Barcellona: una storia e la ricetta dei churros

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Anna viveva a Barcellona da quasi quattro anni. Lasciò la sua Torino quando decise di convertirsi all’Islam. Non lo aveva fatto per amore, come la maggior parte di voi potrebbe credere, ma per convinzione propria. Cercava una dimensione che la facesse sentire protetta e pensò di averla trovata in quella religione, che faceva paura ai più. Per Anna, invece, significava condivisione, altruismo e compassione. I foulard con cui si copriva i capelli erano splendidi. Li teneva con cura in un cassetto della sua piccola camera da letto, non permettendo a nessuno di toccarli o guardarli troppo a lungo. Abitava nel quartiere di El Raval all’ultimo piano di una palazzina bassa e un po’ fatiscente, che affacciava su un vicolo a sfondo chiuso. Oggi, il quartiere, è costellato di gallerie d’arte ma un tempo era vissuto soprattutto da prostitute.

L’appartamento di Anna era davvero piccolo, ma accogliente come un abbraccio. Tutto merito di lei che lo aveva reso caldo, colorandolo di tessuti e ceramiche. Ricordo i tanti libri, accatastati per terra perché non avevano un posto proprio dove stare. Sento ancora nel naso il profumo dell’olio per capelli che metteva per renderli lucidi. Preparo ancora i churros che mi insegnò a fare lei, in una limpida e fredda giornata invernale.

I churros

I churros sono dei soffici dolcetti che, normalmente, vengono consumati a colazione intingendoli in una tazza di cioccolata bollente. Si trovano nelle rinomate cioccolaterie e caffetterie, ma anche sui banchetti per strada. Sono fatti con una pastella fritta che rimane croccante fuori e morbida dentro e sono ottimi anche solo cosparsi di zucchero a velo. Questa volta alla ricetta originale ho aggiunto un tocco giapponese…

 

Churros al matcha

ingredienti: 250 ml di acqua, 2 cucchiai di zucchero semolato, 100 ml di olio di semi, 1 pizzico di sale, 125g di farina, 1 cucchiaio di tè matcha in polvere, 2 uova, olio di semi di arachide per friggere

In un pentolino portare a ebolizzione l’acqua a cui si aggiungeranno lo zucchero e l’olio. Unire poi la farina e mescolare fino a che il composto, amalgamandosi, non diventerà una palla omogenea e togliere da fuoco.

Quando il composto si sarà raffreddato, aggiungere il tè matcha e le uova, una alla volta. Inserire il tutto in un sac a poche e spremere i churros nell’olio profondo e bollente, tagliandoli della lunghezza desiderata. Per non far bruciare i churros fuori lasciandoli crudi dentro, fate attenzione alla temperatura dell’olio che non deve essere troppo caldo.

Si possono preparare anche al forno anche se, ovviamente, perdono un po’ in golosità. Serviteli comunque caldissimi e cosparsi di zucchero a velo.

Je suis Charlie, ma l’Islam non è questo

candele

Affranta per gli eventi accaduti a Parigi, rimango sconcertata e ancora più addolorata dai tanti commenti di odio verso l’Islam.

Fatti di violenza del genere vanno condannati a prescindere dalla razza e dalla religione, senza sconfinare nel qualunquismo prendendosela con chi non ha colpe. Mi fa male al cuore leggere frasi di odio verso chi, invece, con me si è sempre dimostrato generoso.

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Il mio non è un discorso pro Islam: non sono una persona religiosa e non sono interessata nemmeno al Cristianesimo. Parlo di persone che certamente stanno soffrendo come tutti noi.

