Il tempo del sambuco


È il tempo del sambuco. Uno di quei giorni illuminati da qualche fioco raggio di sole, ma profumato di fiori che fa pensare che tutto possa migliorare, che ci sia ancora speranza. Sono trascorsi giorni ritmati da lacrime, ma anche da sorrisi; da sguardi assenti, ma anche da lampi vivaci negli occhi; da amore incondizionato. Quando mi aspetta una lunga attesa tendo ad aguzzare i sensi: vedo cose che in un altro momento non avrei notato, ascolto discorsi che normalmente avrei ignorato, respiro odori per imprimere nella mente quenti momenti.

sambuco

Se dovessi scegliere un colore per queste ore senza tempo, penserei al bianco che per me significa tristezza, ma anche serenità. Bianco come le lenzuola di cotone spesso che piacciono a te, bianco come il cielo coperto da uno strato sottile di nuvole, bianco come i fiori di sambuco. Nessun suono, invece, mi ricorderà i giorni impazienti. Solo il silenzio che mancava e che avrei voluto per te, per me. Oppure sceglierei la tua voce, che è sempre bella da ascoltare.

Ora è tutto nuovo e questi fiori, che simboleggiano la compassione, hanno contribuito a rendere i ricordi meno amari.

I fiori di sambuco – dalle prorpietà diuretiche, antibatteriche e antinfluenzali – si mangiano freschi fritti in pastella o si usano secchi per le tisane, tra gli altri usi, ma io li ho utilizzati per preparare il vemouth. Ho messo in infusione nel vino bianco fermo cannella, anice stellato, china in corteccia, foglie di arquebuse, bacche di cardamomo e fiori di sambuco essiccati. Dopo due settimane di riposo, ho filtrato e dolcificato con zucchero Muscovado. Non chiedetemi le dosi, sono uno spirito libero e non sopporto né di omologarmi alle ricette altrui né di creare qualcosa che non sia unico e irripetibile.