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Abbinamento vini | Merlot e paprika dolce

Un vino rosso con riflessi viola e dal sapore persistente, che ricorda le fragole mature, e con un’acidità spiccata, ma piacevole. Il Merlot Villa Job, che mi ha consigliato l’amico Fernando di Winexplorer, è semplice da bere, con una gradazione alcolica non troppo elevata. Uno di quei vini da sorseggiare mangiando piatti leggeri e non troppo elaborati.

I mini burger in abbinamento sono semplici, adatti anche ai vegetariani se non si mette il guanciale, gustosi e con un leggero sentore affumicato dato dalla paprika dolce. È originaria dell’Ungheria e una leggenda narra di come una giovane contadina, costretta con la forza a vivere nell’harem di un pascià turco a Buda, avesse osservato a lungo i giardini del palazzo mentre venivano coltivati i peperoni e come, una volta liberata, avesse insegnato agli abitanti del suo villaggio a lavorare la paprika. Settembre, in Ungheria, è il mese della raccolta dei peperoni, che vengono raccolti in ghirlande e appesi alle case a essiccare, colorando il panorama di nuove sfumature.

Oltre a bere il Merlot Villa Job ho pensato di utilizzarlo per preparare una sfiziosa salsa di accompagnamento.

Mini burger affumicati

ingredienti:

patate lesse, 1 uovo, guanciale a cubetti, cipolla, paprika dolce, Merlot Villa Job, burro, farina, polenta o pane grattugiato

Scaldare una padella antiaderente, rosolare il guanciale tagliato a piccoli cubetti e la cipolla tritata finemente, senza aggiungere olio. Schiacciare le patate, aggiungere il sale, la paprika, l’uovo e il soffritto di guanciale. Formare dei piccoli burger e passarli nella polenta (o nel pane grattugiato). Cuocere i burger in olio caldo fino a che non saranno dorati da entrambe le parti. Nel frattempo preparare una salsa cuocendo burro e farina (facendo il roux) aggiungendo poi il Merlot.

La luce del vino

È la luce autunnale che rende i suoi acini delicatamente rosati, con sfumature d’ambra. L’Erbaluce di Caluso è rimasto garbato nonostante lo scorrere del tempo; per risalire alla prima volta che venne nominato, infatti, dobbiamo tornare indietro fino agli inizi del 1600. Nasce sulle colline del canavese, in Piemonte, dove il clima particolarmente propizio contribuisce a renderlo fresco e tipicamente aromatico. Profuma infatti di fiori La Rustìa Erbaluce 2011 dell’Azienda Orsolani, che mi ha inviato Fernando di Winexplorer. In abbinamento a questo vino dal sapore persistente, ho realizzato un soufflé con i porri Cervere. Alti e sottili, hanno un gusto dolce e delicato, oltre a essere ipocalorici. Nell’antico Egitto venivano consumati dagli schiavi, mentre durante il Medioevo contribuirono a risolvere il problema alimentare durante le carestie. Attualmente un Consorzio tutela e valorizza il porro di Cervere, promuovendo un prodotto che ha avuto una grande importanza in passato, ma che ultimamente viene sottovalutato.

Ingredienti: 2 uova, 200 gr di porri Cervere, sale qb, macis qb, pepe qb, pecorino di fossa

Pulire i porri, tagliarli finemente e saltarli in padella insaporendoli con sale, pepe e macis. Separare i tuorli dagli albumi montando i primi a neve ferma e lavorando i secondi a crema. Frullare i porri, unirli ai tuorli d’uovo, a cui si saranno stati aggiunti piccoli cubetti di pecorino di fossa, e accorpare delicatamente gli albumi.

Ungere degli stampini, versarvi l’amalgama e cuocere nel forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

 

Cibo e armonia

Ingredienti semplici e legati al territorio per raccontare come regioni diverse tra loro possono ritrovarsi a tavola assieme, in completa armonia.

Il pane nero è tipico del Trentino e, tornando da Rovereto, ne ho portato un po’ con me. La farina di segale è utilizzata al posto di quella bianca nelle zone montane perché più resistente all’aridità e ai climi più freddi. Ne ho scelto un tipo senza spezie aggiunte, infatti spesso contiene semi di cumino. Io ho preferito che il suo profumo fosse naturalmente aromatico, perché mi potesse ricordare il calore del sole estivo e la genuinità delle montagne.

