Guida di Torino: dove dormire e dove mangiare, dalla colazione alla cena
*** Aggiornato a ottobre 2024***
Torino sta iniziando ad avere una nuova vita, fatta di turismo, arte, musica, cultura e ottimo cibo. E sempre più spesso mi scrivono persone che, avendo organizzato un week end in città, mi chiedono consigli su dove dormire e mangiare. Ormai non si parte più alla scoperta di un luogo, ma si preferisce solcare le orme di altri per evitare il rischio di trovarsi male.
Anche se io rimango tra quelli che preferiscono le sorprese, anche in viaggio, ho pensato di scrivere questa breve guida (che aggiornerò con il passare del tempo) per aiutare chi ha deciso di conoscere la mia bella Torino, che da una piccola Parigi si sta trasformando sempre di più in una moderna NYC o in una giovane Rotterdam.

Dove fare colazione
Zucca: Un must, soprattutto se a colazione si preferisce un tramezzino a un croissant, che comunque non manca. Per i torinesi è un luogo della tradizione, anche se rinnovato da qualche tempo in chiave totalmente moderna, per i turisti è una tappa obbligata per conoscere la storia gastronomica della città. Indirizzo: Via Antonio Gramsci, 10
Gastropasticceria Scaiola: Un locale storico a gestione famigliare, dove coccolarsi con dolci d'autore ma anche tante golosità salate. Qui si fa colazione, ma anche pranzo e si può attingere dal banco gastronomia per un take away d'autore. Via Fratelli Carle, 46
Dove pranzare
OGR - Snodo: Tra il bistrò e il ristorante, scelgo il social table, dove il cibo è semplice ma ottimo. Ottimi anche i vini serviti a calice. Il servizio, a volte, può essere lento... ma se si è in vacanza si può pranzare senza alcuna fretta, godendosi l'ambiente splendidamente restaurato e l'atmosfera internazionale. Indirizzo: Corso Castelfidardo, 22 | t 011 0243771
Chiodi Latini New Food: Una cucina innovativa, che mette al centro tutto ciò che è vegetale, trasformando un semplice spinacio in un'esperienza sensoriale unica. Non viene servito alcun alimento di derivazione animale, ma non se ne sente minimamente la mancanza. A pranzo vengono proposti 4 piccoli menù degustazione da assaporare con calma. Non abbiate timore di chiedere delucidazioni su ciò che avete nel piatto: saranno tutti molto felici di raccontarvene i retroscena. Indirizzo: Via Bertola, 20B | t 011 026 0053
Pescheria Gallina: L'ideale durante la visita di Porta Palazzo, basta arrivare presto per assicurarsi un posto a sedere. Istituzione torinese per quanto riguarda il pesce fresco di qualità, lo è diventato anche per chi il pesce buono non lo vuole cucinare ma gustare già preparato. Funziona così: si va alla cassa della pescheria, si paga (15 euro compresi di piatto, vino, acqua e focaccia fatta in casa), sulla lavagnetta si sceglie la portata tra le proposte del giorno e ci si accomoda. Ottimi anche i panini take away, che mi ricordano quelli tipici turchi da gustare in riva al Bosforo a Istanbul. Indirizzo: Piazza della Repubblica, 14b | t 011 5213424
Ranzini: Altra istituzione torinese è questa enoteca a pochi passi dalle Porte Palatine. Qui si mangiano i tipici antipasti piemontesi, serviti nel piatto o come panino. Lingua al verde, vitello tonnato, tomini e acciughe sono solo un esempio. Per un aperitivo veloce, al banco servono bicchiere di vino e uova sode. Indirizzo: Via Porta Palatina, 9/g
Da Mauro: una trattoria aperta nel 1964, che è rimasta com'era. La cucina, a metà tra Piemonte e Toscana, si concentra sulla qualità e non guarda all'apparenza. Non lasciarti ingannare dall'impiattamento per niente instagrammabile o dall'arredamento vintage: il cibo e i prezzi sono quelli che ci si aspetta da una trattoria autentica. Indirizzo: Via Maria Vittoria, 11 | 0118170604 ma non telefonare, tanto non accettano prenotazioni
Dove fare merenda
Camellia: Se vi piace il tè, è qui che dovete venire. Il piccolo locale, elegante e in stile giapponese, offre la possibilità di sedersi a degustare un'ottima tazza di tè, da scegliere su un ricco menù e con il consiglio dei preparati proprietari. In accompagnamento, torte e biscotti artigianali. Le pregiate foglie si possono anche acquistare, insieme a tazze, teiere e tutto ciò che è necessario per preparare il tè nella maniera corretta. La vasta scelta accontenta tutti, sia chi come me ama il raro tè bianco, sia chi preferisce gusti più consueti. Indirizzo: Via Catania, 24
Caffè Al Bicerin: Non si può visitare Torino senza fare una tappa qui per assaggiare il vero e unico bicerin, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. Il locale è piccolo e, soprattutto nel week end, spesso è necessario aspettare a lungo prima di riuscire a entrare, ma l'attesa verrà ripagata da una vera delizia per il palato. Ottimo anche lo zabaione. Indirizzo: Piazza della Consolata, 5
Dove fare aperitivo
BER Enoteca Barbera e Rubatà: Poco lontana da Porta Susa, è un'ottima scelta nel caso ci si voglia deliziare con un buon bicchiere di vino accompagnato da qualche golosità a cavallo tra Piemonte e Sardegna. Un aperitivo che può farsi tanto ricco da sembrare una cena. (Via Gropello, 21)
