Corsica da vivere: 10 giorni on the road

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È ora di ripartire, ma per lavoro questa volta. Un progetto di marketing turistico perfetto per me e per il mio modo di viaggiare: la Corsica da vivere e da scoprire in 10 giorni on the road. Un itinerario di massima – ad anello – è stato scelto dall’Ente del Turismo, come si vede dalla mappa in foto, ma il vero percorso sarà lasciato al mio intuito. Racconterò soprattutto di sapori, ma anche di artigianato e mare, naturalmente.

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Ho messo piede in Corsica solo due volte: della prima poco mi ricordo – è passatto moltissimo tempo – mentre la seconda ho visitato solamente la deliziosa Saint Florent, dove sono approdata a bordo di uno splendido veliero.

Adoro viaggiare in auto perché mi permette di raggiungere luoghi nascosti: oltrepassare una curva può riservare sorprese. Partirò il 4 settembre da Savona per Bastia e visiterò la parte nord dell’isola, compreso il Capo Corso, la penisola che pare rappresentare un mondo a parte.

Insomma, le cose da raccontare saranno tante e potrete leggerle ogni giorno sul blog dedicato al progetto e sui Social Network seguendo l’hashtag #corsicavivilaadesso.

Partner dell’iniziativa sono Corsica Ferries, con cui raggiungerò l’isola, e Fiat, grazie a cui proverò (forse) la 500 L… credo che io e lei ci divertiremo insieme.

Pronti a partire? Io sì e corro a fare la valigia.

Bobby Chinn: poliedrico chef ambasciatore del turismo vietnamita in Europa

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Ho saputo dell’esistenza di Bobby Chinn parecchi anni fa, quando in Italia veniva trasmessa una serie in cui raccontava il cibo da strada asiatico in maniera semplice e coinvolgente. Credo che sia anche grazie a lui se, con il tempo, mi sono appassionata ogni giorno di più alla cucina dell’Asia e del mondo. Ho sempre sperato di poter, un giorno, cenare nel suo ristorante in Vietnam e, anche se quel desiderio non si è ancora realizzato, ne ho raggiunto un altro: intervistare Bobby Chinn nell’anno in cui è stato nominato ambasciatore del turismo vietnamita in Europa. Per me un vero orgoglio, in attesa di assaggiare i suoi piatti ad Hanoi o a Londra.

Bobby, sei nato in Nuova Zelanda e cresciuto in Inghilterra, Stati Uniti ed Egitto: quale aspetto di questi Paesi utilizzi nella tua cucina e cosa no. Perchè? Inoltre, quando hai scoperto la tua passione per il cibo?

Sono un vero cocktail etnico. Non c’erano allievi metà egiziani, metà cinesi nati in Nuova Zelanda in una delle tante scuole che ho frequentato attraverso i tre continenti. Quando sei così nessuno si aspetta davvero che tu sia un conformista e segua un percorso tradizionale. Quindi io non saprei dire se a influenzare la mia cucina siano stati l’educazione americana, i natali neozelandesi, gli egiziani o i cinesi. Penso di essere molto curioso e predisposto ai viaggi, durante i quali ho imparato a fondere le diverse culture in maniera molto sottile. Non vorrei mai provare a integrare idee o ingredienti in maniera completamente difforme a come lo farebbero gli appartenenti a una certa cultura.

Perché ti sei trasferito in Vietnam e che cosa ti piace in particolare del cibo locale?