La ricotta parla di Piemonte e, in particolare, della zona in cui vivo. A pochi passi da Torino, in estate, si vedono pascolare mucche placide in prati verdi punteggiati da fiori colorati. Questi animali producono un latte sano, nutriente e saporito, proprio come i formaggi che ne derivano.

Le spezie, raccontano la mia vita di viaggiatrice. Il ginepro è tipicamente mediterraneo, mi ricorda la Sardegna e le sue bacche contengono un olio dal profumo balsamico, che potete apprezzare schiacciando con le dita uno o più frutti. Anche il coriandolo affonda le sue origini nei paesi affacciati sul Mediterraneo, ma il suo profumo delicato ricorda l’arancio. Entrambe le spezie vengono utilizzate per aromatizzare liquori come il gin.

Infine il vino, che viene dal Veneto. Il Prosecco Colfòndo Bele Casel è gentile ed armonioso al palato, insolito alla vista: torbido, ma nel suo caso non è una colpa. La sua esistenza e il suo valore, infatti, sono strettamente legati ai lieviti lasciati nella bottiglia fino al momento del consumo. Lieviti naturali e rifermentazione in bottiglia, come si faceva una volta.

Crostini speziati alla ricotta

Soffriggere velocemente le bacche di ginepro e coriandolo in un po’ di olio evo e passarvi, da entrambi i lati, il pane di segale tagliato a fette non troppo spesse. Lavorare la ricotta con sale integrale, poco olio di argan (che sa di nocciola), del pepe macinato fresco e sistemarla sul pane a ciuffi o semplicemente spalmandola.


Food & Harmony

 

Simple ingredients tied to the territory to tell how different regions can meet each other at the table together, in complete harmony.

The black bread is typical of Trentino and, returning from Rovereto, I brought a little with me. The rye flour is used in place of the white in mountain areas because it is are more resistant to drought and cold climates. I chose a type with no added spices, infact often it contains cumin seeds. I preferred that the aromatic scent was natural, because I could remember the warmth of summer sun and the genuineness of the mountains.

Ricotta comes from Piedmont and, in particular, from the area where I live. A short walk from Turin, in the summer, you see cows grazing in a placid green meadows dotted with colorful flowers. These animals produce healthy, nutritious and tasty milk just like the cheese derived from it.

 

The spices tell about my life of traveller. The juniper is typically Mediterranean, reminds me of Sardinia and its berries contain an oil with a balsamic fragrance, which you can enjoy squeezing one or more fruits. The coriander has its origins in the countries bordering the Mediterranean, but its delicate scent reminiscent of orange. Both spices are used to flavor liqueurs such as gin.

Finally, the wine, which comes from the Veneto. Bele Casel Prosecco Colfòndo is gentle and harmonious at the palate, unusual at sight: muddy, but in this case is not a fault. Its existence and its value, in fact, are closely related to the yeast left in the bottle until it is consumed. Natural yeasts and fermentation in the bottle, as once did.

 

Spiced ricotta croutons

Fry quickly juniper and coriander berries in a little ‘extra virgin olive oil and spend, on both sides, rye bread, cut into slices not too thick. Mix the ricotta with whole salt, a little argan oil (that tastes of nuts), fresh ground pepper and place on bread.

 

Un vitigno esigente

Cresce su colline assolate dal terreno sabbioso. L’Arneis è un vitigno tanto esigente quanto generoso. Il vino ottenuto è gentile, ma profumato e persistente particolarmente adatto alle calde sere d’estate. Agli inizi del ’900 veniva chiamato “Nebbiolo bianco” e la sua immagine era già legata alla zona tipica di produzione, il Roero, a nord di Alba. Visse un periodo di crisi nel periodo a cavallo delle due guerre mondiali, che ne causò la quasi scomparsa dalle campagne. Con il tempo, però, ha riacquistato il suo valore, affermandosi in una zona votata soprattutto ai vini rossi.

