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Incontriamoci a Nantes

Circondata da molti corsi d’acqua e situata nel cuore della Loira, Nantes è una città che unisce passato e futuro in un ambiente reso ancora più scenografico dall’arte contemporanea. Il 2013 la vede protagonista come Città verde d’Europa e, durante la prossima estate, non mancheranno i festeggiamenti. La Cattedrale, i giardini e i quartieri storici sono solo alcuni degli aspetti da scoprire di Nantes. Le straordinarie Machines de l’Ile conducono in un viaggio degno di Jules Verne: enormi animali robotici, come il famoso elefante, sorprendono e incantano adulti e bambini.

Un percorso che passa attraverso l’arte di Lilian Bourgeat, autore di un gigantesco metro a nastro: simbolo di come uno strumento di per sè semplice possa rendere reali grandi progetti. E poi le opere disseminate sulle rive della Loira, visibili dal ponte di una delle house boat utilizzate per le crociere fluviali: un misterioso serpente lungo 40 metri che giace nelle tranquille acque del fiume, l’insolita villa cheminee e la casa che pare stia per essere inghiottita dal fiume.

Ammirando le immagini di Nantes e sentendo raccontare delle sue bellezze, ho avuto il piacere di degustare una sontuosa cena organizzata da Atout France in occasione degli eventi legati all’iniziativa “Torino incontra la Francia” e preparata da due chef d’eccezione: Davide Scabin, famoso 2 stelle Michelin, e Jean-Yves Guého, 1 stella Michelin. Un “scontro” gastronomico che non intendeva avere vincitori, ma desiderava trasmettere le rispettive eccellenti culture gastronomiche.

Sapori classici per straordinarie reinterpretazioni: la zuppizza di Scabin (crema di mozzarella di bufala con pomodoro confit, acciuga e pane croccante) contro canolicchio e porro di Guého. E poi triglie su pane croccante, fassona dal profumo affumicato e due dolci eccezionali: la francese opaline di fragole e rabarbaro e l’italiana fusione a freddo. Entrambe trionfo del gusto, della freschezza e della leggerezza.

Tra i vini serviti in accompagnamento ai piatti, rendo onore alla Francia designando come mio preferito il fortemente minerale Muscadet Le d’Or Pierre Luneau 2010.

Dopo questo incontro gastronomico dal sapore italo-francese non mi resta che andare direttamente a Nantes, dove vento e salsedine creano l’atmosfera perfetta per dedicarsi alla cultura e alla scoperta dei sapori locali.

A Vinitaly con #caprai4love

Questa foto, insieme alle altre 19 vincitrici del concorso su Instagram per #caprai4love, verrà esposta a Vinitaly 2013. È nata in un lampo, consigliata dall’affetto che ho verso il libro ritratto e il profumo della ceralacca del sigillo, che sa di antico.

Il progetto è stato pensato per donare un sogno a Montefalco, patria del mio amato Sagrantino.

Nel 1452 partì una lettera del pittore Benozzo Gozzoli, che rinunciava all’onore di un importante incarico a Firenze per completare l’opera iniziata a Montefalco. La pergamena su cui Gozzoli scrisse di suo pugno la missiva è oggi proprietà di una casa d’aste, ma sarà presto messa in vendita. L’azienda vinicola Arnaldo Caprai ha perciò pensato di far realizzare questi bracciali da Cruciani, il ricavato della cui vendita verrà destinato all’acquisto del bene culturale per conto della città di Montefalco.
I braccialetti sono già disponibili on line e verranno presentati durante Vinitaly. Contribuisci anche tu a diffondere la cultura.

Merano è magia e antiche tradizioni

Partita da Torino sotto la neve, ho fortemente sperato di trovare a Merano l’atmosfera magica tipica del Natale. Amo l’Alto Adige per le sue antiche tradizioni nordiche e per il clima gioviale che mi accoglie sempre.

Questa volta ho visitato Merano e i sui dintorni attraverso le tappe di una divertente caccia al tesoro non competitiva, che ha lasciato il tempo a me e ai miei compagni di avventura di assaporarla piano piano, osservandone luoghi e persone.

Le tappe conducevano innanzitutto attraverso i mercatini di Natale, che quest’anno hanno assunto un aspetto nuovo: le casette sono state rifatte utilizzando legno locale e con una forma che ricorda il profilo delle Dolomiti. Il profumo della cannella nel gluhwein si mescola con quello dello zenzero nei biscotti, alternandosi alle candele che sprigionano essenza di verbena e alle spezie della birra natalizia.