Barz8: Chi viene qui lo fa perché ama i cocktail, di cui sono maestri. Alchimie che vengono ogni volta ideate per il cliente, in base ai suoi gusti e desideri. (Corso Moncalieri, 5)
Luogo Divino Social Wine Club: proprio di fronte a Luogo Divino, offre a partire dalle 18 la possibilità di bere qualcosa di buono (anzi ottimo) assaggiando alcuni sfiziosi piattini. (Via Maria Vittoria, 30 | t 375 8540514)
Dove cenare
Les Petites Madeleines: È il ristorante del Turin Palace Hotel, un angolo di bellezza e gentilezza dove provare la cucina elegante di Giuseppe Lisciotto, nata dalla sperimentazione ma che si concentra sul concetto di semplicità, che si riflette nella scelta degli ingredienti e nei sapori netti e freschi. In estate, poi, è possibile cenare sulla splendida e panoramica terrazza. (Via Paolo Sacchi, 8 | t 0110825321)
Scannabue: Un locale dove non solo si mangia come re (soprattutto cucina piemontese) ma si sta bene. In estate, bello cenare nel dehors affacciato sull'elegante piazzetta. (Largo Saluzzo, 25h | t 011 6696693)
Luogo Divino: Remo Girardi - chef di Luogo Divino - non smette di far viaggiare i suoi commensali. Anche grazie alla sua bella brigata multietnica, accompagna in un percorso alla scoperta delle culture del mondo. I piatti proposti traggono ispirazione da spezie, luoghi lontani e persone incontrate: qui la contaminazione è un valore da condividere. (Via San Massimo, 13 | t 01119323530)
La Madia: È un ristorante, elegante e curato nei minimi dettagli. La chef alla guida è Elisa Hoti, una dolce ma volitiva donna di origini albanesi. Coltiva la passione per la cucina fin da quando era bambina e, dopo quindici anni di formazione e gavetta, nel 2019 ha rilevato La Madia, già locale piemontese ai piedi della collina. La proposta attuale è un mix di tradizione e contemporaneità. (Corso Quintino Sella, 85a | t 0118190028)
Soul Kitchen: per una cena vegetale di alto livello, che rende felici anche gli onnivori. Ne ho già scritto qui
Dove dormire
Hotel dei Pittori: situato in una casa liberty, ha un fascino indiscusso. 12 camere, ognuna con le sue caratteristiche, dedicate a grandi pittori di epoca liberty. SI trova in Vanchiglia, uno dei quartieri storici di Torino, a pochi passi dalla Mole Antonelliana ed è una base perfetta per visitare la città. Indirizzo: Corso Regina Margherita, 57 | www.hoteldeipittori.it
Torino Mon Amour: è un delizioso B&B con stanze tematiche (la mia preferita è Madama Butterfly). Meno centrale, si trova nel quartiere Paradiso, ma vicino alla stazione della Metro.
Indirizzo: Via Thures, 26 | www.torinomonamour.it
Look To: un meraviglioso B&B affacciato su piazza Vittorio Veneto. Arredi eleganti, che prendono ispirazione dalle atmosfere sabaude ma anche da Paesi lontani, fiori freschi e location d'eccezione ne fanno un luogo dove dormire diventa una vera esperienza. Indirizzo: Piazza Vittorio Veneto, 8 | looktosuite.it
Hotel Dogana Vecchia: situato in una dimora d'epoca nel cuore cittadino, a pochi passi da Porta Palazzo, è perfetto per esplorare Torino a piedi. Mozart alloggiò proprio qui nel 1771 per presenziare alla rappresentazione dell'opera "Annibale in Torino" al Teatro Regio. Indirizzo: Via Corte d'Appello, 4 | www.hoteldoganavecchia.com
Finlandia: dove il vuoto si fa pienezza
Mi sono avvicinata alla Finlandia con sospetto. Ero quasi certa che non mi avrebbe conquistata: troppa natura e niente storia sono due ostacoli insormontabili per me. Mi immaginavo lunghe giornate fatte di passeggiate, un giro in barca e il necessario per portare a casa un buon reportage.
Eppure, l'aria limpida, la luce magica e i raggi del sole che impiegavano almeno due ore prima di scomparire dietro la linea dell'orizzonte mi hanno lasciata senza fiato. La Finlandia - in particolare la zona dell'arcipelago - costringe a riflettere, a pensare e, soprattutto, a svuotare la mente da pensieri e preconcetti. Solo nel vuoto, infatti, si può raggiungere una vera pienezza fatta di sensazioni, emozioni e meraviglia per le cose più semplici, che normalmente nemmeno noteremmo. Le spore dietro le felci, gli argentei licheni dalla consistenza ruvida, ma con un importante ruolo ambientale; e poi le persone, che nonostante la fama da orsi solitari, si sono dimostrate gentili e curiose.

E ancora, il silenzio, la mancanza di traffico, gli animali selvatici, i mirtilli da raccogliere in quantità lungo i sentieri, i riflessi sull'acqua calma (e per niente salata) del Mar Baltico, il sole caldo che si fonde con l'aria gelata, la nebbia che rende mistici i boschi.
La Finlandia è dove ci si diverte con poco, perché poco è quello che si ha a disposizione: un mercatino con una decina di bancarelle è motivo di ritrovo, festeggiamenti e allegria collettiva. Ai bambini, invece, basta correre intorno ad alcune balle di fieno per ridere a crepapelle.
La natura insegna a guardare oltre l'apparenza e a sentire più forte quello che abbiamo dentro. Un viaggio qui fa ritrovare il centro e ridimensiona la quotidianità.
La Finlandia, per me, è stata una scoperta che vorrei approfondire, andando più nord in cerca dell'Aurora Boreale e della neve. E anche dei licheni da assaggiare, che questa volta non ho avuto modo di trovare.




