Ricette turche | Imam Bayildi per combattere la nostalgia

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Sono tre anni ormai che manco dalla Turchia e la nostalgia si sta impossessando dei miei pensieri. Mi mancano i profumi forti, i sapori delicatamente speziati, il sorriso delle persone e i luoghi accoglienti. Lo scorso anno, andando e tornando dalla Corea, ho fatto scalo a Istanbul e non ho perso l’occasione di trascorrere una manciata di ore in città, per farmi accarezzare dalla sua brezza e riempirmi il cuore di attimi e sensazioni. I colori di Istanbul all’alba e la vivacità di un tramonto che segnava il termine del Ramadan, però, non hanno saziato la voglia di vivere del tempo lì. Ma questa è una storia che, per ora, è solo nei miei progetti.

Le ricette turche sono tante, quasi tutte golose e a volte raffinate, con radici che affondano nelle tradizioni dell’Impero Ottomano. Quella che vi voglio raccontare oggi, l’Imam Bayildi, è adatta anche ai vegetariani, cosa non frequente per la cucina turca. Il nome della ricetta significa “Imam svenuto” e sta a indicare il fatto che è talmente buona da aver fatto svenire addirittura l’Imam, quando gli fu servito dalla moglie. In Un Tocco di Zenzero, film fatto di spezie e poesia, c’è una scena dove Fanis, bambino appassionato di gastronomia, si alza di notte per preparare le melanzane Imam in onore dell’arrivo del nonno. Fanis aggiunge alla ricetta tradizionale una spezia, la noce moscata, che nessuno si aspettava ma che è stata molto apprezzata.

Ci sono numerose varianti di questa ricetta, che prevede l’utilizzo di molto olio di oliva, ma io vi propongo quella originale. Il risultato è un piatto molto aromatico da gustare in una sera d’estate, accompagnato da un calice di bollicine rosè. Almeno per questa sera la malinconia verrà placata, per il tempo di qualche boccone.

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Ingredienti per 2 persone: 4 piccole melanzane senza semi, 1 tazza di olio evo, 1 cipolla media tagliata a fette, 1 spicchio di aglio tritato, 2 pomodori di media grandezza tagliati a pezzi, 1 cucchiaio di succo di limone, sale qb, 1/2 cucchiaino di noce moscata, un cucchiano di uvetta ammollata nell’acqua.

Tagliare in due le melanzane, lasciando il gambo duro in cima. Effettuare due o tre tagli nella polpa e mettere in forno a 180°C fino a che non diventano più morbide. Estrarre dal forno e inserire nei tagli i pomodori, le cipolle, l’uvetta, l’aglio, il sale e la noce moscata. Cospargere di olio e rimettere in forno a 150°C per almeno 1 ora e mezza. Una volta completata la cottura, irrorare le melanzane con il succo di limone e lasciare raffreddare. Servire l’Imam Bayildi freddo, meglio se il giorno successivo. Se vi piace, potete aggiungere un po’ di peperoncino.

Chalet il Capricorno di Sauze d’Oulx: un’estate di eventi gourmet

20140712_153409Lo Chalet il Capricorno domina da una posizione d’eccezione la Val di Susa. Da un’altitudine di 1800 metri, infatti, gode di un panorama mozzafiato sia in inverno che in estate. A gennaio, in una domenica di neve e sole, ho avuto il grande piacere di pranzare al Naskira – ristorante dell’hotel – e sabato scorso mi sono immersa in un mondo a me congeniale, quello del Pane & Marmellata.

L’atmosfera che si respira al Capricorno è davvero speciale: si è isolati, circondati da una natura esuberante con la sola compagnia delle montagne circostanti. Eppure qui ci si sente a casa, perché l’accoglienza, da parte della squadra che anima e gestisce hotel e ristorante, è affettuosa come se qui ci vivessi davvero.

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La location è ideale per eventi dedicati alla musica e all’enogastronomia: l’aria frizzante di montagna e l’anfiteatro naturale di cui fa parte creano la giusta atmosfera. Nel pomeriggio di sabato scorso l’occasione è stata ottima per assaggiare il pane naturale di Marco Giaccone accompagnato da burro locale e dalle marmellate di Bianca Rosa Zumaglini, in “arte” Bianca delle Conserve.

