sembrano dita tese verso il cielo in cerca del sole.

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Scavalcate le montagne, a tratti innevate, e raggiunto il Vallese è ora di dedicarsi ai suoi vini. La regione, infatti, è nota per la produzione vinicola e annovera alcuni vitigni peculiari. In particolare Visperterminen è conosciuto per avere i vigneti più in quota d’Europa. I terrazzamenti si arrampincano sul lato della montagna fino a raggiungere i 1150 metri, coprendo un dislivello di 500 metri. Sono esposti a ovest in una zona molto soleggiata e sotto l’influsso del Favonio – o Föhn – vento caldo che pare influire sulla gradazione alcolica. Gli appezzamenti sono divisi dai tipici muretti a secco e, alcuni, sono talmente piccoli che pare impossibile poterli lavorare. Questa zona è piuttosto fredda e presenta escursioni termiche importanti e solo alcuni vitigni sanno resistere queste condizioni. Si tratta di uve rare, abituate a stare qui e a contrastare un clima non certo favorevole alla maturazione dei frutti. Il vitigno emblema di questa zona è l’Heida, forse portato qui al tempo dei Romani. La quasi totalità dei 48 ettari é gestita dagli oltre 500 vignaioli, che portano l’uva alla cooperativa di St. Jodern Kellerei. Questo vino bianco al naso è molto aromatico e ricorda il miele e la frutta esotica; al palato ricco e morbido con un buon equilibrio. Per la sua alta gradazione – che raggiunge il 14% – l’Heida faceva parlare di sé già più di cento anni fa. Nel 1901, infatti, il dottor G.F. Stebler, docente al politecnico federale di Zurigo, lo definì un pericoloso spezza-gambe.

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Appena arriva la primavera nel Canton Vallese tornano le regine. Diverse da ciò che vi immaginate, sono comunque delle bellezze uniche nel loro genere. Le mucche d’Hérens, infatti, sono una razza indigena e robusta diventata simbolo delle montagne della Svizzera Vallese. Ogni anno si scontrano in combattimenti naturali per stabilire chi debba essere la regina della malga. Una delizia prodotta con la carne di questa possente mucca è la carne secca IGP. I pezzi di coscia manzo vengono salati, aromatizzati con erbe alpine e lasciati ad essiccare all’aria, in capanni di legno, per almeno sei settimane.

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Infine, presso la Ferme Pedagogique a Hérémence, potrete scoprire (e assaggiare) i deliziosi formaggi prodotti con latte crudo e far conoscere ai vostri bambini gli animali della fattoria. Qui è anche possibile dormire in camere semplici e praticare gli sport di montagna per cui la zona è attrezzata.Il prodotto caseario più noto è certamente il Raclette, a pasta semidura e dall’alta capacità fondente. L’unico che può essere usato per l’omonimo piatto di origine rigorosamente svizzera.

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Vette alpine, valli, ghiacciai, antiche terme e una gastronomia ricca e gustosa sono solo alcuni dei buoni motivi per visitare il Canton Vallese. Gli altri, andate a scoprirli di persona: il Giro del Gusto vi aspetta.

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Link: Padiglione Svizzero

Il gusto della Svizzera | Il Canton Ticino: specie rare ed erbe selvatiche

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La Svizzera ha un territorio impervio, che la tiene un po’ isolata dai Paesi confinanti. Fatta di montagne, valli e pascoli, viene attraversata dal Rodano, che con la sua acqua diventa un simbolo di vita.DSC_1372