Chi se la prende con arabi e islamici a prescindere sicuramente non è stato sfamato in piena notte da una donna tunisina che aveva notato un paio di stranieri aspettare al freddo davanti a un meccanico, con l’auto in panne.

valli georgiane

Certamente queste persone cariche di rabbia non hanno mai condiviso il cibo con alcuni berberi nel deserto marocchino; non gli è mai stato offerto un caffè in cambio di quattro chiacchiere in Siria; non sono mai stati ringraziati con le lacrime agli occhi da un pastore nomade a cui hanno donato un paio di scarpe, per evitare che l’uomo camminasse a piedi nudi sui sassi. Nessun contadino turco deve aver regalato a voi, pieni di odio, frutta e verdura appena colte. Non siete mai stati accolti in una casa come se foste figli naturali di quella terra e di quelle persone.

ata

Voi che citate con trasporto il pensiero delirante della Fallaci, non siete mai stati costretti ad abbandonare la vostra casa e il vostro Paese perché martoriato da una guerra assurda. Questa esperienza, per fortuna, non l’ho provata nemmeno io, ma se continuerete a diffondere tutto questo odio facendo il gioco dei terroristi, presto capiterà anche a tutti noi.

Je suis Charlie, certo, ma voglio ricordare tutti i musulmani meravigliosi che ho incontrato sulla mia strada, sperando che l’odio la smetta di produrre ancora più odio.

 

Cinque anni di viaggi: auguri Travel to Taste

federica giuliani

Il 1° gennaio di cinque anni fa nasceva Travel to Taste, un po’ per gioco un po’ per scommessa, e da allora tanto è cambiato nella mia vita. L’evento più importante per me è stato pubblicare Sari, Samosa e Sutra (anche se nuovi libri stanno per arrivare), ma quello che mi ha maggiormente arricchita sono stati i viaggi, sia quelli di lavoro che quelli di piacere.

Questi cinque anni, quindi, ve li racconto per immagini. Una foto per anno, per luogo: viaggi che mi hanno fatto incontrare persone speciali, che mi hanno accompagnata fino a qui.

Per il nuovo anno mi riprometto di evitare le persone che non sono capaci di dire grazie e che non vogliono dire la verità. Spero di continuare a condividere del tempo con tutti gli amici che, finalmente, sono riuscita a vedere durante queste vacanze natalizie. Vorrei proseguire a svolgere il mio lavoro senza dovermi preoccupare di chi è poco corretto.

A voi, invece, auguro di colorare la vostra vita con le tinte che preferite, di lasciarvi andare a qualche momento di pura follia e di concentrarvi su ciò che di buono vi circonda.

star flyer

Correva l’anno 2010 e la crociera sullo Star Flyer è stata il mio primo viaggio di lavoro. Lì ho incontrato Elisa, un’amica lontana che sento però sempre straordinariamente vicina.

bevagna

Il 2011 è stato l’anno di Umbria on the Blog, una delle più belle esperienze che abbia mai fatto. Ho conosciuto un regione splendida e persone meravigliose che, in un modo o nell’altro, sono ancora nella mia vita. La foto è stata scattata a Bevagna, dove le botteghe degli antichi mestieri sono ancora valorizzate. Quest’anno ho ricominciato a inviare lettere sigillate con la ceralacca e spero di continuare a farlo con costanza. Viene sottovalutato il potere benefico di una missiva scritta a mano.

san diego

Nel 2012 ho messo piede per la prima volta negli USA volando a San Diego. Un’esperienza diversa da tutte le altre, ma che mi ha lasciato grande consapevolezza di me e delle mie capacità.

 rotterdam

Il 2013 mi ha fatto scoprire l’Olanda con un viaggio a Rotterdam. Un viaggio divertente con compagni di viaggio speciali. Da qui è iniziato il mio amore per il Paese, dove torno appena posso.

corsica

A settembre 2014 ho trascorso dieci splendidi giorni in Corsica per un viaggio on the road, proprio come piace a me. Ho percorso tanti chilometri su strade difficili e impervie, che mi hanno fatto riflettere sul viaggiare e mi hanno fatto capire qualcosa in più su me stessa.

Buon Anno amici, il 2015 ci aspetta!

