Profumi di Sardegna: la primavera che vorrei


 

Ci sono momenti della vita che necessitano di una pausa. Ci vuole cura per aggiustare qualcosa di rotto ed è necessario molto tempo per considerare guarita una cicatrice. Un lasso di tempo che può sembrare lunghissimo, soprattutto se si resta chiusi nel proprio, piccolo mondo, senza possibilità di prendere respiri profondi, assorbendo l’energia positiva che solo i profumi sanno dare. La mia primavera me la immagino piena di aromi in grado di curare le mie ferite come un morbido balsamo su una ferita.

Se penso a un luogo ricco di profumi, mi viene subito in mente l’India ma il perenne odore delle spezie non è quel che cerco. È il richiamo olfattivo del mare, che riesce a risvegliarmi dal torpore più profondo, insieme alle delicate fragranze di macchia mediterranea che mi ricordano soprattutto un luogo, la Sardegna bella da visitare durante tutto l’arco dell’anno.

Tre essenze di questa splendida isola mi riconnettono con me stessa e voglio raccontarvi perché.

 

Mirto: la pianta di Venere

Un arbusto sacro a Venere per averle dato riparo appena nata dalla schiuma del mare. Le sue proprietà balsamiche e antinfiammatorie sono note a molti, ma è l’omonimo liquore sardo che viene subito in mente quando si nomina il mirto. Questa pianta è legata alla Sardegna attraverso le tradizioni e la quotidianità. In autunno, infatti, le sue bacche si trovano facilmente nei mercati, pronte per essere messe in infusione.

 

Lavanda: relax assicurato

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L’olio essenziale per eccellenza se ci si vuole rilassare. Ma è anche decontratturante e utilissimo per alleviare il prurito delle punture di zanzara. I Romani attribuirono alla pianta il nome che conosciamo oggi: lavanda deriva dal verbo lavare. Plinio il Vecchio, inoltre, la descriveva come una delle erbe curative più utilizzate dell’epoca, oltre a raccontarne le sue proprietà rinfrescanti e profumanti.

Ma se quando si nomina la lavanda pensi alla Provenza, dovrai ricrederti. Basta andare nel Sinis, territorio che include Cabras, Riola, Nurachi, Baratili, San Vero Milis e Tramatza, per immergersi negli splendidi campi viola e lasciarsi avvolgere dal suo profumo terapeutico.

Il Sinis, da qualsiasi parte lo leggi o l’osservi, rimane sempre unico e misterioso, capace di stupirti in ogni suo aspetto.

 

Elicriso: oro di Sardegna

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Il termine elicriso deriva dal greco helios (sole) e crysos (oro) e si riferisce alla forma e al colore dei fiori, che splendono illuminati dal sole. Antinfiammatorio e analgesico, è famoso soprattutto come porta fortuna. Si dice infatti “di fortuna resti intriso chi si adorna di elicriso“. In Sardegna l’elicriso è conosciuto con nomi differenti in base alla zona; i più comuni sono: S’erba de Santa Maria, Allu e Fogu, Bruschiadinu, Abruschiadinu, Uscradinu, Buredda e Archimissa.

Sull’isola si apprezza il suo profumo fin dalla notte dei tempi. Si racconta che il pastore tornava dalla campagna impregnato di quell’essenza, diventando così il profumo del “buon ritorno”, che ricorda una figura forte, stanca per il lavoro e orgogliosa: caratteristiche del popolo sardo.

Un tempo per favorire gli incontri matrimoniali si preparavano mazzetti di elicriso, che venivano poi bruciati la notte di San Giovanni insieme alle altre piante della tradizione come l’iperico.

A me questa pianta ricorda anche la Turchia dove, in una primavera di qualche anno fa, una persona speciale mi regalò una coroncina di elicriso, che conservo ancora appesa alla porta di casa.

 

Info di viaggio

 

Come andare: comodamente in traghetto per esplorare la Sardegna in autonomia (e acquistare tutte le cose buone descritte sopra). Qui trovi info >  partenze e arrivi dal porto di Arbatax

Dove dormire: un po’ per caso ho trovato un posto davvero speciale, dove le essenze servono a creare un ambiente magico e di benessere. È l’Essenza Oasi Sensoriale, un luogo dove fare percorsi sensoriali e dormire in una camera da scegliere in base alle proprie necessità.

 




Guida informativa realizzata da TraghettiPer Sardegna