Ama la cucina elegante, delicata e non troppo elaborata. Per questo motivo per il Roero Arneis dei Marchesi Incisa della Rocchetta inviatomi da Fernando di Winexplorer ho creato una ricetta di per sé semplice, ma con un elemento distintivo: l’aneto.

Si tratta di una pianta aromatica poco conosciuta da noi, ma molto usata in nord Europa. Il suo profumo è piuttosto forte e può lontanamente ricordare il finocchio e l’anice. I gladiatori credevano accrescesse la loro forza e la consideravano simbolo di gioia. Più semplicemente, favorisce la digestione e rinfresca l’alito.

Crepe vegetariana

ingredienti: farina di ceci, asparagi, zucchine, aneto, cipolla, olio evo, sale qb, acqua, burro

Preparare una pastella unendo alla farina di ceci l’acqua sufficiente per ottenere un composto liscio e senza grumi. Preparare delle crepes sottili cuocendole in una padella antiaderente, ungendola con poco olio. Pulire tutte le verdure, tagliarle grossolanamente e saltarle con olio, aneto e sale aggiungendo un po’ di Roero Arneis. Riempire le crepes con le verdure, sistemare su ognuna un ricciolo di burro e mettere in forno caldo per circa 15 minuti.

A demanding vine

It grows on sunny hills that have sandy soil. The Arneis is a grape as demanding as generous. The wine is gentle, but fragrant and persistent suited to the warm summer evenings. At the beginning of ’900 it was called “white Nebbiolo” and his image was already linked to its production area, Roero, in the northwest of Alba. It lived a period of crisis at the turn of the two world wars, which caused the near disappearance from the country. With time, however, has regained its value, asserting in an area devoted primarily to red wines.

It loves elegant, delicate and not too fancy cooking, For this reason the Roero Arneis of Marchesi Incisa della Rocchetta sent to me by Fernando of WinExplorer I created
a recipe itself simple, but with a distinctive feature: the dill.
It is an aromatic plant often used in northern Europe. The scent is quite strong and can vaguely remember the fennel and anise. The gladiators believed it could increased their strength and considered it as a symbol of joy. More simply, aids digestion and freshens breath.

Vegetarian crepe

ingredients: chick peas flour, asparagus, zucchini, dill, onion, extra virgin olive oil, salt, water, butter

Prepare a batter by combining flour with enough water to chickpea flour to obtain a smooth and without lumps mixture. Cook thin crepes in a pan, oiling a little. Clean all the vegetables, chop coarsely and toss with oil, dill and salt, add some Roero Arneis. Fill the crepes with vegetables, place each on a curl of butter and place in hot oven for about 15 minutes.

 

Una Lacrima di vino

Una lacrima non indica necessariamente tristezza, ma può essere anche una Lacrima di vino. Uno di quelli ingannevoli.

Appena ho versato nel calice la Lacrima di Morro d’Alba dei Conti Buscareto, l’ultimo vino che Fernando di Winexplorer mi ha inviato, sono stata assalita dal forte profumo di rosa, ciliegia e fragola, tanto intensi da farmi credere si potesse trattare di un passito.

Colore rosso intenso e profumo fortemente aromatico, ma più gentile al palato anche se persistente. Una vera sorpresa.

Per questo vitigno, di cui ho già parlato in occasione dell’assaggio di bollicine con la Lacrima, ho pensato ad un abbinamento deciso e un po’ contrastante: petto d’anatra in salsa di tabacco.

Ingredienti: 1 petto d’anatra, 50 g di burro, 15 g di tabacco da pipa alla vaniglia, mezzo bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba, 1 cucchiaino di farina, sale rosa dell’Himalaya

Sciogliere il burro a bagnomaria e versarvi il tabacco lasciando in infusione per mezz’ora.

Scaldare un filo d’olio evo (molto poco perché l’anatra è già una carne grassa) e rosolare entrambe le parti del petto d’anatra. Dopodiché trasferirlo in una teglia, salarlo, inserirlo nel forno caldo a 200°C e cuocere per circa 45 minuti.

Ai succhi rimasti nella padella, che avrete conservato, aggiungere il burro filtrato dal tabacco, mezzo bicchiere di Lacrima e il cucchiaino di farina per addensare.