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Marco Giaccone, appassionato di chimica e fermentazioni, dopo aver esplorato il mondo dei vini ha deciso di addentrarsi in un settore di fermentazioni altrettanto affascinanti: l’arte bianca. Ha fondato Pane Madre, un laboratorio a Buttigliera Alta (To) dove panifica utilizzando farine naturali e lievito madre insegnando anche a panificare. Per l’evento al Capricorno ha realizzato: pane integrale, baguette, pane ai 5 cereali, pane tipo Altamura e grissini tipici piemontesi, sia dolci che salati.

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Le marmellate, invece, sono state preparate e raccontate da Bianca, donna dal grande temperamento ed eleganza. I suoi prodotti non sono in vendita, ma “Condivisi per l’amore e il piacere di farlo”, dice. Tra le tante preparazioni: fragole e fiori di gelsomino, gelatina di peperoni di Carmagnola, melanzane bianche, patate ed erbe aromatiche, banane al cioccolato e poi la mia preferita, oltre che la sua specialità: confettura ai fiori di tarassaco, che per l’occasione sono stati raccolti in quota nei campi che circondano lo Chalet il Capricorno. Se volte imparare i suoi segreti li trovate nel libro Le confetture e le marmellate di nonna Bianca Rosa, Vol. 2, edito da Graphot.

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Ecco gli appuntamenti dell’estate allo Chalet il Capricorno:

  • 26 luglio – Buon Compleanno HACM! A un anno dalla nascita, l’Accademia Alta Cucina di Montagna è lieta di festeggiare con i membri del suo Club e premiare i vincitori del concorso “Disegna la Mascotte e vinci la Montagna”.
  • 09 agosto – AperiJazz in quota… per chi parte. Una serata all’insegna del relax e della buona musica, colorata dalle mille sfumature del tramonto e allietata dalle delizie della cucina e della pasticceria del Ristorante Naskira.
  • 13 settembre – AperiJazz in quota… per chi torna. Un appuntamento di fine estate con il jazz del Maestro Luca Rigazio. Ospite d’onore, Joseph Barnum, primo trombone dell’Orchestra Sinfonica della Rai, noto anche come solista e come re-maker del country jazz degli Anni ’50.
  • 20 settembre – Vecchio Piemonte. Un tuffo nel passato condotto da Simonetta Bosso, per riscoprire il piacere del recupero. A seguire cena “Vecchio Piemonte” per degustare gli antichi sapori della cucina piemontese.

Holi Fusion Festival: Torino a colori

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Dopo Berlino, Lisbona e Eindhoven l’Holi Fusion Festival è approdato a Torino, come unica data italiana. Sabato scorso, infatti, gli spazi del Parco Dora hanno accolto le numerose persone desiderose di fare festa a ritmo di musica e… colori.

La festa di Holi, in India, celebra l’arrivo della primavera e prevede l’usanza di lanciarsi addosso polveri colorate, naturali e di origine vegetale, mentre nella notte di luna piena si bruciano nel falò i ramoscelli secchi dell’inverno. La mattina seguente si gettano sulle braci ormai fredde polveri colorate a simboleggiare l’arrivo della primavera, con i suoi frutti. Il fuoco ricorda la leggenda che racconta di come la demonessa Holika morì bruciata su una grande pira, simbolo di vittoria degli dei sui demoni.

A Torino, invece, il lancio dei colori è servito a coprire le differenze culturali per unirsi sotto il segno di una grande e gioiosa festa. La città è infatti sempre più multiculturale e attenta ai temi di internazionalizzazione. Tanti, tantissimi i giovani presenti all’evento che hanno contribuito a diffondere una piccola parte della sconfinata cultura indiana.

Inoltre, una parte dell’incasso derivato dalla vendita dei biglietti di ingresso verrà devoluto a Nanhi Kali, una charity che si occupa attivamente di istruzione e microcredito per le bambine in India.

Nell’attesa dell’edizione 2015, godetevi queste foto scattate da Fabiola Giuliani.

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Crema di yogurt con frutta rossa e un tocco croccante

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State cercando un’idea per un dolce estivo da gustare di fronte alla tv (magari guardando i Mondiali)? Vi propongo una ricetta semplice, veloce e molto golosa. Questa crema di yogurt richiede pochi ingredienti ma che, come al solito, devono essere di alta qualità.

Si tratta di un dolce cremoso il cui sapore leggermente acido, dovuto allo yogurt e ai frutti rossi, viene bilanciato dalla dolcezza del croccante a base di sesamo nero e zenzero candito. Tra le spezie è quella che difficilmente manca nei miei piatti e si adatta bene alle preparazioni sia dolci che salate.

