Corea | Seoul: mille mondi, una città


Se la si potesse osservare in volo, Seoul, sarebbe possibile vedere i mille mondi che la compongono. Una megalopoli da 24 milioni di abitanti non la si può visitare di fretta, bisogna viverla con tranquillità anche perché il traffico, sorprendentemente, non è opprimente.

 

Guardandola dall’alto, si potrebbe capire che non è fatta di soli grattacieli, ma anche di palazzine, di hanok e palazzi imperiali. Si potrebbe scegliere qualche mercato in cui perdersi e assaggiare un po’ di street food. Ci sono quelli tecnologici, quelli dedicati agli acquisti quotidiani, ai fiori e, il mio preferito, il mercato di medicina tradizionale cinese. Le bancarelle, sistemate molto vicine tra loro, espongono prodotti vegetali e animali spesso ignoti.

 

A cosa potranno mai servire quei legni spinosi che tanto assomigliano ai gambi delle rose? Se solo conoscessi il coreano, o se loro parlassero inglese, entrerei in una delle tante farmacie per farmi curare le allergie. Tra le cose sconosciute, però, ce ne sono anche di note: il ginseng – dalle radici tanto ritorte da assomigliare a volte a corpi umani – i fiori di calendula, i boccioli di rosa e le carnose foglie di aloe – miracolose in caso di bruciature.

cannella

 

A piedi si può raggiungere il bel quartiere di Insa Dong, popolato da gallerie d’arte, donne eleganti e artisti che assomigliano a samurai. Seoul è così: a ogni giro d’angolo si presenta un nuovo mondo. Riprendendo il volo per attraversare il grande fiume Han, navigabile ma effettivamente poco vissuto, e raggiungere l’incredibile quartiere di Gangnam, sì quello del noto video tormentone. Al di là dei balli sfrenati, è una zona composta da alti palazzi di specchi, che riflettono il cielo e ospitano importanti uffici finanziari, attivi giorno e notte. Negozi moderni che si alternano a ristoranti di cucina tradizionale riempiono le strade, gli occhi e le orecchie, per la musica sempre ad alto volume.

rose

 

Per un po’ di tranquillità basta cambiare ed entrare nel mondo buddista del tempio Bongeunsa, protetto dalle colline ma sovrastato dal World Trade Center e dai grattacieli limitrofi. Qui, nella struttura centrale, un canto si alza lieve e costante. I sutra riempiono le orecchie attutendo ogni altro suono e distendendo ogni parte del mio corpo. Dagli abiti e dalle candele accese davanti a una fotografia mi rendo conto che si tratta di un funerale, ma i volti sereni dei partecipanti rendono comunque la cerimonia un momento di quiete collettiva.

 

Il volo sui mondi di Seoul non può che terminare al Top Cloud, un raffinato ristorante al 33° piano della Jongono Tower. Con 60 euro di menù offre una sontuosa cena e la città ai propri piedi.