L’aroma dolce del tabacco e la naturale grassezza della carne, si accompagnano bene alla delicata tannicità del vino.


A tear of wine

Fernando Winexplorer sent me this wine, Lacrima (tear) di Morro d’Alba dei Conti di Buscareto, and I thought to match it a little ‘contrasting recipe: duck breast with a sauce of tobacco.

Ingredients: 1 duck breast, 50 g butter, 15 g of pipe tobacco and vanilla, half a glass of Lacrima di Morro d’Alba, 1 teaspoon of flour, Himalayan pink salt

Melt the butter in a double boiler and pour the tobacco leaves to steep for half an hour.
Heat a drizzle of extra virgin olive oil (very little because the duck is already a fatty meat) and brown on both sides of the duck breast. Then transfer it to a baking dish, season with salt, place in oven preheated to 200 ° C and bake for about 45 minutes.
Add the butter, filtered by tobacco, to the remaining juices in the pan, that you have preserved, half a glass of Lacrima and a teaspoon of flour to thicken.

The sweet aroma of tobacco and the natural fattiness of the meat will match with the soft tannins of the wine.

 

Un piatto a colori per il Taste&Match

E’ buona norma abbinare ad ogni piatto il giusto vino, ma nel caso del Taste&Match accade il contrario. A noi foodblogger viene comunicato il vino per cui dobbiamo creare il giusto piatto.

Fernando di Winexplorer mi ha assegnato il Nero d’Avola Quignones dal colore rosso intenso e corposo al palato con profumi di frutta rossa.

Per un vino dal così forte carattere ho pensato di preparare un secondo piatto un po’ capriccioso, in modo che si compensassero.

Come a volte accade, indicherò gli ingredienti ma non le quantità perché questo è uno di quei casi in cui ognuno deve trovare la propria ricetta perfetta sperimentando.

Polpette piccanti a colori

Ingredienti: carne tritata di manzo e di maiale, pane raffermo, latte, berberè, brodo di verdura, lattuga, cipolle rosse, sale qb, olio evo

Ammollare il pane raffermo nel latte, strizzarlo bene e unirlo alla carne tritata, aggiustando di sale. Io preferisco frullare l’impasto in maniera che si formi una pasta morbida ed omogenea. Aggiungere il berberè secondo gusto, ricordando che è una spezia molto aromatica e piuttosto piccante. Formare delle polpette abbastanza grosse e metterle in una pentola (preferibilmente di terracotta), lasciandole brasare nel brodo vegetale per circa un’ora. Nel frattempo tagliare la lattuga e le cipolle, cuocere le verdure separatamente con un po’ d’olio e brodo. A fine cottura, salare e frullare fino ad ottenere due creme dense e liscie montandole aggiungendo dell’olio evo, come per fare la maionese. Servire la polpetta su un letto dall’effetto ottico creato con le due creme di verdura.

Leggi anche gli altri abbinamenti per Winexplorer


Spicy colored meatballs recipe

For a wine with strong character as the Nero d’Avola Quignones is, I decided to prepare a second dish a bit ‘naughty, so that it would compensate.

As sometimes happens, I will indicate the ingredients but not the quantity because this is one of those cases in which everyone must find an own perfect recipe testing.

Spicy colored meatballs

Ingredients: ground beef and pork, bread, milk, berberè, vegetable broth, lettuce, red onions, salt, extra virgin olive oil

Wet the bread with the milk, squeeze it well and add to ground beef, seasoning with salt. I prefer to blend the dough so it forms a smooth paste. Add berberè according to taste, remembering that it is a very aromatic spice and quite spicy. Shape into meatballs and place in a large enough pot (preferably earthenware), leaving them in the braising broth for about an hour. Meanwhile, cut the lettuce and onions, cook the vegetables separately with a little oil and broth. When cooked, add salt and blend until smooth and thick creams two mounting them adding some olive oil, as you make mayonnaise.
Serve the meatballs on a bed by the optical effect created with the two creams of vegetables.