Un fascino particolare hanno per me le vecchie case: sprigionano ricordi di tempi andati e di vita vissuta. Proprio così è la casa-museo della signora Vanni, che si è dimostrata disposta a condividere con noi le sue memorie. Una dimora accogliente piena di oggetti storici, riscaldata dal fuoco delle candele e dal calore del forno pronto ad accogliere i biscotti che è abituata a preparare.

Tra una foto in bianco e nero e un mobile in legno da accarezzare ho scritto la ricetta dei frollini, che mi sono ripromessa di fare al più presto. La casa si trova nel quartiere Steinech, l’antico rione degli artisti: un piccolo gioiello che si svela angolo dopo angolo. Il nome del quartiere significa “mucchio di sassi” ed è il termine con cui Merano era conosciuta nell’857.

La neve continua a scendere copiosa e noi dobbiamo metterci di nuovo in marcia per raggiungere Tirolo e il suo castello. Per raggiungerlo è necessaria una passeggiata di circa 15 minuti, resa indimenticabile dai fiocchi che cadono leggeri, creando un ambiente incantato.

Castel Tirolo fu il castello dei conti del Tirolo e diede il nome all’intera regione, che si costituì sotto nel XIII secolo. Alte mura e una torre a base quadrata che oggi ospita un museo, dove ripercorrere la storia del Tirolo e dell’Alto Adige.

I mestieri artigianali fanno parte della vita altoatesina: intagliatori del legno, ceramisti, lavorazione del feltro e molte altre attività che vengono valorizzate e sostenute, segno di quanto le persone qui siano importanti. Infine il cibo: ricco, profumato e da smaltire con qualche passeggiata, di cui Merano non è certo scarsa. Zelten – dolce tipico natalizio fatto con fichi, frutta secca, cannella, chiodi di garofano e molti altri ingredienti che ne determinano il sapore deciso. Dolce con preiselbeere (mirtilli rossi) – una sorta di krapfen sgonfio servito caldo con al centro una confettura di mirtilli rossi, la cui tipica acidità stempera la dolcezza dello zucchero.
I frollini di Omi Vanni – semplici biscotti della tradizione, che però devono essere provati. Pane di Natale – soffice e leggero, arricchito di uva passa e canditi. Brulè di mela – succo di mela scaldato con aggiunta di cannella e zenzero…riscalda corpo e anima. Per concludere, le zuppe: di orzo, di verdure con wurstel o a base di carne, tutte da accompagnare con l’aromatico pane di segale.

Per visitare i mercatini di Natale e assaggiare le specialità gastronomiche dell’avvento avete tempo fino al 6 gennaio per tutto il resto, invece, ogni momento è buono!

Ringrazio per l’organizzazione Merano e Dintorni e l’Hotel Aurora per la deliziosa ospitalità.

In partenza per Merano

Sono in viaggio per Merano e spero di trovarla come nella foto…fredda e imbiancata dalla neve.

Se volete seguirmi su Twitter l’hashtag è #xmasmerano. Cosa succederà? Non so proprio dirvelo, sarà una sorpresa anche per me!

Mostra del tartufo bianco 2.0 | Blogger a S. Miniato

Per tre week end di novembre si svolgerà la Mostra Nazionale del tartufo bianco a San Miniato, antico borgo a metà tra Pisa e Firenze. Alcuni blogger, tra cui la sottoscritta, andranno alla scoperta del frutto magico e del territorio che gli fa da casa. Per me sarà un festival dei sapori in una zona che, nonostante sia di origini toscane, non conosco.

Dal 23 al 25 novembre, quindi, potrete seguirci sui Social Network con le narici all’erta lungo un itinerario enogastronomico, che culminerà in una caccia al tartufo.

Per l’occasione è stata creata una pagina ad hoc.

Salone del Gusto 2012 visto con i miei occhi

Due giorni intensi trascorsi ad assaggiare, annusare, parlare e scoprire. Il mio primo Salone del Gusto si chiude con un bilancio positivo. Mi ci sono avvicinata un pochino prevenuta, avevo paura si trattasse di una delle solite kermesse solo grandi marchi commerciali e poca qualità. Ho dovuto invece ricredermi: questo salone mi è piaciuto per la presenza di tante piccole realtà, per i presidi Slow Food provenienti da Paesi lontani (di cui vi racconterò presto) e anche per le grandi aziende come Coop, che mi hanno sorpresa per la maniera di fare promozione.

Alcune cose, invece, non mi sono piaciute. Innanzitutto trovo pazzesco che molte aziende facciano pagare per assaggiare i propri prodotti. Capisco i costi di partecipazione alla fiera, ma non credo si possa pretendere di far pagare 20 € il biglietto d’ingresso per poi dover pagare ogni cosa (non tutto) dopo.