Mio padre è un iconoclasta ed è sempre stato più avanti degli altri. Mi disse che il Vietnam era in forte via di sviluppo e guardare mio padre – cinese – ottenere ottimi risultati in campo lavorativo è stato come guardare un topo entrare in un labirinto inebriato dal profumo del formaggio! Questo è successo più di 20 anni fa, quando il turismo era inesistente, di uomini d’affari stranieri se ne vedevano pochi e la maggioranza del popolo vietnamita girava in bicicletta. Si poteva vedere la Via Lattea dal centro della città alle 10 di sera per la mancanza di inquinamento luminoso. Ho pensato che se l’economia e il turismo in Vietnam erano in crescita, sarebbe accaduta la stessa cosa per la popolarità del cibo vietnamita. Grazie al suo stile unico sarebbe potuto diventare una delle grandi cucine del mondo per salubrità, sostenibilità, raffinatezza e pura bontà. Il Paese è stato in lotta per la sua indipendenza per più di mille anni e dopo la guerra americana, la maggior parte dei Paesi occidentali ha avuto l’embargo nei suoi confronti. Così, per oltre 30 anni  il Vietnam è rimasto isolato economicamente e culturalmente e gran parte del mondo non ne conosceva il cibo, la cultura, la gente e la sua storia. Quando sono arrivato, pensavo di studiare il cibo vietnamita per un anno o due e tornare a San Francisco per aprire un ristorante franco-vietnamita, ma niente si è avverato secondo i piani.

Dopo il periodo di studio non mi sentivo veramente qualificato per assumere la posizione di chef a casa, così ho deciso di provare qui: quale posto migliore per fallire, visto che nessuno mi conosceva! C’era una parte di me che pensava di poter fare la differenza nella vita delle persone in Vietnam. Non ho mai pensato che avrei ottenuto il successo che ho avuto, ma in sincerità, ho seriamente pensato che avrei potuto farlo, con una sensazione ancora più profonda di riuscire a fare la differenza. Quella vietnamita è una cucina moderna che è stata ottimizzata e perfezionata nel corso di più di 1000 anni. Io amo la semplicità delle preparazioni riuscendo, però, a ottenere risultati sofisticati e complessi. Quello che mi impressiona di più è che è ridicolmente a basso costo, è diversamente sostenibile ed è incredibilmente deliziosa.

Cucini ancora nel tuo ristorante o consideri più interessante la tua carriera come scrittore e presentatore? (Ho apprezzato molto la serie tv andata in onda in Italia alcuni anni fa e mi piacerebbe vedere WorldCafe … mai arrivato sui monitor italiani)

Ti ringrazio molto! Sono molto lusingato dalle tue parole gentili tanto quanto mi sento umiliato da loro…

Francamente penso che potrei soffrire di ADD (Sindrome da deficit di attenzione) perchè mi piace mettere sempre molta carne al fuoco, di conseguenza sono sempre molto occupato, ma amando molto tutto ciò che faccio non riesco a considerarlo lavoro. Quando apro un ristorante sto sempre in cucina perché mi piace impartire il mio stile e i miei sistemi, ma una volta che lo staff è adeguatamente addestrato, lo lascio lavorare in autonomia. Quindi passo del tempo in cucina, ma non tanto quanto facevo un tempo. Trovo che sia più importante permettere alle persone di assumersi le proprie responsabilità e, sinceramente, non mi vedo come uno chef, del cui ruolo ho molto rispetto. Attualmente sto lavorando a un nuovo libro, ma come puoi immaginare ci vuole un sacco di tempo e richiede davvero molta disciplina.

Per quanto riguarda la TV, stiamo aggiungendo altre quattro puntate della serie WorldCafè e ho appena finito di girare delle puntate pilota per quanto riguarda l’alimentazione detox. Sto anche lavorando su un nuovo progetto, ma procede molto lentamente! Se ciò non bastasse, sto cercando di ingrandire i ristoranti di Londra e di Hanoi, che opera con una ONG chiamata Blue Dragon per aiutare i bambini vittime del traffico di esseri umani. Abbiamo creato un programma di formazione modulare che noi chiamiamo “apprendimento sperimentale”, che mi occupa del tempo.

Infine, sono ambasciatore del pesce sostenibile e dell’iniziativa Triangolo di Corallo per il WWF in Asia, perché per me è importante promuovere l’utilizzo di pesce sostenibile.

Qual è il tuo piatto preferito in assoluto?