Le caratteristiche morfologiche, naturalmente, rendono le cose più difficili e influenzano la gastronomia locale. Tra curve, prati e case di legno opera un centro molto importante per il Canton Ticino: ProSpecieRara. Si tratta di una banca del seme vivente, che lavora al servizio della biodiversità. Con un paziente lavoro di ricerca, infatti, riscopre specie dimenticate e in via di estinzione. I semi vengono piantati in orti privati e pubblici, in modo da moltiplicarli e salvaguardare dall’oblio un patrimonio prezioso per la salute dell’Uomo, come ad esempio il gelso. Basti pensare alla grande carestia che afflisse l’Irlanda tra il 1845 e il 1849 a causa di un fungo che attaccò le patate distruggendone l’intero raccolto. Appartenendo infatti a un’unica specie, non si potè trovare altro modo di sfamare la popolazione. Al di là di guerre e carestie, inoltre, è importante abituare l’organismo a nutrirsi in maniera varia e sana, in modo da apportare tutti i nutrienti necessari. ProSpecieRara si occupa anche della salvaguardia delle razze animali come la gallina svizzera dalla cresta riccioluta e compatta, al sicuro dalle gelate montane.

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Tra i tanti prodotti sostenuti dalla Fondazione e da Slow Food ci sono lo zincarlìn e la farina bòna.

Zincarlìn – Il nome è comune a molti formaggi tipici del Varesotto e del Comasco, ma indica prodotti diversi. Lo Zincarlìn della Valle di Muggio, infatti, viene realizzato dal latte intero e non dalla ricotta. Ha un gusto persistente di erba e pepe e, nonostante la stagionatura di due mesi, mantiene una pasta cremosa e fondente. La maturazione avviene in cantine naturali e le forme vengono lavate, ogni giorno e a mano, con vino bianco. Ottimo fuso, per accompagnare un risotto, ma da solo esprime meglio il suo carattere volitivo.

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Farina bòna – Impalpabile come il borotalco e dal profumo di popcorn appena fatti, è un prodotto più unico che raro. È tipico della Valle Onsernone e si ottiene macinando molto finemente il mais precedentemente tostato. In passato integrava quotidianamente la dieta dei locali ed essendo una farina già cotta, veniva accompagnata semplicemente con latte. Le sue origini sono incerte, ma nella memoria di diversi anziani di Vergeletto c’è ancora il ricordo della farina sec’a prodotta dalla signora Annunziata Terribilini, che visse fino al 1958. Dopo la sua morte, però, la produzione venne completamente abbandonata e fu riscoperta solo nel 2007. Lo scopo dell’associazione è di promuovere un’economia coerente con i principi dello sviluppo sostenibile e la conservazione, valorizzazione e miglioramento dei valori naturali, paesaggistici e culturali della valle. Sul sito ufficiale del progetto si trovano numerose ricette con la farina, ma io consiglio di provarla aggiungedola semplicemente allo yogurt intero, meglio se greco: un connubio felice di sapori delicati che creano una sinfonia golosa.

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Oltre a queste nicchie di sapore, ci sono le buone abitudini tradizionali come quella di utilizzare le erbe selvatiche per preparare frittate o vinaigrette. Aglio orsino, dente di leone, falsa ortica e calio sono solo una piccola parte di quel tesoro naturale che ci circonda, ma troppo poco conosciuto. Queste erbe sono sane, saporite ed economiche! Soprattutto se impariamo a riconoscerle e le raccogliamo con le nostre mani.

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Ricordate che il Giro del Gusto della Svizzera inizierà in Italia ad aprile con la prima tappa milanese: non perdetevi i formaggi, i salumi e le altre proposte culinarie. Prossimamente vi racconterò invece le tipicità del Canton Vallese, vicino geograficamente, ma diverso dal punto di vista enogastronomico.

Link: Info sulla Svizzera | Padiglione Svizzero

In Svizzera per il Giro del Gusto

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copyright by Marco D’Anna

Con l’avvicinarsi di Expo Milano 2015 la Svizzera ha previsto un programma di attività in Italia tra cui il Giro del Gusto, con l’obiettivo di presentare un Paese conviviale, da gustare attraverso le specialità alimentari e da scoprire attraverso le attività culturali, scientifiche ed economiche. Il Giro del Gusto si svolgerà in 3 città italiane – Milano, Roma e Torino - con un percorso a tappe: in particolare a Milano è prevista una presenza forte dal 30 aprile all’11 maggio 2014 durante gli Expo Days.