Potete realizzare il dolce che vi propongo anche all’ultimo, mentre gli ospiti (magari inaspettati) chiacchierano seduti sul divano.

 

Crema di yogurt con frutta rossa e un tocco croccante

Ingredienti per 2 persone: 100 g di yogurt intero (meglio se greco), 50 ml di panna da montare, frutti rossi freschi, 1/2 cucchiaio di zucchero a velo, 2 cucchiai di sesamo nero, 1 cucchiaio di zucchero di canna, zenzero candito

Montare con le fruste elettriche lo yogurt con la panna e lo zucchero a velo. Sistemare i frutti rossi sul fondo di due vasetti o bicchieri trasparenti (in caso di utilizzo di frutti essiccati, farli prima reidratare in acqua calda). Versare sopra la frutta la crema di yogurt e conservare nel frigo fino al momento di servire. Nel frattempo, scaldare una padella antiaderente, versarvi il sesamo nero con lo zucchero e lo zenzero candito tritato il più finemente possibile. Quando lo zucchero si sarà sciolto, mescolare bene gli ingredienti e versare il tutto su un foglio di carta da forno. Prima che il tutto si raffreddi, coprire il composto con un altro foglio di carta e formare, tirando con il mattarello, una sfoglia sottile da modellare a piacimento. Poco prima di servire, decorare i barattolini di crema con il croccante.

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Ceramiche di Vietri: arte a colori

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Un anno fa in questi giorni ero sulla Costiera Amalfitana per partecipare a Festa a Vico. Durante quella breve fuga in Campania ho avuto il piacere di ammirare, in bar e hotel, le splendide e famose ceramiche di Vietri.
L’artigianato ceramico è da sempre uno dei fondamenti dell’economia salernitana. Le sue radici affondano in tempi lontani: la prima testimonianza di questa attività originale e di qualità risale già al 1472. Nel Medioevo, infatti, tutta la zona era ricca di argilla, che veniva saggiamente sfruttata per la realizzazione di manufatti, il cui trasporto era agevolato dalla presenza dei porti di Vietri e Salerno.

La realizzazione della ceramica artistica, invece, è da far risalire ai secoli XV e XVI quando cominciarono a produrre oggetti raffinati, spesso utilizzati per l’arredamento delle chiese.
Gli eleganti e colorati pavimenti si iniziarono a vedere nelle case private dalla seconda metà dell’Ottocento, mentre oggi ogni buon ceramista cerca di trovare il giusto equilibrio tra la tradizione e la modernità.

Le piastrelle, ormai famose in tutto il mondo, vengono ancora chiamate in napoletano riggiole, mentre l’addetto alla posa è chiamato riggiularo. Da ricordare è che le ceramiche di Vietri sono protette da una legge, che ne tutela i cicli produttivi. Per essere considerate originali devono essere cotte in forno e dipinte a mano utilizzando i colori tipici di Vietri che, su fondo bianco, riproducono il giallo del sole, gli azzurri del mare, i caldi marroni della terra e il blu del cielo. Sul retro della ceramica, poi, deve essere apposta la scritta “ceramica di Vietri”, naturalmente dipinta rigorosamente a mano.

Una passeggiata per Vietri sul Mare può far nascere un improvviso desiderio di portare un po’ di questi colori con sé, per sentirsi sempre un po’ in estate.

A Torino la passeggiata più dolce d’Italia

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Il 21 giugno 2014 a Torino si svolgerà la passeggiata più dolce d’Italia. Dieci gelatierie e dieci pasticcerie da scoprire – o riscoprire – con un nuovo gusto prodotto con la panna della Centrale del Latte: l’Extradolce. L’evento è stato ideato dalla Città del Gusto del Gambero Rosso e prevede un goloso itinerario per assaggiare i migliori prodotti artigianali del territorio.

L’iniziativa è adatta a tutti: famiglie, gastrofanatici e appassionati di gelato. Per partecipare è necessario iscriversi entro il 20 giugno mandando una email a torino@cittadelgusto.it e presentarsi il giorno successivo tra le 9.30 e le 11 alla sede della Città del Gusto in Corso Stati Uniti 18/a per ritirare la mappa che vi condurrà attraverso le 20 tappe, da raggiungere a piedi o in bicicletta. Inoltre, i primi che raggiungeranno tutti i luoghi potranno vincere interessanti premi tra cui corsi di cucina e abbonamenti annuali [TO] Bike.