Purtroppo non sono mai stato molto bravo a scegliere le cose preferite: il colore, un animale o una qualsiasi altra cosa! Tutto dipende dal mio stato d’animo, che è in continua evoluzione. Sono in costante mutazione e le mie risposte potrebbero cambiare nel corso degli anni, quindi dovessero essere in contrasto tra loro è solo perché sono sincero. Quindi sarebbe ingiusto e inesatto per me dirtene uno!

Tuttavia, se mi sento stanco, malato o se ho bisogno di qualcosa per reidratare il io corpo non c’è niente di più confortante di una ciotola calda di Pho. Amo anche una ciotola di Bun Rieu. Sono vorace quando si tratta di mangiare il Banh Xeo: fresco, leggero e sano, pur soddisfando il mio desiderio costante di qualcosa di un po’ croccante allo stesso tempo. Poi c’è sempre qualcosa di molto magico nel Banh Cuon preparato da Chi An su Hang Bo Street ad Hanoi. E questo è solo per quel che riguarda il cibo vietnamita! Poi ci sono i piatti del Medio Oriente, i cinesi, cucina indiana, italiana e messicana. Ma la lista potrebbe continuare all’infinito.

E qual è il tuo ingrediente preferito che non manca mai nei tuoi piatti?

Io sono una creatura molto flessibile e adattabile, quindi non sono abituato ad utilizzare sempre un stesso ingrediente.

Che dire sulla recente nomina come ambasciatore del turismo in Vietnam per il mercato europeo? Come pensate di “promuovere” la tua terra adottiva?

Sto ancora cercando la mia posizione in merito e ho parlato con molti leader nel settore dell’ospitalità e del turismo, nonché le imprese statali su come hanno pensato che avrei potuto aiutare la causa al meglio. I miei progetti immediati, comunque, prevedono di promuovere il Vietnam attraverso la sua cucina. Con il mio ristorante a Londra ho una base e posso visitare altri paesi europei per contribuire a promuovere il Paese attraverso i suoi sapori. “Quello che conta sono i risultati”, come si dice, perciò il modo migliore per raggiungerli è cucinare dimostrando la semplicità e la complessità di una tradizione gastronomica antica.

Ora non mi resta che provare a preparare i piatti che Bobby ha nominato e sperare di provare presto la sua cucina in evoluzione!

Foto inquirer.net

I vini di Malta e Gozo: mare e sole nel bicchiere

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I vini prodotti a Malta e Gozo profumano di mare e hanno il sapore del sole. Non tutti meritano un assaggio, ma quelli dell’azienda Delicata sono (per ora) i miei preferiti.

Cabernet Franc 2013: ancora un po’ giovane per essere apprezzato pienamente, ma è comunque piacevolmente intenso.

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Un bianco fermo che profuma di scogli bagnati dalle onde del mare. Delicato e aromatico al tempo stesso.

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Amo i rosè per il sapore spesso deciso accompagnato da una piacevole freschezza. Questo, però, ha il sole dentro che scalda ed energizza.

La mia ricerca continua…

Il Mar dei Caraibi a Comino

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A poche decine di metri dalla più famosa e gettonata Blue Lagoon di Comino, c’è un angolo dove sembra di essere stati trasportati ai Caraibi. Acqua turchese e limpida per nuotare in tranquillità. Naturalmente è raggiungibile solo in barca.

Saline di Gozo: benessere e bellezza

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Le saline si trovano nella parte nord di Gozo e sono tutt’ora in funzione. Un tempo, quando il sale era utilizzato come merce preziosa di scambio, l’attività era considerata la principale. Oggi il sale di produzione locale si trova un po’ ovunque sull’isola – utilissimo per il benessere della pelle -, ma le vasche scavate nella pietra naturale restano un luogo di grande bellezza.