Succo estratto di ananas e curcuma fresca contro l’influenza

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Ho già utilizzato la curcuma fresca, ma è la prima volta che la uso da quando ho comprato l’estrattore di succhi. Adoro il suo colore – anche se tinge ogni cosa con cui entra in contatto – e la mia insegnante di yoga mi ha consigliato di consumarne un po’ ogni giorno per combattere l’influenza. Le sue proprietà immunostimolanti, infatti, sono note in tutta l’Asia.

L‘ananas, invece, oltre a essere antiffiammatorio è anche immunomodulante: regola l’attività del sistema immunitario. L’ideale per chi, come me, ha delle difese troppo forti che possono provocare  allergie.

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Succo estratto di ananas e curcuma fresca

Ingredienti: 1 ananas maturo, qualche pezzo di radice fresca di curcuma

Pulire l’ananas e tagliarlo a pezzi molto piccoli, altrimenti i filtri dell’estrattore si intaseranno. Lavare le radici di curcuma, ma non pelarle, e tagliarle a fettine. Passare tutto nell’estrattore e bere un po’ di succo ogni giorno.

Nota: la curcuma, a differenza dello zenzero, ha una polpa un po’ grassa che può ungere il meccanismo e tingere i materiali. Se volete semplificarvi la vita potete aggiungerla in polvere direttamente nel succo di frutta.

Leggi altri post sulla curcuma: La Maga delle Spezie | L’oro in una spezia

Visitare L’Aia con il tram n.1

biciNon chiamatela L’Aia, se volete farvi capire dagli olandesi. I locali, infatti, la conoscono come Den Haag e nessuno sa spiegare perché fuori dall’Olanda solo questa città cambi nome in base alla lingua.

In ogni modo L’Aia è una destinazione che non avevo mai preso in considerazione, ma che mi ha piacevolmente sorpresa. È vivace, allegra ed elegante. Sarà per il fatto che alcuni membri della famiglia reale abitano qui o per la quantità di negozi raffinati, ma L’Aia ha un carattere unico.

Il modo più semplice e comodo per visitarla è saltare a bordo del tram n. 1, che la attraversa interamente conducendo i passeggeri fino al mare, da un lato, e a Delft, dall’altro. Ricordate che ogni volta che salite e scendete dal tram dovete vidimare il biglietto alla macchinetta automatica a bordo.

IL PARLAMENTO

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In pieno centro cittadino il palazzo del Parlamento spicca per maestosità. È circondato da un lago che, all’ora giusta della giornata, lo illumina di caldi raggi dorati. Il complesso architettonico che lo ospita si chiama Binnenhof e risale al XIII secolo quando, sul medesimo terreno, venne fatta costruire la residenza di un conte. Intorno alla corte, con il tempo, si svilupparono numerosi altri edifici come la sala del trono o la torre dove ha sede l’ufficio del Primo Ministro olandese.

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Alle spalle del Parlamento, poi, si stagliano fieri alcuni grattacieli moderni sorti nella zona maggiormente colpita durante la Seconda Guerra Mondiale. Antico e moderno si fondono con armonia per guardare insieme al futuro.

I CORTILI

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Un po’ in tutte le città olandesi si possono trovare cortili segreti, che custodiscono storie e misteri. Anche Utrecht ne ha e l’Aia non è da meno.

Al numero 41-61 di Park Street, ad esempio, dietro a una porta verde qualunque si trova la corte Rusthof, uno dei superstiti ospizi di beneficenza. Fu fondata nel 1841 da da Elizabeth Green Prinsterer – van der Hoop che utilizzò i soldi avuti in eredità dal padre per aprire questo luogo aperto solo alle donne dove venivano insegnati loro alcuni mestieri manuali come il cucito. Attualmente, dopo un restauro avvenuto nel 1986, la casa è destinata alle donne single di oltre 55 anni con un reddito basso.

Il cortile è considerato un vero monumento cittadino con il suo giardino fiorito e l’orto, e rappresenta comunque un interessante spaccato della storia e della società.