Io il prossimo week end parteciperò a un viaggio in Svizzera dal programma impegnativo, per assaggiare il Canton Ticino sotto diversi punti di vista. Seguiteci con l’hashtag #girodelgusto.

Qui di seguito trovate gli appuntamenti in Italia:

  • Milano: 30 aprile – 11 maggio 2014 | la Casa Svizzera apre le porte al grande pubblico sulla Piazza del Cannone, in concomitanza degli Expo Days. La Confederazione sarà presente con un modulo della Casa Svizzera utilizzato ai giochi olimpici invernali di Sochi. Sarà l’occasione per rendere note le specialità gastronomiche svizzere, in maniera del tutto conviviale. Non solo degustando, ma anche avendo la possibilità, grazie alla presenza di un bar take away all’interno della Casa, di acquistare i prodotti della tradizione culinaria elvetica. Alcune sale della Casa, inoltre, saranno disponibili per organizzare eventi o conferenze. A fare da sfondo a tutte le attività, ci sarà un varigato programma culturale che prevede esposizioni tematiche, concerti e workshop pubblici sia all’interno della Casa sia nella zona esterna della piazza, preposta anche alla vendita di prodotti tipici da parte di produttori svizzeri. | Info evento a Milano
  • Roma: 22-26 settembre 2014 | Villa Maraini, magnifica sede dell’Istituto Svizzero di Roma, accoglierà la seconda tappa del Giro del Gusto, incentrata sul tema della food security. Alla Svizzera del gusto con le sue specialità alimentari si aggiungeranno iniziative ed eventi nell’ambito della scienza e della cultura. Durante cinque giorni l’Istituto svizzero di Roma cambierà quindi aspetto e si aprirà al pubblico offrendo una nuova visione della Città Eterna, grazie alla posizione strategica della Villa che offre una visuale unica sulla capitale.
  • Torino: 23-27 ottobre 2014 | I cibi e i prodotti svizzeri si presenteranno al Salone Internazionale del Gusto in rappresentanza di una Svizzera inusuale, tutta da scoprire. Attraverso questa importante piattaforma verranno mostrati al pubblico italiano aspetti meno conosciuti e sarà possibile approfondire temi legami all’alimentazione e all’innovazione tramite un programma di attività come workshop, esposizioni e conferenze.

Frequentatori di SPA: 5 tipi da evitare

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Non è un segreto che mi piaccia frequentare le SPA. Di ogni Paese che visito cerco di cogliere anche il lato benessere, provando i trattamenti tipici. Osservando le persone ho individuato 5 tipologie che sarebbe meglio evitare, per non rovinarsi l’esperienza.

Lo schizzinoso

La pulizia è tutto, soprattutto in situazioni di condivisione spazi, ma lo schizzinoso si guarda intorno con il naso arricciato come se stesse per essere attaccato da germi in formato coccodrillo. Nessun luogo al di fuori di casa sua potrà mai essere davvero pulito, ma allora mi chiedo: perché si deve avventurare in luoghi tanto pericolosi?

Il rigido

Quando si è in mezzo ad altre persone è bene adeguarsi alle regole dettate dal centro benessere, ma con un po’ di buon senso. Se nella sauna rimani 15 minuti invece dei 10 consigliati, non morirai improvvisamente essiccato. Tranquillo.

Il festaiolo

Una SPA è un luogo dove si dovrebbe poter rimanere soli con i propri pensieri, ascoltando il solo rumore dell’acqua che scorre. Invece capita spesso di incappare in gruppi di persone che la prendono come un luogo dove schiamazzare, tuffarsi e fare gavettoni. Ecco, la prossima volta andate a Mirabilandia.

