Un selfie a Istanbul: la storia in una foto


Ezel abita a Bursa. Lavora in un’azienda tessile che produce capi d’alta moda, utilizzando particolari tecniche di lavorazione. Lei è una designer che crea il prodotto prima nella sua mente, a volte prima nei suoi sogni, e poi ne segue la produzione fino alla fine. Le piacciono soprattutto gli indumenti realizzati in seta e lana tramite follatura: una lavorazione che fonde la lucentezza della seta e il calore della lana in un unico oggetto di rara bellezza.
Le piace indossare capi colorati, a volte eccentrici, soprattutto quando deve partecipare a una serata speciale: con il suo lavoro non mancano certo le occasioni per esibire il suo gusto per l’eleganza. Eppure, quando si reca a Istanbul in visita alla famiglia, preferisce evitare un abbigliamento troppo vistoso per rispetto agli anziani genitori. In realtà loro sono sempre stati orgogliosi di lei e del ruolo che ha nel mondo del lavoro, ma non avevano mai avuto il coraggio di dirlo apertamente, come spesso accade nelle famiglie tanto tradizionaliste.
Così Ezel, quando torna nella sua città natia, vive giornate più modeste e meno frenetiche. Se capita nel periodo del ramazan, poi, si gode insieme ad amici e parenti l’iftar – il pasto serale dopo il digiuno -, nonostante per lei la religione non sia più di un occhio di Allah appeso alla porta di ingresso del suo appartamento.
Ogni ritorno a Istanbul è un’occasione per trascorrere un po’ di tempo con il nipotino Kerim: un piccolo ometto vivace e talmente affezionato alla zia da non volersene staccare per tutto il periodo della visita.
Insieme vanno in una delle tante pasticcerie lungo il Bosforo a bere çay e mangiare baklava, il tradizionale dolce a base di pasta fillo, mandorle o pistacchi e tanto miele, mentre guardano i pescatori che affollano le banchine.

Il luogo, però, dove Kerim preferisce andare con Ezel è la Torre di Galata: è capace di restare a guardare la torre alta oltre sessanta metri dalla piazzetta sottostante per un’intera mezzora, soprattutto quando viene inondata con una luce di una tonalità tra l’arancione e l’oro. Ezel, una volta, gli aveva raccontato che un viaggiatore ottomano aveva spiccato il volo dalla cima della torre con ali artificiali, per raggiungere il quartiere di Scutari. Ma non gli aveva mai detto che fine avesse fatto.
Con la curiosità negli occhi rimane fermo, con il naso all’insù fino a che dice, con le parole di un bambino ancora troppo piccolo per essere totalmente chiaro nell’esposizione: “Zia, facciamoci una foto così mi posso ricordare di te fino alla prossima volta.” Ezel, come sempre, prende il suo telefono e scatta con Kerim un selfie, che finirà nell’album iniziato il giorno della sua nascita.

[La storia della foto in apertura è nata per richiesta e curiosità dell’amico Andrea, che ringrazio per lo spunto]