Ricette turche | Imam Bayildi per combattere la nostalgia

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Sono tre anni ormai che manco dalla Turchia e la nostalgia si sta impossessando dei miei pensieri. Mi mancano i profumi forti, i sapori delicatamente speziati, il sorriso delle persone e i luoghi accoglienti. Lo scorso anno, andando e tornando dalla Corea, ho fatto scalo a Istanbul e non ho perso l’occasione di trascorrere una manciata di ore in città, per farmi accarezzare dalla sua brezza e riempirmi il cuore di attimi e sensazioni. I colori di Istanbul all’alba e la vivacità di un tramonto che segnava il termine del Ramadan, però, non hanno saziato la voglia di vivere del tempo lì. Ma questa è una storia che, per ora, è solo nei miei progetti.

Le ricette turche sono tante, quasi tutte golose e a volte raffinate, con radici che affondano nelle tradizioni dell’Impero Ottomano. Quella che vi voglio raccontare oggi, l’Imam Bayildi, è adatta anche ai vegetariani, cosa non frequente per la cucina turca. Il nome della ricetta significa “Imam svenuto” e sta a indicare il fatto che è talmente buona da aver fatto svenire addirittura l’Imam, quando gli fu servito dalla moglie. In Un Tocco di Zenzero, film fatto di spezie e poesia, c’è una scena dove Fanis, bambino appassionato di gastronomia, si alza di notte per preparare le melanzane Imam in onore dell’arrivo del nonno. Fanis aggiunge alla ricetta tradizionale una spezia, la noce moscata, che nessuno si aspettava ma che è stata molto apprezzata.

Ci sono numerose varianti di questa ricetta, che prevede l’utilizzo di molto olio di oliva, ma io vi propongo quella originale. Il risultato è un piatto molto aromatico da gustare in una sera d’estate, accompagnato da un calice di bollicine rosè. Almeno per questa sera la malinconia verrà placata, per il tempo di qualche boccone.

Imam Bayildi

Ingredienti per 2 persone: 4 piccole melanzane senza semi, 1 tazza di olio evo, 1 cipolla media tagliata a fette, 1 spicchio di aglio tritato, 2 pomodori di media grandezza tagliati a pezzi, 1 cucchiaio di succo di limone, sale qb, 1/2 cucchiaino di noce moscata, un cucchiano di uvetta ammollata nell’acqua.

Tagliare in due le melanzane, lasciando il gambo duro in cima. Effettuare due o tre tagli nella polpa e mettere in forno a 180°C fino a che non diventano più morbide. Estrarre dal forno e inserire nei tagli i pomodori, le cipolle, l’uvetta, l’aglio, il sale e la noce moscata. Cospargere di olio e rimettere in forno a 150°C per almeno 1 ora e mezza. Una volta completata la cottura, irrorare le melanzane con il succo di limone e lasciare raffreddare. Servire l’Imam Bayildi freddo, meglio se il giorno successivo. Se vi piace, potete aggiungere un po’ di peperoncino.

Chalet il Capricorno di Sauze d’Oulx: un’estate di eventi gourmet

20140712_153409Lo Chalet il Capricorno domina da una posizione d’eccezione la Val di Susa. Da un’altitudine di 1800 metri, infatti, gode di un panorama mozzafiato sia in inverno che in estate. A gennaio, in una domenica di neve e sole, ho avuto il grande piacere di pranzare al Naskira – ristorante dell’hotel – e sabato scorso mi sono immersa in un mondo a me congeniale, quello del Pane & Marmellata.

L’atmosfera che si respira al Capricorno è davvero speciale: si è isolati, circondati da una natura esuberante con la sola compagnia delle montagne circostanti. Eppure qui ci si sente a casa, perché l’accoglienza, da parte della squadra che anima e gestisce hotel e ristorante, è affettuosa come se qui ci vivessi davvero.

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La location è ideale per eventi dedicati alla musica e all’enogastronomia: l’aria frizzante di montagna e l’anfiteatro naturale di cui fa parte creano la giusta atmosfera. Nel pomeriggio di sabato scorso l’occasione è stata ottima per assaggiare il pane naturale di Marco Giaccone accompagnato da burro locale e dalle marmellate di Bianca Rosa Zumaglini, in “arte” Bianca delle Conserve.