 

SCHEVENINGEN

mare Aja

Proseguendo con il tram n. 1 fino al mare si arriva nella località di Scheveningen, che dista solo sei chilometri dal centro cittadino. Una lunga, lunghissima spiaggia invita a camminare respirando salsedine e ascoltando le conchiglie scricchiolare sotto i piedi. È mare del Nord, certo, senza il colori mozzafiato dei Tropici o del Mediterraneo, ma l’energia del mare è sempre la stessa, basta riconoscerla e assorbirla.

Affacciato sul piccolo porto abitato da splendide barche, al 43 di Dr. Lalykade, c’è una tappa obbligata per gli amanti del pesce e dei frutti di mare: Catch by Simonis. Un bel ristorante con terrazza sul mare, in estate ovviamente, dove vale davvero la pena di cenare almeno una volta durante la vacanza all’Aia. Sushi, grigliate, crostacei e zuppe accompagnati da una buona selezione di vini, serviti anche a calice. I prezzi, oltretutto, non sono affatto proibitivi. Ricordate però di prenotare perché è molto frequentato.

Catch by Simonis

LE VIE CITTADINE

L’Aia è facilmente visitabile a piedi, viste le sue dimensioni ridotte, perciò scendete dal tram alla fermata più vicina al centro e camminate. Perdetevi con in naso all’insù per cogliere i dettagli Liberty dei palazzi o per osservare le insegne bizzarre. Sedetevi a uno dei tanti caffè per riscaldarvi, se è inverno, e per godere un po’ della rilassatezza tipica degli olandesi. La domenica mattina, in particolare, li troverete a consumare un sostanzioso brunch in compagnia o a leggere il giornale sorseggiando un tè. Per lo shopping del week end, invece, dovete aspettare il pomeriggio della domenica quando i negozi riaprono.

Se invece siete comodi sul tram n. 1, guardate scorrere il paesaggio fino ad arrivare a Delft, la città della ceramica blu.

UN CONSIGLIO

Se posso darvi un consiglio, prenotate una visita della città con Remco Dörr, una guida davvero speciale che saprà raccontarvi e farvi apprezzare ogni aspetto dell’Aia. Lo potete rintracciare a questa email: tours@denhaag.com

Succo estratto di finocchio, mela e zenzero per la digestione

succo mela finocchio zenzero

Mi sono da poco appassionata ai succhi estratti a freddo. In realtà era già un po’ di tempo che mi incuriosivano, ma non trovavo un estrattore che soddisfasse i miei desideri. In pratica non doveva essere troppo ingombrante e non costare una cifra esagerata. A forza di cercare e chiedere a persone fidate, ne ho trovato uno interessante e mi sono messa subito all’opera.

La scorsa settimana ho invitato degli amici a pranzo per la tradizionale bagna cauda annuale che, essendo a base di aglio, non è facilmente digeribile. Allora ho pensato di agevolare la digestione iniziando dall’aperitivo, servendo un succo estratto che non appesantisse lo stomaco ma che, anzi, potesse migliorare il lavoro dei succhi gastrici. Il succo vivo era a base di finocchio, mela verde e zenzero.

Il finocchio ha un contenuto ridotto calorico ed è ricco di fibre, sali minerali e vitamine utili al corretto funzionamento del sistema cardiocircolatiorio e nervoso. L’aspetto più importante, in questo caso, è dato però dalle sue proprietà diuretiche e disintossicanti, che migliorano le funzionalità epatiche favorendo l’eliminazione di tossine.

La mela verde, invece, l’ho scelta perchè stimola la digestione, è depurativa ed è un toccasana per l’intestino. Lo zenzero, infine, è molto conosciuto per essere il digestivo per eccellenza: combatte l’acidità di stomaco e il meteorismo.

Inoltre, questo succo è anche estremamente buono: dolce e acido al tempo stesso, rinvigorito dalla nota piccante data dalla radice. Un consiglio: non esagerate con lo zenzero. Il succo estratto risulta molto più intenso come sapore e rischiate di rovinare questa ottima bevanda.

Preparazione: lavate bene frutta e verdura (io ho usato anche le foglie esterne del finocchio, quelle più dure), tagliate tutto a piccoli pezzi ed estraete il succo. Servitelo freddo o con qualche cubetto di ghiaccio.