Paris je t'aime: storia di un amore arrivato all'improvviso
Paris je t'aime, recita la scritta di vernice rossa sul muro scrostato dall'umidità. Mi ricorda il film omonimo che racconta l'amore in tutte le sue declinazioni. Uno dei diciotto episodi, in particolare, mi ha colpita. In Quais de Seine si racconta dell'amore tra un parigino e una giovane musulmana, nato per caso sulle rive della Senna, dove ogni giorno si incrociano anime e sguardi, mentre le acque docili accarezzano la città.
Ma davvero Parigi si può amare incondizionatamente? Vecchi ricordi mi suggerivano il contrario: i palazzi austeri, i minacciosi gargoyle e i cieli plumbei avevano spinto Parigi in un angolo polveroso della mia memoria. Che se il sole vi si insinua si trasforma in un caleidoscopio di colori. Se ci si allontana per un attimo dalla Tour Eiffel e dagli Champs-Élysées si scopre un mondo variopinto fatto di arte, che tanto si scosta dalla sempre splendida Monna Lisa.
E poi ci sono i tetti. Ah, i tetti! Baudelaire diceva che, quando piove, i grigi tetti di Parigi si confondono con il cielo pesando come un coperchio sulla città. Ma proprio per i suoi tetti, così sinuosi e romantici, si cammina con il naso all'insù nelle giornate limpide, quando il sole li illumina e colora d'oro il cielo della sera. La magia di Parigi sta nel potere dell’immaginazione che nasce e nell’incantesimo che produce agli occhi, quando ci si fa guidare dalla frenesia di conoscerla.
C'è chi considera Parigi una vecchia brontolona e brizzolata, a cui piace rimbrottare gli ospiti meno colti, ma non è così. È luminosa e accogliente: Parigi sa farsi amare, se vuole. Solo chi la conosce a fondo, infatti, può apprezzare addirittura il profumo della metro, che sa di storia, di una Parigi che riemerge ogni volta che scendi nel suo ventre. È unico, immediato, acuto, pungente, ma allo stesso tempo avvolgente e caldo. Non è odore, è più una sensazione, che si mescola a quello del cioccolato, dei croissant e dei coquillages, una volta riemersi in strada.
Le domeniche parigine sono pervase dallo spirito bohémienne, dalla passione gourmet e dal piacere di una romantica camminata lungo la Senna, per divagare ogni tanto in cerca di nuovi amori.
La straordinaria varietà di forme e colori della flora del Jardins des Plantes, ad esempio, offre una scenografia adatta a una passeggiata, a un bacio o a una sosta per osservare i movimenti flessuosi dei praticanti di tai chi. Nato da un insieme di scienza e creatività, è l’unico giardino botanico della città e offre un viaggio nella storia evolutiva vegetale. Una piccola quiche da mangiare fredda e qualche macarons sono l'ideale per uno spuntino nel parco.
Continuando sulla Rive Gauche della Senna, è un attimo perdersi tra i grattacieli intorno alla Bibliothèque Nationale Francois Mitterand, che si moltiplica in mille riflessi, creando illusioni ottiche degne di Escher. Pochi anni fa, qui, c'era solo sabbia ma oggi c'è la Parigi che più conquista. Come Les Frigos, gli antichi frigoriferi cittadini. Prima custodirono merci deperibili e ospitarono locali commerciali poi, per rischiare la chiusura definitiva negli anni Novanta. Furono salvati dallo spirito combattivo dei parigini, che si opposero con forza riuscendo a farli diventare sede di oltre cento creativi. Tra murales variopinti - che raccontano storie, lanciano messaggi e, a volte, fanno sorridere – si fa musica, si dipinge, si cuce e si disegna. E forse si progetta anche un mondo migliore.

Seguendo il corso della Senna verso nord, e lasciando la Rive Gauche, si raggiunge quello che da lontano sembra un vascello variopinto. Avvolto com'è dalla natura del Bois de Boulogne, è difficilmente distinguibile fino a che non ci si ritrova a pochi metri di distanza. La Fondation Louis Vuitton è fatta di onde sinuose, che si riflettono nei tanti specchi d'acqua circostanti. Un insieme di linee e curve che abbracciano, disorientano e ispirano. Dalle sue terrazze, sovrastate da decine di vetri colorati, si avvista in lontananza La Defense. Oppure è Chicago? Dallo skyline non si può dire. So quello che stai pensando lettore: “va bene la modernità, ma la Parigi gotica e rinascimentale la vogliamo dimenticare?”. Naturalmente no, quella è la parte di Parigi che non cambierà mai. L'austerità intimorente di Notre-Dame, lo sfarzo di Versailles, l'eleganza del Grand Palais e l'arte classica del Louvre sono i pilastri su cui poggiano le basi e da cui hanno tratto ispirazione grandi artisti come Paul Cézanne, che a Montparnasse nel 1881 dipinse Les toits de Paris.
Parigi diede i natali anche a famosi funamboli come Philippe Petit che, prima di camminare tra le ormai scomparse Twin Towers di New York, passò tra le torri di Notre-Dame. Chissà se almeno quest'ultimo va mai a cercare idee o ad ammirare la raffinatezza delle ceramiche nella Grande Moschea, luogo di rara bellezza adiacente al Jardins del plantes, da cui abbiamo iniziato questo nostro viaggio, dove sedersi in contemplazione, in ascolto di sé mentre si sorseggia un bicchiere di tè caldo, che profuma di terre lontane, ma anche della nuova Parigi.
Sri Lanka: consigli per un viaggio perfetto
Ogni ritorno è felicità, ma anche nostalgia.
Nostalgia per le giornate senza orari, per le sere stellate, per la stanchezza dovuta al tanto camminare, per i sapori nuovi e la lentezza da vivere senza rimorsi.
Ma quando si torna da un Paese come lo Sri Lanka, a questa lista si aggiunge il desiderio di ascoltare altre storie, di scambiare sorrisi e respirare spiritualità sincera.
Lo Sri Lanka ha riaperto al turismo solo da tre anni, dopo gli anni di guerra civile finita sette anni fa. Si sta affacciando a questo settore con curiosità e fiducia, anche se mi piacerebbe che rimanesse esattamente così: selvaggio.
Nonostante questo, voglio condividere con voi le mie impressioni e alcuni consigli per organizzare un viaggio che si avvicini alla (mia) perfezione.
Cos'è per me il viaggio perfetto?
Un viaggio di scoperta, che includa soprattutto siti ricchi di storia in un Paese dove sia facile entrare in contatto con la gente grazie alla sua accoglienza. Solo così riesco a incamerare emozioni, ricordi e sensazioni che valgano la pena di essere raccontati.
Il mio itinerario in Sri Lanka

