Armenia | La lunga strada per Tatev


Mai fidarsi delle mappe stradali, anche se recenti.

Immaginate di trovarvi di fronte l’imbocco per una strada completamente sbancata e montagne di terra a destra e manca. Davanti a voi solo buche, sassi e 10 chilometri da percorrere. Quello di Tatev, in Armenia, è un complesso fortificato cinto da imponenti mura, sulle quali è possibile camminare per ammirare il panorama sulla valle sottostante. La sua posizione strategica l’ha sempre reso inaccessibile ai nemici ed è per questo motivo che divenne sede vescovile e centro politico e amministrativo della regione di Syunik. Una singolare opera che si trova all’interno del complesso è il monumento : una colonna di otto metri costituita da pietre sovrapposte e sormontata da un katchkar. In caso di scosse sismiche, il pilone si inclinava per poi tornare alla sua posizione iniziale, segnalando così il pericolo di un terremoto.

Lungo la tortuosa via è possibile fare una pausa per vedere una formazione rocciosa naturale simpaticamente denominata il ponte del diavolo. La leggenda narra che Shushan volesse attraversare la valle per andare dal suo fidanzato. Il diavolo le offrì aiuto in cambio della sua anima; la ragazza subito accettò ma successivamente, quando ormai il diavolo aveva già iniziato a costruire il ponte, si pentì e decise di buttarsi nella valle, piuttosto che cedere l’anima a Satana. Nella realtà il ponte si è formato grazie all’accumulo secolare di sedimenti di minerali e sale di calcio lungo il fiume. Dopo le piscine naturali che si trovano vicino al cima del ponte c’è un ripido crinale dotato di corda lungo il quale ci si può calare.

toy e tenda

Percorrere la tortuosissima strada ha richiesto quasi due ore che sono state molto stancanti per noi sul fuoristrada ma devastanti per i motociclisti. La fatica è stata ripagata dal luogo suggestivo e dal panorama mozzafiato che si gode dal Monastero arroccato su quell’alta montagna. Fuori dal complesso fortificato c’è una casina con un’improbabile insegna che indica l’Ufficio Turistico. Fame e fatica ci hanno fatti entrare a chiedere se fosse possibile mangiare e, con grande sorpresa, la risposta è stata affermativa. Non è stato il pasto migliore della mia vita (poco saporito e misero in quantità, come ovunque in Armenia) ma la birra locale era ottima e ci ha permesso di rifocillarci in vista del rientro. Per fortuna di strada ce n’è un’altra, molto più lunga ma meno pericolosa.