Turchia | Dara, la città sepolta


Dara. Potrebbe sembrare un esotico nome di donna invece si tratta di un città sepolta da tempo immemorabile e sconosciuta al resto del mondo. Non ne parlano le guide turistiche e solo gli abitanti della zona, o qualche archeologo, vi possono raccontare di lei. Giace sotto l’odierna Oğuz, 30 Km a sudest di Mardin nella Turchia orientale. Costruita approssimativamente nel 505 su tre colli, fu progettata per resistere agli attacchi da parte delle città di Nisibi, Diyarbakir e Antakya, città molto vicine all’allora confine persiano-romano.

Si tratta di una città fortificata che, anticamente, era protetta da 4 Km di mura e che l’Imperatore Anastasio decise di costruire per dare alle legioni un luogo dove riposare, preparare le armi e sorvegliare il confine, ornandola di chiese, granai, baluardi e torri. Sulla collina più alta venne costruita la cittadella, completata da empori, un bagno pubblico, cisterne per l’acqua ed al centro, il castello. Come spesso accade di trovare all’interno delle fortezze.

Nel 530 Dara fu teatro dell’omonima battaglia che, nel VI secolo, fu molto importante in quanto fu la prima in cui i Romani d’Oriente vinsero in maniera decisiva contro i Persiani sul confine che divideva i due Imperi e confermò l’importanza della città per la sicurezza della frontiera. Secondo Procopio, le cui opere raccontano il periodo dell’imperatore Giustiniano I, le mura fortificate vennero però costruite in un tale breve tempo da causarne la scarsa qualità. Le difficili condizioni climatiche, poi, ne accelerarono il deterioramento. Perciò Giustiniano I ne ordinò la ristrutturazione; raddoppiò l’altezza delle mura e le torri vennero rinforzate ed alzate.

L’imperatore, inoltre, ordinò di deviare il fiume Cordes in maniera da approvvigionare la città d’acqua. Essendo il corso fluviale per lo più sotterraneo, la guarnigione aveva il potere di negare l’acqua agli assedianti, fatto che aiutò a salvare la Città in diverse occasioni. La realizzazione delle due porte fluviali, l’irrobustimento degli argini per la canalizzazione dell’acqua e l’ampliamento della cisterna situata alle pendici delle tre colline, costituirono un vero e proprio capolavoro di urbanistica ed ingegneria idraulica. Per la costruzione delle strutture vennero utilizzati materiali del luogo e le squadre di lavoro furono sempre le medesime, cosa che contribuì a mantenere omogeneità di lavorazione. Inoltre, diventando gli operai stessi parte della popolazione, tramandarono ai discendenti le tecniche di costruttive.

Sembra che tali maestranze fossero di origini siriaco – mesopotamiche e questo gruppo etnico ebbe una grande importanza a livello storico. Questi arabi cristianizzati, infatti, no si adeguarono passivamente ad un modello culturale ma apportarono la propria conoscenza in campo architettonico e decorativo. La base stilistica poggia sull’arte degli Omayyadi che, alla stessa maniera, utilizzavano pietra locale ricavata dalle cave vicine e la lavoravano per realizzare motivi stilistici particolari. Nel 2010 le opere superstiti e portate alla luce erano la necropoli, le cisterne e il sistema difensivo. Gli scavi hanno avuto inizio molti anni fa e continuano incessantemente con la presenza di una gentile archeologa turca, che parla un inglese perfetto, disponibile ad elargire informazioni sul sito.

Visitare Dara è come camminare nei libri di storia letti da bambini ma sentendosi un po’ pionieri, essendo un luogo ancora sconosciuto e misterioso.