Costo iscrizione: 10€ | Lettori “La Stampa” 5 € | Abbonati [TO] BIKE 5 € | Info: t 011 4546594

Foto web

David Seymour a Torino | Verità in bianco e nero

Seymour

Palazzo Reale a Torino è nuovamente sede, fino al 14 settembre 2014, di una mostra dedicata a uno dei grandi fotografi Magnum: David Seymoour. Le 127 foto sono divise in 9 sezioni, che raccontano, lungo l’intenso percorso, le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera.

Seymour nasce a Varsavia da genitori ebrei polacchi, ma inizia a interessarsi alla fotografia durante gli anni parigini dedicati agli studi. Nell’anno in cui la sua famiglia viene sterminata dai nazisti, il 1942, diventa cittadino naturalizzato statunitense. Il tema dei campi di concentramento è ovviamente fondamentale nella sua opera: immagini crude e potenti, che testimoniano una realtà amara.

Seymour bimbi

Chim, com’era soprannominato, ha documentato il suo tempo senza remore, mosso da una forte coscienza sociale, a cui non si è mai sottratto, nemmeno di fronte alla difficoltà di raccontare la storia degli orfani di guerra. Negli scatti, i più toccanti, che gli furono commissionati dall’UNICEF esprime tutta la sua sensibilità ed empatia nei confronti di queste infanzie martoriate.

La sua fotografia è schietta e diretta. Seymour racconta, senza giudicare e senza modificare la realtà delle cose. Nel 1954 dopo la morte del collega Robert Capa diventa presidente di Magnum Photos, ma nel 1956, mentre si trova a Suez per preparare un servizio sul conflitto arabo-istraeliano, viene raggiunto dal fuoco di una mitragliatrice egiziana e muore a soli 45 anni.

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Nella sua carriera ha visto guerre e orrori, ma anche dive di Hollywood, a cui nessun grande fotografo ha mai saputo rinunciare.

Voglio essere al centro dell’azione“, disse prima di partire per l’Egitto, e così è stato fino all’ultimo respiro.

Corea degli spiriti

totem corea federica giuliani

Ogni tre anni Nau deve tornare al proprio villaggio. Non aspettava certo così tanto tempo da una visita all’altra, ma ogni anno bisestile c’è un compito da assolvere molto importante. In Corea sopravvive la tradizione di sistemare all’ingresso di ogni centro abitato i jangseung: totem realizzati in legno per allontanare gli spiriti maligni. Il montaggio e la sostituzione di ogni totem richiede rituali ben precisi.

Innanzitutto è necessario fare una riunione per designare l’uomo che condurrà le cerimonie. Deve essere scelto tra coloro che, in un certo periodo di tempo, non abbia mai visto un corpo senza vita o il sangue di un animale e che sia considerato un individuo fortunato.

totem maschera corea federica giuliani

Altre persone, invece, hanno il compito di pulire l’area destinata ai totem, preparare il cibo per le offerte, selezionare e abbattere gli alberi scelti per diventare jangseung, intagliarli con le preghiere e montarli. Devo essere realizzati ed eretti tutti nel medesimo giorno e viene normalmente utilizzato il legno di noce o, a volte, di ontano.

A Nau viene da ridere ogni volta che guarda i volti minacciosi, spesso irridenti, di queste enormi maschere. Con Yon, amica di sempre, trascorrono le lunghe e calde notti estive a raccontarsi storie di spiriti guardando le stelle nel cielo, immaginando il proprio futuro. Nau il proprio lo ha già scelto, faceva l’artista, ma Yon, che ha un fiore di loto nel nome, ha sempre voluto danzare: cosa difficile da realizzare vivendo in una zona rurale.

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Nel poco tempo che riescono a trascorrere assieme, le ragazze cercano di costruire, almeno nella propria mente, la vita perfetta. Nessuna delle due agognava a una famiglia, una casa protetta dai jangseung o a tante giare di kimchi in giardino, scorta fondamentale per l’inverno. Desideravano una carriera e un amore con cui esplorare il mondo, per vedere cosa c’è al di là del mare.

L’aceto del benessere [che però non si mangia]

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Mi piace vivere nella natura e osservarne, giorno dopo giorno, i cambiamenti secondo il susseguirsi delle stagioni. Le foglie nuove, i fiori che fanno timidamente capolino e le erbe spontanee che popolano il prato fanno parte di un equilibrio atavico da tutelare e apprezzare.