Il viaggio è stato organizzato nel dettaglio prima di partire, con tanto di prenotazioni alberghiere. Non è il mio modo abituale di viaggiare, ma in Sri Lanka, ad agosto, il rischio di rimanere senza hotel sembrava (almeno sulla carta) piuttosto alto, soprattutto perché viaggiavamo in quattro. Con gli hotel (prenotati tutti su Booking) è andato tutto bene a eccezione con quello di Kandy, che in fatto di rapporto qualità/prezzo lasciava molto a desiderare, ma soggiornare nei giorni dell'Esala Perahera (il festival buddista più importante) è un po' come andare a Venezia durante il carnevale.
Tre settimane di viaggio su questa rotta: Negombo, Kandy, Habarana (per visitare la rocca di Sigiriya, Dambulla, Plonnaruwa e il Buddha di Awkana), Trincomalee, Batticaloa, Kataragama, Galle, Negombo. In ogni località, scelta in maniera strategica, siamo rimasti qualche notte, in modo da non cambiare albergo troppo spesso e da non fare trasferimenti troppo lunghi.
Come ci siamo mossi
In principio abbiamo pensato di affittare un'auto e muoverci in autonomia, ma abbiamo scoperto presto che per guidare in Sri Lanka era necessario recarsi, con la propria patente italiana, negli uffici della motorizzazione di Colombo e sperare di avere in fretta il permesso per circolare. Abbiamo così desistito, non potendo rischiare di perdere troppo tempo nell'attesa, e deciso di affidarci a un tour operator locale per trovare un driver. Tra quelli contattati, abbiamo scelto Buddi Tours. Il proprietario si è rivelato gentile e affidabile, così come il driver che ci ha assegnato: ha subito capito a cosa fossimo interessati e si è reso molto disponibile in un paio di emergenze. Dovessi tornare in Sri Lanka, mi affiderei a Buddi anche per la prenotazione degli hotel: è in grado di fornire un'ampia (e selezionata) scelta; lui stesso gestisce, con la moglie, un delizioso ed economico b&b a Negombo, il Bee Nest.
Consigli vari

A Kandy per Esala Perahera: il festival è scenografico e coinvolgente, ma la situazione è delirante. Si può vedere la parata restando per strada in mezzo alla gente oppure acquistando i biglietti per i posti a sedere. Nel primo caso è da tenere in considerazione che i singalesi iniziano a prendere posto sui marciapiedi già alle 10 del mattino (la parata inizia alle 20) e sarà impossibile trovare un buon posto senza arrivare molte ore prima. Nel secondo caso, consiglio di non acquistare i biglietti in hotel o, comunque, senza aver visto di persona dove sono situate le sedie: tutti vi prometteranno un'ottima visuale, ma difficilmente la otterrete davvero se non avrete verificato di persona. I biglietti, in media, costano sui 50 euro a testa ma presso il Queen's Hotel - una delle postazioni migliori, proprio di fronte al tempio del dente di Buddha - salgono a 90.

Andare al mare: innanzitutto, bisogna sapere che per questioni climatiche bisogna scegliere la costa ovest durante il nostro inverno, e la costa est in estate. Proprio come in Thailandia, il vento e le forti correnti possono rovinare il vostro soggiorno al mare.
La costa est:
- Le spiagge famose di Trincomalee sono Uppuveli e Nilaveli: scegliete la prima se volete un po' più di movimento (ma non aspettatevi Ibiza) e la seconda se vi piacciono le spiagge davvero deserte. Per godersi a pieno il relax, comunque, è meglio optare per un hotel che affacci direttamente sulla spiaggia.
- Le spiagge di Batticaloa sono, invece, Passiudah e Kalkudah: entrambe si trovano a circa 30 chilometri dal centro abitato, quindi spendete qualche soldo in più e prenotate un albergo in spiaggia. Sono entrambe selvagge e molto tranquille. Lo Sri Lanka non è adatto a chi cerca vita notturna. ;-)
- Arugam Bay, se vuoi fare surf e/o cerchi un'atmosfera freak.
La costa ovest:
- La zona di Dickwella e Mirissa è certamente la più bella di questa costa. Le insenature e le rocce rendono il litorale molto vario e attraente.
- Galle: forse non adatta per il mare, ma la cittadina è davvero deliziosa e ricca di negozi originali.
Insetti: non ci sono problemi particolari, tranne a Kataragama, dove la pioggia fa uscire centinaia di migliaia di cimici nere e puzzolenti che si insinuano in ogni dove (anche addosso, visto che volano). Pare che la stagione peggiore sia tra dicembre e gennaio, ma non oso immaginare cosa possa essere dato quello che ho visto con i miei occhi ad agosto. Non sono pericolose, ma se siete insetto-fobici partite attrezzati con tuta da apicoltore!
LEGGI ANCHE IL MIO REPORTAGE SU ESQUIRE

