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Mauritius dai mille sapori

L’assaggiare i luoghi è per me fondamentale, ormai lo sapete, ed è il motore trainante della mia attività di giornalista e scrittrice. Nonostante non sia ancora andata a Mauritius, ho avuto il piacere di assaporarla attraverso la cucina di Lorenzo Buti e Berthy Meriza, chef degli hotel Beachcomber.

I colori degli ingredienti, innanzitutto, tanto vivaci da portare un po’ di luce del sole africano nella grigia giornata milanese. Molte le spezie utilizzate, che trasportano in un attimo in luoghi lontani: peperoncino, serica polvere di curcuma, zenzero, foglie fresche di curry, coriandolo, polvere tandoori e timo…che in Italia conosciamo bene.

Una cucina di per sè semplice e leggera, per i tipi di cottura, ma dai sapori forti e dalle consistenze differenti: la compattezza delle piccole falafel di verdura, la croccantezza dei samosa, la morbidezza del pesce, la freschezza del chutney di cetrioli, la cremosità della salsa rougaille.

L’insieme di aromi trasporta per un attimo sull’isola, crogiolo di culture diverse, che l’hanno resa una nazione ricca di cultura e di gusto. Nei Beachcomber Hotel, lussuosa catena mauriziana di alberghi realizzati esclusivamente con materiali locali in armonia con l’ambiente, si può imparare la cucina tipica in modo da portare con sè a casa un po’ di Paradiso.

Per preparare qualcosa di dolce immancabile è la vaniglia, che nasce da una splendida orchidea gialla. La pianta è rampicante ed è molto diffusa a Mauritius, patria di un’immensa varietà di fiori e di piante tropicali come l’ylang ylang di cui occorrono 50 kg per produrre un solo litro di olio essenziale prezioso e utile per alleviare stress e tensioni.

Nell’attesa di un viaggio a Mauritius provate a preparare la rougaille, salsa che può accompagnare carne di pollo, manzo, uova o, perché no, un’italianissima bruschetta.

La Maggiorana: una storia di donne

La storia d’amore tra Erica e la cucina è nata molto tempo fa quando, ancora bambina, seguiva la mamma, allieva Cordon Bleu, nei suoi corsi.

La sua è una famiglia nota a tutti a Torino. Ermenegildo Maggiora, il nonno di Erica, riuscì negli anni ’60 a fare biscotti di qualità vendendoli a un prezzo accessibile a persone umili come lui. E’ stato un grande innovatore nella produzione, distribuzione e, soprattutto, nel marketing dei biscotti, che divennero un piacere quotidiano per tutti. Il nome della scuola di cucina di Rivoli, in provincia di Torino, dedica il nome proprio alla famiglia, ma con un tocco aromatico.

In un ambiente elegante immerso nel verde, si svolgono corsi tematici ed eventi raffinati sotto gli occhi attenti di Erica e sua figlia Camilla, che ha scelto di seguire la madre in questa passione. La scuola è nata nel 1973 (mio anno di nascita, tra l’altro) quando Elena Maggiora la allestì in uno dei laboratori dismessi dell’antico biscottificio. L’attività di Elena si interruppe nel 1982 fino a quando la figlia Erica, nel 1999, non le ha dato nuova vita.

Partecipando a uno dei corsi od organizzando una cena a La Maggiorana, tra biscotti salati al pistacchio, sfoglie alla crema chantilly, verdure di stagione, spezie e sali esotici viaggerete in un mondo tutto femminile fatto di arte e bellezza.

 

Cucina svedese | Profumo affumicato di spezie

Non ho ancora avuto l’occasione di visitare la brasserie svedese Bjork ad Aosta, ma lei è venuta a Torino in occasione di un evento stampa per presentare la cucina svedese della tradizione.

Un team variegato, composto da chef italiani e scandinavi che periodicamente vengono a vegliare sul menù, per preparare e raccontare i piatti tipici. Il gravlaxè forse quello più noto: salmone marinato in zucchero, sale e aneto per circa 24 ore e poi servito con corccante pane di segale, lo knäckebröd.

Le köttbullar sono invece polpette leggere e soffici, la cui ricetta varia in base ai propri gusti. Quelle preparate dagli chef di Bjork erano a base di carne di maiale, mollica di pane ammollata nel latte, uova, insaporite con spezie e servite su una salsa ricavata dal fondo di cottura, accompagnate dalla marmellata di mirtilli rossi.

Infine le kanelbullar: morbide focaccine dolci con cannella. Dannose per il colesterolo, vista la quantità di burro che contengono, ma molto apprezzate dal palato goloso.

Da bere sidro di mele, sopratutto, ma anche birra scura leggermente amara, dal sentore di liquirizia.

Insomma, aromi forti di spezie e sapori tuttavia delicati. La tipica tecnica svedese dell’affumicatura è invece usata con parsimonia dallo staff di Bjork, almeno per adesso, per poter meglio adattare i piatti ai gusti italiani.

Ingredienti naturali, ricette semplici e food design: questa è la ricetta della brasserie. Non mi resta che andare ad Aosta per assaggiare tutto il menù.