Esagerato, secondo me, è stato anche il costo del pranzo (che ho comunque molto apprezzato) presso lo stand della Korea nella zona dedicata a Terra Madre. Per mangiare, velocemente e osservati dai passanti, si spendevano tra i 20 e i 30 €. Mi piace il concetto su cui si basa la cucina koreana che attribuisce a cibo e medicina la stessa provenienza, ma una cifra così avrei preferito spenderla in un ristorante, dove avrei potuto godermi il pasto in tutta calma.

Insomma, come in tutte le esperienze anche durante il mio Salone del Gusto ci sono stati pro e contro, che tutti insieme mi fanno dire con certezza che l’anno prossimo tornerò.

Salone del Gusto 2012: il mondo a Torino

Domani aprirà i battenti il Salone del Gusto 2012: quattro giorni durante i quali il mondo enogastronomico trasferirà il proprio sapere a Torino.

Questa edizione vedrà il Salone e Terra Madre uniti sotto un unico tetto, in modo da coinvolgere maggiormente i visitatori su temi di grande interesse e attualità. Io sarò lì venerdì e sabato per ascoltare qualche conferenza interessante, partecipare a un golosissimo laboratorio, incontrare vecchi amici e scoprire qualche presidio Slow Food proveniente da Paesi lontani.

Sarò sincera, non amo particolarmente queste manifestazioni, normalmente troppo commerciali per i miei gusti, ma sono curiosa ed è mia abitudine non giudicare mai prima di aver sperimentato. Terra Madre ho già a vuto modo di visitarla negli anni passati, ma è la mia prima volta al Salone del Gusto. Vedremo insieme cosa ne verrà fuori.

Su Twitter live e nei giorni successivi vi racconterò cosa ho trovato di nuovo, cosa mi sarà piaciuto e cosa no.

Trentino e blog

Lunedì 18 giugno 2012 sarò a Rovereto per esporre il mio punto di vista su blog e blogger. Se qualcuno è da quelle parti, non manchi l’appuntamento. I giorni a seguire, li dedicherò alla scoperta della zona…

Lenti: prosciutti da amare

Tornare alle tradizioni per realizzare un prodotto d’alta qualità. Così hanno fatto alla Lenti, azienda nata in Piemonte nel 1935, per il Lenti&Lode: prosciutto dalla cottura lenta, con l’aggiunta alla salamoia di una pregiata varietà di Marsala e impreziosito da 6 spezie. Il fresco coriandolo, il delicato alloro, il pungente chiodo di garofano, il riscaldante pepe, l’aromatico macis e il balsamico ginepro. Cottura al vapore in rete dopo un attento disossamento per lasciare la coscia intera.

Un tripudio di sapori e profumi, che si può ottenere solo da alimenti di qualità superiore, come insegna la ricetta della tradizione tramandata da nonno Lenti. Già quando ero piccola riuscivo a distinguere i diversi tipi di prosciutto cotto – la mia passione – acquistati in questo o quel negozio.

Di questo ho molto apprezzato la consistente quantità di grasso che si scioglie in bocca, ormai purtroppo difficile da trovare. Da gustare al naturale, ma anche utilizzabile per realizzare golose ricette. Così come abbiamo fatto durante il LentiLab presso la scuola di cucina torinese FoodLab.

Un racconto attraverso immagini, che a volte dicono molto più delle parole.

Raviolo di prosciutto con maionese al limone. All’interno una crema realizzata con prosciutto cotto, pane ammollato nel latte e parmigiano

Risotto con piselli e prosciutto croccante. Mantecato con panna montata.

Bistecca di prosciutto cotto con insalatina, fragole e anacardi tostati

Involtino di scamone con prosciutto cotto, salvia e parmigiano

Orizzonte Nizza: vino e territorio

Sabato 5 maggio 2012 si è svolto a Nizza Monferrato un evento per festeggiare i 10 anni dell’Associazione produttori del Nizza, ovvero una Barbera d’Asti Superiore prodotta in una zona che comprende pochi comuni intorno a Nizza Monferrato.

La produzione del Nizza è vincolata ad un disciplinare piuttosto rigido secondo cui, tra le altre cose, è necessario utilizzare il 100% di uve barbera ed ottenere una gradazione alcolica naturale minima (senza additivi aggiunti) di 13°, pena l’impossibilità di produrre la barbera per l’annata (come è successo nel 2002).