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Marco Giaccone, appassionato di chimica e fermentazioni, dopo aver esplorato il mondo dei vini ha deciso di addentrarsi in un settore di fermentazioni altrettanto affascinanti: l’arte bianca. Ha fondato Pane Madre, un laboratorio a Buttigliera Alta (To) dove panifica utilizzando farine naturali e lievito madre insegnando anche a panificare. Per l’evento al Capricorno ha realizzato: pane integrale, baguette, pane ai 5 cereali, pane tipo Altamura e grissini tipici piemontesi, sia dolci che salati.

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Le marmellate, invece, sono state preparate e raccontate da Bianca, donna dal grande temperamento ed eleganza. I suoi prodotti non sono in vendita, ma “Condivisi per l’amore e il piacere di farlo”, dice. Tra le tante preparazioni: fragole e fiori di gelsomino, gelatina di peperoni di Carmagnola, melanzane bianche, patate ed erbe aromatiche, banane al cioccolato e poi la mia preferita, oltre che la sua specialità: confettura ai fiori di tarassaco, che per l’occasione sono stati raccolti in quota nei campi che circondano lo Chalet il Capricorno. Se volte imparare i suoi segreti li trovate nel libro Le confetture e le marmellate di nonna Bianca Rosa, Vol. 2, edito da Graphot.

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Ecco gli appuntamenti dell’estate allo Chalet il Capricorno:

  • 26 luglio – Buon Compleanno HACM! A un anno dalla nascita, l’Accademia Alta Cucina di Montagna è lieta di festeggiare con i membri del suo Club e premiare i vincitori del concorso “Disegna la Mascotte e vinci la Montagna”.
  • 09 agosto – AperiJazz in quota… per chi parte. Una serata all’insegna del relax e della buona musica, colorata dalle mille sfumature del tramonto e allietata dalle delizie della cucina e della pasticceria del Ristorante Naskira.
  • 13 settembre – AperiJazz in quota… per chi torna. Un appuntamento di fine estate con il jazz del Maestro Luca Rigazio. Ospite d’onore, Joseph Barnum, primo trombone dell’Orchestra Sinfonica della Rai, noto anche come solista e come re-maker del country jazz degli Anni ’50.
  • 20 settembre – Vecchio Piemonte. Un tuffo nel passato condotto da Simonetta Bosso, per riscoprire il piacere del recupero. A seguire cena “Vecchio Piemonte” per degustare gli antichi sapori della cucina piemontese.

Holi Fusion Festival: Torino a colori

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Dopo Berlino, Lisbona e Eindhoven l’Holi Fusion Festival è approdato a Torino, come unica data italiana. Sabato scorso, infatti, gli spazi del Parco Dora hanno accolto le numerose persone desiderose di fare festa a ritmo di musica e… colori.

La festa di Holi, in India, celebra l’arrivo della primavera e prevede l’usanza di lanciarsi addosso polveri colorate, naturali e di origine vegetale, mentre nella notte di luna piena si bruciano nel falò i ramoscelli secchi dell’inverno. La mattina seguente si gettano sulle braci ormai fredde polveri colorate a simboleggiare l’arrivo della primavera, con i suoi frutti. Il fuoco ricorda la leggenda che racconta di come la demonessa Holika morì bruciata su una grande pira, simbolo di vittoria degli dei sui demoni.

A Torino, invece, il lancio dei colori è servito a coprire le differenze culturali per unirsi sotto il segno di una grande e gioiosa festa. La città è infatti sempre più multiculturale e attenta ai temi di internazionalizzazione. Tanti, tantissimi i giovani presenti all’evento che hanno contribuito a diffondere una piccola parte della sconfinata cultura indiana.

Inoltre, una parte dell’incasso derivato dalla vendita dei biglietti di ingresso verrà devoluto a Nanhi Kali, una charity che si occupa attivamente di istruzione e microcredito per le bambine in India.

Nell’attesa dell’edizione 2015, godetevi queste foto scattate da Fabiola Giuliani.