Ritorno in Sri Lanka, dove la felicità è di casa
Torna dove sei stata felice, mi disse qualcuno una volta. Ed è un consiglio che ho sempre cercato di seguire: appena posso faccio un salto in Turchia e la Thailandia è sempre nei miei pensieri quando programmo un nuovo viaggio.
Quest'anno torno in Sri Lanka, Paese che mi ha stregata per i sorrisi donati senza un perché, per i colori vivaci, per i sapori decisi ma ben equilibrati, per le foreste incontaminate, per il profumo di incenso, per i canti buddisti, per la generosità dimostrata in ogni situazione.
Lo Sri Lanka è dove la felicità è di casa, soprattutto la mia, ed è lì che voglio tornare per rigenerarmi e immagazzinare nuova linfa creativa. Tornerò con un compagno di viaggio speciale, Graziano Perotti, fotografo di fama internazionale di cui apprezzo soprattutto la capacità di entrare in contatto con l'anima delle persone. Lo scorso novembre, durante il nostro primo viaggio in terra singalese, eravamo ancora ancora in volo sopra l'Oceano che già avevamo deciso di tornare: avremmo voluto vedere molto di più.
Sarà un viaggio di arricchimento, che si svolgerà on the road (ma con autista, viste le difficoltà per affittare un'auto) per cercare di cogliere ogni attimo, di fermare ogni sguardo e di farci sorprendere dalla bellezza.
Voglio tornare dove sono stata davvero felice, per ricordarmi ancora una volta che senza peregrinazioni alla scoperta del mondo non solo sarei meno felice, ma soprattutto sarei molto più arida in quanto a sentimenti e incapace di provare le forti emozioni che, ogni giorno, accendono il mio fuoco interiore.
Buone vacanze a tutti ;-)
Il magico mondo dell'incenso: profumo e benessere da bruciare
La fiamma accende il carbone e una mano elegante fa cadere una polvere iridescente: stretta tra indice e pollice, viene lasciata andare lentamente e il fumo si alza leggero, inebriando la mente.
Sembra facile dire incenso. Tutti conoscono i bastoncini provenienti dall'India, io utilizzo quelli di Sai Baba per la qualità di preparazione, ma cosa sapete di resine e incenso in grani? Conoscevo poco anche io questo mondo, ma dopo aver partecipato a un laboratorio tenuto da Sabrina Grandoni, infermiera appassionata di essenze naturali, ho capito che bruciare incenso non è solo un rito ma uno strumento per vivere meglio.
Cos'è l'incenso

L'incenso è una gommoresina solidificata proveniente dalla secrezione di piante della famiglia delle Burseracee, che rappresenta una grande risorsa per i popoli che abitano le zone da cui proviene. È, infatti, un prodotto sostenibile che non necessita di abbattimento di alberi (come nel caso della produzione dell'olio essenziale di sandalo) ma della sola incisione della corteccia, fino alla fuoriuscita del lattice.
In particolare, in Etiopia nascono la Boswelia, con 7 specie diverse, da cui nasce l'incenso olibanum e la Commiphora, con 50 specie, da cui deriva la mirra.
Gli incensi si dividono tra quelli in grani (che sprigionano profumo naturalmente) e quelli in bastoncino, che però è necessario assicurarsi che siano composti solo da: bastoncino di bambù, oli essenziali puri e polveri di natura vegetale.
Proprietà dell'incenso naturale
Nella medicina tradizionale etiope le resine di Boswellia e di Commyphora vengono usate come antibatterico, espettorante, antisettico e, nelle zone più desertiche, vengono masticate per alleviare la sete. Utilissime come repellente naturale contro zanzare e insetti.
Come si utilizza la resina

Resine, legni ed erbe devono essere bruciati. Quindi il metodo più comune è quello del carboncino. In questo modo si ottiene un effetto più intenso.
Se non si vuole troppo fumo, si può utilizzare un diffusore per oli essenziali; l'importante è avere l'accortezza di mettere un foglio di carta di alluminio nel contenitore per distribuire meglio il calore e non sporcare la superficie.
Infine, sci si può avvalere di un diffusore con candeline su cui si pone una retina; in questo caso si otterrà una fumigazione delicata ma persistente.
La mia miscela

Alla fine della giornata di laboratorio ci è stato chiesto di creare la nostra miscela, in base a quello che avevamo appreso e annusato. Io ho scelto copale oro, copale bianco (resine fossili) e benzoino di Sumatra: tutti hanno proprietà utili a stimolare la creatività e liberare la mente. L'ho chiamata Luce.
Centre Pompidou e onirica bellezza a Metz
Metz non è come me la immaginavo. Pensavo fosse un paese francese come tanti, curata e tranquilla ma senza un'identità propria. Invece si è rivelata essere molto di più. Qui sorge il Centre Pompidou, la cui programmazione va di pari passo con quella parigina, e i suoi palazzi fanno camminare con il naso all'insù, per la bellezza dei tetti. Una piccola Parigi, dove immergersi nell'arte, camminare lungo i canali e godersi l'allegria che la contraddistingue.
Arte a Metz