Week end a Utrecht tra canali, luci e birra artigianale

tulipani_traveltotasteL’Olanda mi piace per l’atmosfera rilassata che la pervade, per la sensazione di sicurezza, per l’architettura austera e allegra al tempo stesso, per i fiori, i canali e la genialità che mettono in certi progetti. Dopo aver visitato Amsterdam e Rotterdam, questa è stata la volta di Utrecht e l’Aja, ma iniziamo con la prima delle due.

I canali di Utrecht

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Utrecht colpisce subito per l’assenza di traffico e gli edifici medievali, ma più di tutto io sono stata attratta dai canali che, qui, si presentano con un aspetto unico al mondo. Fanno parte, infatti, di un ingegnoso sistema di sviluppo medievale con moli e cantine collegati con magazzini più ampi appartenenti alle case affacciate sui canali. Seicento anni fa tutto questo era palcoscenico di commerci e contrattazioni da parte dei venditori che vivevano poco più in alto della bottega. Gli stessi moli su cui si acquistavano verdure, vino e pesce, adesso in estate vengono allestiti i dehors dei locali alla moda, dove si può cenare o bere qualcosa a pelo d’acqua. Alla fine del XIX secolo, quando si impose la circolazione su strada invece che sull’acqua, cantine e moli vennero abbandonati con il rischio che rimanesse danneggiata alla lunga anche la parte superiore, fatta di strade a case. Con il tempo però, spesso per iniziativa privata, sono stati restaurati e ripristinati così come li vediamo oggi.

I canali si possono osservare passeggiando a piedi, comodamente seduti sul battello che in un’ora riporta al punto di partenza o noleggiandouna canoa e muovendosi in autonomia.

Trajectum Lumen

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Utrecht è bella da scoprire angolo dopo angolo, di giorno e di sera quando viene impreziosita da un progetto permanente che vuole dare alla città una nuova luce.

Diciotto luoghi del centro cittadino prendono vita grazie al Trajectum Lumen, che li trasforma in opere d’arte intrise di magia. Il Ganzemarkt Tunnel, ad esempio, che un tempo veniva usato per calare le barche in acqua adesso pare condurre in un’altra dimensione. I colori sfumano lentamente dal turchese al fuxia, dal giallo al verde valorizzando la bellezza delle antiche mura.

La Torre del Duomo non è certo esentata da questa meraviglia. Il simbolo della città, che si trova perfettamente al centro dell’abitato, svetta con suoi 212 sui tetti sottostanti mentre le sue arcate si illuminano con giochi di luce magistrali. Per seguire il percorso l’Ente del Turismo ha stampato un’apposita mappa e realizzato una app interattiva che potete scaricare qui.

Birra artigianale

Brouwer I

Nel cuore della città, a pochi passi dall’imbarco per il tour dei canali, si trova l’ Oudaen City Castle: un palazzo risalente al 1296 che attualmente ospita un ristorante, un teatro e un birrificio.

Utrecht nel medioevo contava circa trenta birrifici, tutti situati lungo il canale vecchio che al tempo era collegato al mare del Nord tramite un affluente del Reno.
Intorno al 1930, però, scomparvero tutti e solo nel 1990, questo birrificio decise di portare avanti la tradizione lavorando nei caratteristici sotterranei del Stadskasteel Oudaen. Nonostante sia un produttore di piccole dimensioni, produce circa 75000 all’anno, che però possono essere gustati solamente nel loro locale.
Ogni stagione ha la propria birra peculiare, mentre la bianca non filtrata è quella che li ha resi famosi e attira molti appassionati. Il profumo speziato e il sapore delicato, l’hanno fatta entrare nella lista delle mie preferite. Se intendete pranzare qui, vi consiglio i sandwich: pane integrale farcito con ogni delizia locale.

Un consiglio: Utrecht è da scoprire passeggiando con calma e sedendosi in uno dei caffè a osservare la vita che passa. Leggete la sua storia prima e poi lasciatevi conquistare dal suo charme.