Così, come cerco di alimentarmi nella maniera più salutare possibile, provo a utilizzare prodotti antichi anche per curare corpo e pelle. Un po’ di tempo fa ho notato nel bagno di mia madre un aceto cosmetico di cui ignoravo la provenienza. Lei mi ha detto di averlo comprato in una erboristeria dell’Elba e di non ricordarne più le proprietà.

Il suo nome alquanto singolare, Aceto dei 4 Ladri, deriva da 4 astuti ladri che, durante l’epidemia di peste nel 1630 a Tolosa, avevano l’abitudine di derubare i cadaveri senza mai rimanere contagiati. Quando vennero catturati, ottennero la scarcerazione svelando il loro segreto di salute e benessere: si sfregavano il corpo con un aceto ottenuto dalla macerazione di alcune piante riconosciute per le loro virtù calmanti, detergenti e ammorbidenti.

L’aceto, di per sè, risulta essere un prezioso alleato per le sue proprietà deodoranti, conservative, e antinfiammatorie. Addolcisce le acque ricche di calcare oltre a illuminare pelle e capelli. Naturalmente, queste piacevoli capacità può averle solamente se risulta essere il diretto derivato di ottimo vino. L’erborista Ermanno Valli pensò poi di arricchire l’aceto con erbe dalle virtù eccezionali.

La ricetta originale prevede foglie di salvia, rosmarino, timo, lavanda e aglio ma, in seguito, comparve una variante che conteneva alloro, foglie di noce, una stecca di cannella schiacciata, bacche di ginepro e chiodi di garofano che, a differenza degli altri ingredienti, devono poi rimanere in infusione nella bottiglietta conferendogli il profumo tipico.

Il composto del benessere deve macerare per sette giorni prima di essere filtrato. Tra le numerose proprietà che vengono riconosciute a questo aceto cosmetico sono da annoverare quelle antimicotiche, antisettiche e carminative. Utile come tonico sulla pelle, rinfrescante nell’acqua della vasca da bagno e dei pediluvi, diluendo 1/2 bicchiere di aceto ogni 2 litri di acqua.

In quello che ho preparato io ho aggiunto anche le foglie di melissa, nota per le sue qualità antinfiammatorie.

Non siete curiosi di provarlo?

Tozeur: oasi ai margini del Sahara

tunisia_pista_montagnaPassano ancora lenti i treni per Tozeur…” diceva una canzone di Franco Battiato. E, in effetti, in questo angolo di Tunisia è ancora così. La stazione rimane lì, quasi abbandonata, ad accogliere i rari convogli che si trascinano da quelle parti.

Quando la visitai io era inverno e il freddo era inclemente, anche durante le ore diurne, spesso spazzate dal vento e bagnate dalla pioggia. Le alte palme sorvegliavano le case del centro che, come tutte quelle della regione del Jerid, sono caratterizzate dai mattoni bicolore: giallo e marrone. Nel suq si respira il vero spirito rilassato del Paese. Tozeur, infatti, rimane lontano dal caos delle spiagge e dei centri termali, affacciandosi sulle distese di sabbia.

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Le vie strette e le piccole piazze accolgono i negozi di ceramiche, tessuti e tappeti alternandosi ai numerosi bar e ristoranti. Grazie alla fertilità della sua terra Tozeur divenne una città molto importante per l’Impero Romano, mentre l’arrivo degli arabi ne arricchì il patrimonio architettonico costruendo moschee accanto alle chiese e sviluppando la struttura urbana. L’artigianato principale di questa zona riguarda la tessitura di lana e seta e la lavorazione dell’argilla.

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Poco distante da Tozeur si trova invece lo scenografico canyon di Midès, che fece da sfondo alle riprese de Il paziente inglese. Le sue rocce ocra e rosa sono state sagomate dal tempo e una bella passeggiata all’ombra delle palme, conduce a un placido specchio d’acqua. L’omonimo villaggio venne abbandonato nel 1969 per inondazioni e ora rimane un luogo sospeso nel tempo.

Tozeur è famosa per la produzione di datteri, che si trovano facilmente nei golosi dolci. Io, però, vi consiglio di provarli accompagnandoli a del formaggio fresco, meglio se di capra: lo zucchero del frutto esalterà la sapidità del latticino.

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