Mi piace visitare le città da sola - come ho raccontato a GoEuro insieme ad altri viaggiatori solitari - perché mi permette di seguire i miei tempi, i miei desideri, senza preoccuparmi di niente. Cammino molto (a volte troppo) e cerco di perdermi un po', guidata solo dalla curiosità. Per arrivare al Centre Pompidou dal mio hotel, quindi, ho attraversato tutta la cittadina, passando per la stazione, dove mi son fermata a guardare i singolari binari, che hanno il marciapiede più alto da un lato e più basso dall'altro, per scaricare merci e passeggeri contemporaneamente.
Il Centre Pompidou è una sorta di nuvola bianca, con il tetto di legno. Ogni trave è un pezzo unico realizzato con macchine a controllo numerico, che hanno permesso la realizzazione delle tipiche curve multi-direzionali. Il progetto è conforme alla richiesta del comune di Metz in quanto a sostenibilità. Così, i materiali da costruzione così come la ventilazione, l'illuminazione e i sistemi di trattamento delle acque sono stati scelti seguendo criteri di efficienza energetica per realizzare un edificio a basso consumo.

Nell'atrio centrale interno spiccano enormi gocce pendenti dal soffitto fatte di tela e sabbia. Salendo, ci si immerge nella mostra - visitabile fino al 28 agosto - Jardin Infini. De Giverny à l'Amazonie: un viaggio onirico nel mondo botanico, esplorato dai grandi artisti, che nella natura hanno sempre trovato ispirazione e conforto. L'opera più bella? Quella di Ernesto Neto: una ricostruzione artistica del giardino botanico di Rio de Janeiro, che invita a essere toccata e annusata, per scoprire nuovi profumi e forme.

Qualcosa di buono
Se dopo la visita al centro d'arte ci si vuole si ha voglia di mangiare qualcosa, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Soprattutto se ci si addentra nel mercato alimentare coperto, aperto tutto il giorno, situato di fronte all'imponente cattedrale. Qui si trovano alimenti da portare via, ma c'è anche la possibilità di sedersi per assaggiare salumi e formaggi locali accompagnati da un calice di buon vino. Se poi cercate un po' di champagne, in una delle tante Cave à Champagne verrete accontentati.

Info: Ufficio del Turismo di Metz
Gin o jenever? A Schiedam, tra i mulini più alti d'Olanda, si produce qualcosa di buono
L'Olanda è famosa per la birra, ma può vantare di aver dato i natali a uno dei distillati più apprezzati al mondo: il gin. E una passeggiata a Schiedam, deliziosa cittadina poco distante da Rotterdam, può insegnare molto sul tema, a condizione che si riesca a restare sobri.
Gin o jenever: qual è la differenza?

Il jenever è stato l'antesignano del più celebre gin. Il gin olandese, infatti, fu inventato nel XVI secolo e, inizialmente, usato come medicinale.Viene invecchiato in recipienti di terracotta, che gli conferiscono un gusto più aromatico e corposo e si racconta che Sylvius Franciscus - farmacista, medico e professore dell’Università di Leiden - trovò un rimedio per i disturbi di stomaco e dei reni usando alcol di grano e ginepro. Le bacche, infatti, sono un potente diuretico e aiutano a combattere la gotta, causata dall'accumulo di acidi urici nel sangue dovuto a una dieta squilibrata ricca di carne, un tempo molto comune tra i ricchi in Olanda. Gli ottimi rapporti commerciali con l'Inghilterra, poi, favorirono la diffusione del jenever nel Regno Unito dove, con il tempo, subì alcune variazioni fino a diventare il classico London Dry: pungente e dal sapore deciso, adatto anche alla preparazione dei cocktail.
Il gin non è un distillato di ginepro: le bacche, infatti, servono come aromatizzante per infusione. In seguito l’alcol viene distillato nuovamente per ottenere un prodotto limpido e balsamico. Il jenever veniva chiamato Dutch Courage – coraggio olandese – tanto da essere stato adottato dalla truppe inglesi durante le operazioni belliche.
A Schiedam tra mulini e speakeasy

Con poche fermate di metropolitana da Rotterdam si raggiunge Schiedam, famosa per i suoi alti mulini: alcuni raggiungono i 34 metri di altezza. Un tempo venivano utilizzati per lavorare il grano utile alla distillazione dell'alcool, mentre oggi contribuiscono a rendere lo skyline della cittadina unico e fiabesco.
Per approfondire la conoscenza del gin non si può mancare una visita alla distilleria più grande di Schiedam: Nolet. Da oltre 300 anni produce ed esporta gin in tutto il mondo, mantenendo l'attenzione sulla qualità e la sostenibilità.
Poco distante un’altra distilleria che nasconde uno speakeasy, uno di quel bar clandestini nati durante il periodo del proibizionismo. Per accedervi bisogna acquistare una bottiglia di Loopuyt Gin e scrivere all’indirizzo che si trova impresso sul gettone inserito nel tappo e attendere di essere invitati al bancone del bar ad assaggiare i cocktail.
Ma sapete come si beve il gin olandese secondo tradizione? Bisogna appoggiarsi al bancone e inchinarsi sul bicchiere pieno fino all'orlo per bere il primo sorso. Gli altri verranno naturalmente.
5 cose sul caffè che non sai ma che è bene conoscere
aportaSi è svolto, per la prima volta a Torino, Io bevo caffè di qualità: la kermesse itinerante dedicata alla cultura di una delle bevande più amate al mondo, nata dall’idea del “caffesperto” Andrej Godina e Francesco Sanapo, pluripremiato campione italiano di caffè. Le degustazioni dei monorigine sono state accompagnate dai dolci preparati ad hoc dalle mani esperte di Maurizio Galiano che, nella pasticceria Gocce di Cioccolato di Torino, tosta personalmente i chicchi per garantirne la qualità aromatica e organolettica.
Durante l'evento ho avuto modo di approfondire questo variegato mondo e, d'ora in poi, non berrò più un caffè senza tenere a mente 5 cose che ho imparato.
La freschezza è tutto