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Crema di yogurt con frutta rossa e un tocco croccante

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State cercando un’idea per un dolce estivo da gustare di fronte alla tv (magari guardando i Mondiali)? Vi propongo una ricetta semplice, veloce e molto golosa. Questa crema di yogurt richiede pochi ingredienti ma che, come al solito, devono essere di alta qualità.

Si tratta di un dolce cremoso il cui sapore leggermente acido, dovuto allo yogurt e ai frutti rossi, viene bilanciato dalla dolcezza del croccante a base di sesamo nero e zenzero candito. Tra le spezie è quella che difficilmente manca nei miei piatti e si adatta bene alle preparazioni sia dolci che salate.

Potete realizzare il dolce che vi propongo anche all’ultimo, mentre gli ospiti (magari inaspettati) chiacchierano seduti sul divano.

 

Crema di yogurt con frutta rossa e un tocco croccante

Ingredienti per 2 persone: 100 g di yogurt intero (meglio se greco), 50 ml di panna da montare, frutti rossi freschi, 1/2 cucchiaio di zucchero a velo, 2 cucchiai di sesamo nero, 1 cucchiaio di zucchero di canna, zenzero candito

Montare con le fruste elettriche lo yogurt con la panna e lo zucchero a velo. Sistemare i frutti rossi sul fondo di due vasetti o bicchieri trasparenti (in caso di utilizzo di frutti essiccati, farli prima reidratare in acqua calda). Versare sopra la frutta la crema di yogurt e conservare nel frigo fino al momento di servire. Nel frattempo, scaldare una padella antiaderente, versarvi il sesamo nero con lo zucchero e lo zenzero candito tritato il più finemente possibile. Quando lo zucchero si sarà sciolto, mescolare bene gli ingredienti e versare il tutto su un foglio di carta da forno. Prima che il tutto si raffreddi, coprire il composto con un altro foglio di carta e formare, tirando con il mattarello, una sfoglia sottile da modellare a piacimento. Poco prima di servire, decorare i barattolini di crema con il croccante.

crema di yogurt frutta e sesamo

Ceramiche di Vietri: arte a colori

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Un anno fa in questi giorni ero sulla Costiera Amalfitana per partecipare a Festa a Vico. Durante quella breve fuga in Campania ho avuto il piacere di ammirare, in bar e hotel, le splendide e famose ceramiche di Vietri.
L’artigianato ceramico è da sempre uno dei fondamenti dell’economia salernitana. Le sue radici affondano in tempi lontani: la prima testimonianza di questa attività originale e di qualità risale già al 1472. Nel Medioevo, infatti, tutta la zona era ricca di argilla, che veniva saggiamente sfruttata per la realizzazione di manufatti, il cui trasporto era agevolato dalla presenza dei porti di Vietri e Salerno.

La realizzazione della ceramica artistica, invece, è da far risalire ai secoli XV e XVI quando cominciarono a produrre oggetti raffinati, spesso utilizzati per l’arredamento delle chiese.
Gli eleganti e colorati pavimenti si iniziarono a vedere nelle case private dalla seconda metà dell’Ottocento, mentre oggi ogni buon ceramista cerca di trovare il giusto equilibrio tra la tradizione e la modernità.

Le piastrelle, ormai famose in tutto il mondo, vengono ancora chiamate in napoletano riggiole, mentre l’addetto alla posa è chiamato riggiularo. Da ricordare è che le ceramiche di Vietri sono protette da una legge, che ne tutela i cicli produttivi. Per essere considerate originali devono essere cotte in forno e dipinte a mano utilizzando i colori tipici di Vietri che, su fondo bianco, riproducono il giallo del sole, gli azzurri del mare, i caldi marroni della terra e il blu del cielo. Sul retro della ceramica, poi, deve essere apposta la scritta “ceramica di Vietri”, naturalmente dipinta rigorosamente a mano.

Una passeggiata per Vietri sul Mare può far nascere un improvviso desiderio di portare un po’ di questi colori con sé, per sentirsi sempre un po’ in estate.