Info: Visit Utrecht | Olanda Turismo

Marrakech: una terrazza e le msemmen

Msemmen marocchinoDa allora sono trascorsi undici anni, ma quel sapore non l’ho mai scordato. Mi ero svegliata in un palazzo che assomigliava a uno di quelli raccontati nelle fiabe di Mille e una Notte: tendaggi pregiati, maioliche verdi e blu, teiere scintillanti e lampade a olio di vetro colorato. Il riad in cui dormivo si trovava nella medina di Marrakech, a pochi passi dalla piazza Jamaa el Fnaa. Avevamo trascorso la sera precedente in giro per la città, cenando a base di tajine alle prugne, in un cortile rinfrescato dalle numerose piante, e passeggiando tra le bancarelle e i venditori di succhi di frutta.

La notte era trascorsa piacevolmente, avvolta dalle belle lenzuola e immersa nel silenzio più totale: il padrone di casa, infatti, ci aveva lasciato le chiavi perché eravamo gli unici ospiti del palazzo. Al risveglio, accecata dal sole marocchino d’agosto, sono salita in terrazza per la colazione e, ammaliata dal panorama sui tetti di Marrakech e incuriosita dalla vita locale già vivace, ho mangiato le msemmen in un morso di calore, morbidezza e fragranza.

Cosa sono?

 

Le msemmen sono delle crepes sfogliate che possono essere farcite o meno. A colazione, normalmente, vengono servite semplici in modo che possano essere usate come base per la marmellata. La versione farcita, invece, è salata e prevede l’uso di verdure tritate piuttosto finemente. Proprio come quella che ho preparato io.

Msemmen

ingredienti: 300 g farina 00, 150 g farina di semola, 250 g circa di acqua tiepida, 1 cucchiaino di sale, 2 gr lievito di birra in polvere, ½ tazza olio di semi, ½ tazza burro fuso, 60 g di semola circa per spolverare, peprone giallo tritato, peperone verde tritato, cipolla tritata

Mescolare in una ciotola l’olio di semi e il burro. Unire le farine, il lievito, il sale e aggiungere l’acqua poco alla volta. Impastare fino a ottenere un impasto omogeneo e morbido. Aggiungere le verdure tritate, lasciar riposare la pasta per 15 minuti e poi dividerla in otto palline, intingerle nel mix di olio e burro e mettere a riposo su un vassoio, schiacciandole leggermente.
Sulla superficie di lavoro versare un po’ del mix di olio e burro e con le mani stendere una pallina fino a ottenere una sottile sfoglia, facendo attenzione a non creare buchi; ripiegare l’impasto su se stesso per tre volte fino ad avere un quadrato. A ogni piega cospargere con olio e burro e un po’ di semola.
Mettere una padella sul fuoco al massimo del calore e ungerla accuratamente. Quando sarà ben calda, cuocere le crepes fino a che la pasta non si gonfia e prende colore.

Risotto con toma blu e datteri omaniti: integrazione a tavola

datteri

Ho scoperto il gusto dei datteri qualche anno fa, durante un viaggio nel deserto tunisino. Al mercato settimanale di Douz le bancarelle ne erano piene e li vendevano sia sfusi che in scatola. Seduta sulla sabbia fresca e umida per la pioggia, ho imparato ad apprezzarne la consistenza compatta e al tempo stesso morbida e il sapore dolce, ma non stucchevole.

In Italia è difficile trovarne di buoni, ma qualche giorno fa l’amica Sandra, di ritorno da un viaggio in Oman, me ne portati un po’ e ho pensato di impiegarli in una ricetta salata.