Il caffè è la bevanda più complessa che esista: contiene ottocento sostanze volatili che ne fanno un liquido ricco di aromi e sfaccettature. Per essere apprezzato in tutto il suo splendore dovrebbe essere consumato entro 10 minuti dalla macinatura, perché oltre quel tempo ne decadono le caratteristiche. Se non è possibile comprare il caffè in chicchi e macinarlo a necessità, per evitare l'irrancidimento degli oli contenuti, è necessario conservarlo in frigo, una volta aperta la confezione. Ma come degustarlo? Rompere la schiuma girando la tazzina, annusare a fondo il caffè, per 5 o 6 volte, e poi assaporarlo in bocca, cercando di distinguerne le note predominanti, proprio come quando si assaggia un vino.
La moka si lava con il sapone o no?
Ammetto di aver risposto in maniera sbagliata a questa domanda: mi è sempre stato detto che la moka d'alluminio non andava mai lavata con il sapone in modo da lasciare inalterati i sapori. Invece... sempre per evitare che gli oli depositati sul fondo vadano a male, è necessaria una pulizia approfondita, ma con un sapone neutro e non il classico da cucina che contenga acido citrico. Per quanto riguarda la moka d'acciaio, invece, il discorso cambia: non essendo porosa può essere lavata anche in lavastoviglie.
Tipologie di caffè
Sapevate che il caffè a filtro è quello più bevuto al mondo? Seguono quello turco, espresso e moka. Per preparare una buona azza di caffè americano la giusta dose è 60 g di polvere per litro d'acqua. Inoltre, quello a filtro contiene la maggior quantità di caffeina. Dopo di lui la moka, il lungo e l'espresso, che ne contiene una quantità minima.
Difetti e lavorazioni
L'acidità, che io credevo un difetto, è caratteristica essenziale di un caffè di qualità. Naturalmente, non deve sembrare preparato con il limone ma deve risultare acido sulla lingua, al primo sorso, per poi lasciare un buon sapore in bocca. L'amaro, gusto che siamo abituati a trovare nel caffè bevuto ai nostri bar, è un difetto causato da una tostatura sbagliata.
Infine, sapevate che esiste il modo di decaffeinare ad acqua senza l'utilizzo di solventi, che intaccano le proprietà del prodotto?
Cold brew: lento è meglio

È un tipo di caffè preparato a filtro, ma a freddo. Si utilizza uno speciale "alambicco" da cui scende acqua fredda (anche ghiacciata) - con una velocità di 1 goccia al secondo - attraverso una polvere di caffè macinata più grossolanamente. Una bevanda da meditazione, che richiede tempo di attesa ma il cui superbo sapore è assicurato. Ottimo anche per preparare una dissetante bevanda estiva: metà cold bere, metà acqua tonica e ghiaccio a volontà.
A Torino trovate tutto questo mondo, un piccola caffetteria, la torrefazione e la pasticceria, da Gocce di Cioccolato in via Stradella 242 ma preparatevi già ora una risposta alla domanda "Come lo vuoi il caffè?" perché qui chiedere semplicemente un espresso non è ammissibile.
Per approfondire l'argomento visitate Umami, un sito culturale di appassionati di caffè.
Un tuffo a Capri: la semplicità del cibo vista mare
Capri è un cielo stellato, tanto luminoso da rischiarare ogni notte nera. È un bacio dato in estate, quando le sensazioni sono amplificate. È il sole caldo, anche d'inverno. È una barca che scivola silenziosa sull'acqua limpida. È sapori semplici, che si tramandano di generazione in generazione.
Emersa da un mare profondo, la sua costa è tendenzialmente ripida e, a tratti, inaccessibile. Le tante e suggestive grotte offrono il modo di scoprirla nelle viscere e osservarla dal punto di vista più coinvolgente. Capri fu molto amata dai Romani: l'imperatore Augusto costruì una villa ai piedi del monte Solaro e Tiberio ne fece la sua dimora preferita edificandovi dodici ville, di cui una dedicata a Giove. Isola aristocratica ed elegante, vanta una cucina popolare che ispira soprattutto al mare. Anche i suoi vini, prodotti soprattutto da vitigni come greco, falanghina e biancolella, non sono pretenziosi.
Cosa assaggiare a Capri
Le acque pescose in cui giace Capri offrono tutto (o quasi) quello di cui ha bisogno un gourmand. Crostacei da cuocere nella maniera più semplice: alla brace. Calamari ripieni: morbidi e dal sapore dolce e piccante. Ma a fianco dei prodotti che profumano di salsedine, ci sono quelli tipici della tradizione contadina: la caciotta sorrentina che si trova nel ripieno dei ravioli tipici, da mangiare conditi con pomodoro fresco o fritti, per una versione più sfiziosa. E la mozzarella, che abbinata ai succosi pomodori locali forma la celebre insalata caprese: se pensate che sia un piatto troppo banale, provate ad assaggiarlo direttamente in loco e vi ricrederete. Semplicemente "caprese" si chiama invece la tipica torta a base di mandorle e cioccolato: dovreste provarla tiepida, seduti di fronte al mare, il suo sapore solo così diventa davvero unico ma potete provare a farla anche a casa.
Torta caprese: ricetta