Al di là delle caratteristiche pregevoli o meno dell’annata 2009, la cui anteprima è stata fatta alla cieca nella mattinata di sabato, e delle peculiarità degli ultimi 10 anni di produzione verificate durante la degustazione verticale del pomeriggio, vorrei esprimere la personale opinione di una neofita del Nizza.

Non mi addentrerò quindi in analisi di colore, profumo più o meno di frutta rossa matura e acidità al palato, questo lo lascio agli esperti del settore.

Da parte mia vorrei però esprimere la mia posizione sulla questione della gradazione alcolica. La barbera degustata è stata criticata da qualcuno dei presenti a causa della sua alcolicità che, abbiamo detto, deve raggiungere i 13° gradi solo grazie agli zuccheri dell’uva. Pare infatti che di recente si sia sviluppata una scuola di pensiero che promuova i vini più leggeri, a costo di doverli manipolare chimicamente per abbassarne la gradazione.

A parte il fatto che io apprezzi i vini corposi prodotti nelle annate calde, quando il sole è riuscito ad esaltare tutti i profumi dolci un po’ caramellosi dell’uva, credo che sia necessario distinguere le tipicità di un vino e i gusti personali. Reputo importante apprezzarne la genuinità, soprattutto oggi che ci lamentiamo spesso delle manipolazioni in campo alimentare e che si verificano sempre più allergie e malattie dovute a ciò che ingeriamo.

Il vino, più di ogni altro prodotto agricolo, è lo specchio del territorio in cui viene prodotto. Ne rispecchia il terreno, l’esposizione al sole, la tradizione culturale e la tecnica di allevamento tipica del luogo.

Da un vino si possono capire ed imparare molte cose su chi lo produce e per questo motivo penso che gli si debba lasciar modo di esprimersi nella maniera più consona ed abituale, senza imporgli le cose da dire.

Quella di Nizza, nel cuore del Monferrato, è una zona votata alla vinificazione e potrebbe essere designata anche al turismo, se solo accogliesse gli estimatori dell’enogastronomia (sempre più numerosi) a braccia aperte e lasciasse che le sue belle colline dal dolce declivio incantassero i visitatori.

Il vino è il giusto punto di partenza per svelare un territorio ricco di natura rigogliosa, cultura e delizie da gustare, ma da solo non basta. Ci vuole impegno, come l’Associazione del Nizza sta dimostrando di avere.


Info: IlNizza

Orizzonte Nizza: wine and the land

On Saturday May 5 2012 was held in Nizza Monferrato an event to celebrate the 10th anniversary of the Association producers of Nizza, a Barbera d’Asti Superiore produced in an area that includes few municipalities around Nizza Monferrato.

The production of Nizza is bound to a strict requirements like, among other things, the use of 100% Barbera grapes and obtain a minimum natural alcohol content (no additives) at 13 °, without any possibility of producing Barbera for the year (as happened in 2002).

Beyond the valuable characteristics of the production of the year 2009, whose premiere was done blindly on Saturday morning, and the peculiarities of the last 10 years of the production tasted inthe afternoon, I would like to express a personal opinion about Nizza as a neophyte.

Then I will not go into analysis of color, the aroma more or less of ripe red fruit and acidity at the taste, this is up to the experts. But I would like to express my position on the issue about alcohol content. Durind the tasting the Barbera has been criticized by some attending for its alcohol content which, we said, should reach 13 degrees only with the grape sugars. It seems that recently has developed a school of thought that promotes the lighter wines, at the cost of having to manipulate chemically to lower the alcohol content.

Apart from the fact that I appreciate the wines with a strong flavour produced in hot years, when the sun is able to enhance all the flavors and a little sweet ‘candy of the grapes, I think it is necessary to distinguish the typical characteristics of a wine and the personal taste. I guess it is important to appreciate the authenticity, especially now that we often complain about manipulation in the food and occurring more and more allergies and diseases caused by what we eat.

The wine, more than any other agricultural product, is the mirror of the territory in which it is produced. It reflects the soil, sun exposure, the cultural tradition and the vine training system.

From a wine you can understand and learn many things about who produces it and this is the reason why I think that we should leave it free to tell us what it wants, without subjecting it what to say.

The Nizza area, in the heart of the Monferrato, is devoted to wine making and it could also be designated to tourism, if the locals only wellcome the estimators of enogastronomy (increasingly numerous) with open arms and let the gentle slope of the beautiful hills enchant visitors.
The wine is the perfect starting point to reveal a land full of lush nature, culture and delights to be enjoyed, but this is not enough. It takes commitment, such as the Association of Nizza is proving to have.