Il pudico

In ogni centro termale, soprattutto in Trentino Alto Adige e in nord Europa, è normale che la zona dedicata alle saune sia nudista. In alcune è addirittura vietato l’utilizzo dell’asciugamano per sedersi. Il pudico non solo discute con il personale perché non vuole rimanere senza veli, ma guarda con disapprovazione chi invece non ha problemi a girare nudo. Se però il disagio è superiore al rilassamento è meglio evitare di oltrepassare la porta su cui c’è l’iscrizione “zona adamitica”.

Il guardone

Se il pudico giudica spregiudicati i nudisti, il guardone li osserva soddisfatto, fa confronti e strizza l’occhio.

E voi a quale categoria appertenete?

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La Corea a Torino si trova da Tobiko

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A pochi passi da Piazza Solferino, nel cuore di Torino, c’è un angolo di Corea. Entrando nel ristorante Tobiko, infatti, sembra di oltrepassare una porta, che con un solo passo catapulta dall’altra parte del mondo. Porte scorrevoli, rivestimenti di legno, lanterne, campane e ideogrammi fanno credere di essere davvero lì. L’arredamento, infatti, è stato curato da un noto architetto di Seul che ha ricreato perfettamente l’atmosfera dell’antico Oriente. Il cibo, inoltre, non delude affatto. Anzi. La carta prevede menu degustazione, per i neofiti della cucina coreana, e una buona lista di piatti tipici, caratterizzati da un’egregia mise en place. Le composizioni non sono, infatti, lasciate al caso: uno studio accurato di proporzioni, colori e profumi portano ogni volta alla realizzazione di composizioni raffinate e artistiche.

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Io ho colto l’occasione per gustare nuovamente un’ottima bibimbap. Letteralmente il termine significa riso mescolato ed è un piatto a base, appunto, di riso, verdure, carne e uova accompagnato da una salsa piccante. In Corea viene servito in una sorta di coppa metallica, che assomiglia a quella tibetana per la meditazione. Il profumo dell’olio di sesamo è predominante e, prima di essere assaggiati, gli ingredienti vanno mescolati. In Corea accompagnerebbero il pasto con un po’ di soju, vino di riso molto alcolico e poco aromatico.

Naturalmente, se volete, potete provare a preparare la bibimbap a casa, ma un salto da Tobiko per assaggiare prima l’orginale è meglio farlo.

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Bibimbap

Ingredienti: 200 g di riso giapponese, 200 g di filetto di manzo o pollo tagliato a striscioline, 1 carota, 100 g di spinaci, 1 zucchina (o broccoli in inverno), 100 g di germogli di soia, 2 uova, 1 spicchio di aglio, 1 foglia di alga nori, 1 cucchiaio di olio di arachidi, 1 cucchiaio di olio di sesamo, sale, pepe, salsa gochujang (salsa piccante che si trova in commercio)

Per la marinata: 2 cucchiai di olio di sesamo, 1 cucchiaio di zucchero, 1 cucchiaio di salsa di soia
In un recipiente mescolare l’olio di sesamo, la salsa di soia e lo zucchero. Far marinare la carne per un paio d’ore.Cuocere il riso, possibilmente secondo la tecnica dell’assorbimento. Passare in padella gli spinaci e i germogli di soia.
Pulire e tagliare la carote e la zucchina a fette sottili per il lato della lunghezza, sbollentarle in acqua salata per 5 minuti. Mettere un pò di olio nella padella e far rosolare separatamente la carota e la zucchina con l’aglio tritato. Aggiustare di sale e pepe e aggiungere l’olio di sesamo. A parte cuocere la carne marinata con un po’ di olio e le uova.
Scaldare in forno due ciotole di terracotta e sistemare gli ingredienti mettendo il riso sul fondo e disponendo gli altri ingredienti in cerchio e in maniere armoniosa. Al centro mettere, infine l’uovo. Decorare con l’alga nori tagliata a piccoli pezzi. Servire con la salsa gochujang.

 

Ristorante Tobiko | Via Vittorio Alfieri, 20 Torino | t. +39 011.537923