Ingredienti: 350 g mandorle tritate, 200 g burro, 200 g zucchero, 4 uova, 200 g cioccolato fondente
In una ciotola lavorare il burro a temperatura ambiente e lo zucchero, aggiungendo successivamente i tuorli delle uova. Aggiungere le mandorle tritate, il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria e gli albumi montati a neve. Versare il composto in una tortiera rotonda, dopo aver imburrato e infarinato il fondo. Cuocere in forno a 160°C per circa 45 minuti.
Info utili
Quando andare: il clima mite di Capri la rende una meta adatta a qualsiasi periodo dell'anno.
Come andare: l'isola è raggiungibile via mare, partendo da diverse località come Napoli, Sorrento, Salerno, Amalfi e Positano. Se prenotate online i traghetti per Capri evitate il rischio di non trovare i biglietti e magari scovate offerte vantaggiose.
Perché andare: per la Grotta Azzurra, i faraglioni, la Piazzetta, la Grotta Verde, la Scala Fenicia, la Via Krupp. Oltre al cibo, naturalmente.
10 foto per viaggiare in Sri Lanka
23Lo Sri Lanka mi ha profondamente affascinata. Mi hanno conquistata la gentilezza delle persone, la natura rigogliosa e, naturalmente, la cucina che si rifà ai principi dell'ayurveda. Oggi però voglio lasciar parlare le immagini, sperando che vi possano ispirare un viaggio nella terra dell'armonia. Io ci tornerò molto presto perché bisogna sempre tornare dove si è stati davvero felici.









Un sorso di vino all'isola d'Elba: storia romantica di un passito
Seduti sulla terrazza di fronte al mare dell'isola d'Elba, si tenevano la mano mentre con l'altra cingevano un bicchiere di vino dal colore caldo, con sfumature d'autunno. Era un rito che si ripeteva ogni sera d'estate: respiravano la salsedine, addolcendola con un passito nato in quella terra: un'isola pregna di ricordi, attimi, sospiri e risate.
L'Elba me la ricordo così: un'immagine romantica dal profumo di infinito, con il sole che riesce a scaldare la pelle in ogni stagione, soprattutto in quei mesi lontani dalle estati affollate, e dal sapore d'Aleatico, un vino che non si può scordare.
Aleatico, il vino dell'Elba che piaceva a Napoleone

Era il 4 maggio 1814 quando Napoleone, ancor prima di scendere dalla nave e prendere possesso del nuovo regno a causa dell'esilio, vide con il cannocchiale una grande vigna a due passi dal mare. Era protetta dalle mura, ma vi scorse i contadini chini sui filari. Il generale raggiunse quel luogo e si innamorò al primo assaggio di un nettare dolce e rosso: aveva avuto il primo romantico incontro con l'Aleatico, un liquore che non era solo vino ma un vero ricostituente per i convalescenti. “Gli abitanti dell’Elba sono forti e sani perché il vino della loro isola dà forza e salute” disse più in là nel tempo l'imperatore.
Il vitigno, di origine greca, fu importato dai romani e successivamente valorizzato da Napoleone, che fece aumentare il numero dei vigneti. È un vino particolare, che si produce solo all'Elba e a Gradoli, nel Lazio, perciò per assaggiarlo e godere delle sue proprietà sarete costretti a organizzare una fuga in quelle terre. Una produzione non semplice, la sua, perché prevede l'intera maturazione dei grappoli sulla vite per poi farli appassire su graticci esposti al sole. Si abbina bene ai dolci e al cioccolato, ma io lo proverei anche un formaggio erborinato, dal sapore sapido e intenso.
Perché andare all'Elba (soprattutto fuori stagione)
Se con l'Aleatico non vi ho convinti, posso raccontarvi la bellezza delle sue spiagge, soprattutto quelle che si raggiungono solo a piedi o in barca. Le mie preferite sono lo Zuccale e Felciaio, ma anche Laconella: facile da conquistare ma più tranquilla di tante altre. Per altre idee di itinerario, invece, trovate qualcosa di utile e interessante in questa infografica.
Info utili
Quando andare: tutto l'anno, soprattutto a primavera.
Come arrivare: puoi prenotare comodamente il traghetto con il sistema che confronta tutte le compagnie: traghetti Isola d'Elba.
Dove trovare l'Aleatico: Sono 15 le aziende che fanno parte del consorzio produttori elbani vini Doc e sono:
- Acquabona - Portoferraio
- Acquacalda - Marciana Marina
- Agricoop - Campo nell'Elba
- Arrighi - Porto Azzurro
- Mola - Capoliveri
- Cecilia - Campo nell'Elba
- La Chiusa - Portoferraio
- La Fazenda - Capoliveri
- La Galea - Campo nell'Elba
- La Valdana - Portoferraio
- Le Ripalte - Capoliveri
- Montefabbrello - Portoferraio
- Montefico - Rio Marina
- Sapereta - Porto Azzurro
- Stefano Farkas - Portoferraio.