Un po’ di storia

In Oman, Paese situato sul limite orientale della penisola araba, la produzione dei datteri è una risorsa fondamentale. Li esporta in tutto il mondo e sono molto apprezzati per le loro proprietà: ricchi di fruttosio e poveri di grassi, risultano molto energetici. Sarebbe meglio consumarli freschi invece che secchi perché nel primo caso contengono molte meno calorie, ma basta limitarsi nelle quantità. I datteri, inoltre, contengono minerali e vitamine utili per il buon funzionamento del cuore e del cervello. Ce ne sono di molte varietà: Hilali - raccolti in tarda stagione con una percentuale di zucchero pari al 60% -, Khunazi - molto popolare, è di colore rosso scuro e resiste anche a elevati livelli di umidità – e Khalas - la tipologia più buona (65% di zucchero) di un colore giallo acceso, di forma ovale viene consumato sia fresco che parzialmente essiccato.

Curiosità

Per trovare un po’ di sollievo in caso di raffreddore, preparate un decotto con 100 grammi di datteri secchi e mezzo litro d’acqua. Bollire i datteri per qualche minuto nell’acqua, filtrare e dolcificare a piacere. I datteri potranno essere mangiati o utilizzati come sostitutivo dello zucchero.

 

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Risotto con toma blu e datteri

ingredienti per 2 persone: 160 g di riso Carnaroli, burro, brodo vegetale caldo, 1/2 porro, 1/2 carota, 80 g di toma blu, 4 datteri

Tritare il porro e la carota finemente e farli soffriggere in una noce di burro. Versare il riso, lasciarlo tostare per un paio di minuti e coprire con il brodo bollente. Mentre il riso cuoce, far rinvenire in un po’ d’acqua calda i datteri, tritarli grossolanamente e tenere da parte.

A cottura ultimata, a fuoco spento, aggiungere i datteri e mantecare il riso con la toma blu tagliata a cubetti. Servire caldo.

Nota: la toma blu è un formaggio tipico piemontese di latte vaccino, che ha una pasta compatta venata da screziature blu. Nonostante sia leggermente piccante, non risulta particolarmente aggressiva al palato. Con i datteri si possono abbianare bene anche formaggi più forti come il gorgonzola o il roquefort.

Aperitivo orientale: chips di cachi

cachi_traveltotasteQuando ero bambina c’erano solo due alimenti che detestavo con tutte le mie forze: le carote cotte e i cachi. Mi infastidiva la consistenza un po’ molliccia e non c’era verso di farmeli mangiare. Con il tempo ho fatto pace con entrambi e, piano piano, ho imparato ad apprezzarli.

I cachi sono originari della terra che più amo, l’Asia, e pare che la pianta si sia sviluppata prima in Cina per poi diffondersi dalla Corea al Giappone, dove è anche chiamato l’Albero della Pace, per essere sopravvissuto alla bomba atomica sganciata su Nagasaki.

Per la dolcezza della sua polpa viene normalmente destinato ai dessert, ma credo che possa essere egegiamente impiegato anche in preparazioni salate. Qualche anno fa, ad esempio, me lo servirono in accompagnamento a una deliziosa e cremosa burrata. In Giappone viene utilizzato per realizzare alcune bevande alcoliche tra cui certe varietà di sakè.

Le sue proprietà benefiche sono molteplici: ricco di vitamina C, potassio e fibre è utile nell’alimentazione dei bambini e degli sportivi. È però un frutto molto zuccherino, perciò i diabetici e chi ha problemi di peso farebbe bene a evitarlo.

Ieri un’amica me ne ha regalato una cassetta e ho pensato di essiccarli per poterli conservare più a lungo e consumarli come stuzzicante aperitivo… con un tocco orientale.

cacchi essiccati alle spezie_traveltotaste

Chips di cachi speziate

ingredienti: cachi non ancora maturi, sale integrale, curcuma, berberè

Tagliare i cachi a fette sottili e infornarle a 120 °C per circa 2 ore, girando le fette almeno una volta durante l’essiccazione. A metà tempo salare uniformemente. Trascorso il tempo, e avendo fatto attenzione a non far annerire i cachi, togliere dal forno e cospargere con le spezie. Io ho usato curcuma e berberè, ma si possono utilizzare curry, pepe macinato fresco e ogni spezia che vi ispiri.