Taste&Match: quarta tappa a Torino

Arriva finalmente a Torino il Taste&Match, l’evento che si è già svolto con successo a Roma, Milano e Venezia. Otto foodblogger che prepareranno i piatti da abbinare ad altrettanti vini selezionati da Fernando di Winexplorer, organizzatore dell’evento.

L’appuntamento è per giovedì 5 aprile 2012 nei bellissimi spazi di Qubì, via Parma 75/c Torino.

Una cena informale durante la quale i partecipanti potranno assaggiare 2 antipasti, 2 primi, 2 secondi e 2 dolci degustando il vino adatto ad ognuno, con l’opportunità di conoscerci e parlare di buon cibo e ottimo vino.

Oltre a me, che preparerò uno dei secondi piatti, le altre componenti del team saranno:

Il costo della serata è di 30 €, la prenotazione è obbligatoria e vi conviene affrettarvi, perché il numero dei partecipanti è limitato!

Dolce e Salato

In occasione delle prossima uscita del libro di Francesca Martinengo ‘Fornelli in rete‘ edizioni Malvarosa, in uscita a maggio 2012, è stato indetto un contest tra i foodblogger inseriti nella pubblicazione che richiedeva di abbinare un piatto salato ad un vino dolce.

Il vino in questione era La Bella Estate oro di Terredavino, un Passito di uve moscato dall’intenso aroma di miele, frutta e rosa.

Per non smentire la mia indole da viaggiatrice ho voluto utilizzare ingredienti esotici, fogli di riso ed agar agar, abbinati ad un prodotto del mio territorio, il castelmagno. Formaggio erborinato DOP piemontese, realizzato principalmente con latte vaccino che varia il colore di crosta e pasta in base alla stagionatura normalmente servito con i classici gnocchi di patate.

Ho voluto mettere in risalto la mia regione con un occhio alle terre lontane che fanno parte integrante della mia vita.

Millefoglie al castelmagno

ingredienti per 2 persone: 6 fogli di riso, 150 ml di latte intero, 80 gr di castelmagno, agar agar in polvere, olio di semi di arachide

Far sciogliere il castelmagno nel latte caldo, mescolando fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa. Aggiungere la punta di un cucchiaino di agar agar e far bollire il composto per un paio di minuti. L’agar agar necessita di cottura ma addensa una volta freddo, quindi non fatevi tentare dall’aggiungerne una quantità maggiore. Mentre la crema si raffredda, bagnare i fogli di riso in acqua calda e friggerli in olio di arachide bollente e profondo.

Poco prima di servire, comporre il piatto alternando le sfoglie al formaggio. Io ho accompagnato con una gelatina realizzata con La Bella Estate oro ed agar agar, sale blu di Persia e sale affumicato. Da bere, ovviamente, il Passito di moscato di Terredavino.

Vino e cromoterapia

I colori fanno parte della mia vita. Prediligo quelli freddi e, di ognuno di loro, apprezzo il valore terapeutico e la capacità di condizionare i nostri stati d’animo.
Se si conosce il potere dei colori si impara molto su se stessi e chi ci sta intorno, l’importante è imparare ad utilizzarli in ogni ambito, anche a tavola con gli alimenti di cui ci nutriamo.

Per il vino consigliatomi da Fernando Winexplorer, il Saperavi 2007 Badagoni, ho pensato di abbinare qualcosa di viola e di giallo, il primo è uno dei miei colori preferiti mentre del  secondo credo di avere bisogno in questo periodo. Partiamo però dal vino.

Il rosso, in questo caso di una tonalità intensa e calda, rende loquaci, aperti, premurosi e passionali. Indicato in caso di melanconia e malattie da raffreddamento. Al palato, questo corposo Superavi, è leggermente tannico e privo di acidità.
Come piatto da abbinare ho scelto un flan di cavolo cappuccio viola con quenelle di caprino alla curcuma.

Il viola è simbolo di intelligenza e conoscenza. E’ il colore della magia, è rilassante ed è utile in casi di insonnia. Leonardo da Vinci affermò che la sua capacità di meditazione e di contemplazione aumentava quando si trovava in un ambiente con vetri viola alle finestre.
Il giallo è il colore del sole e simboleggia la ricerca del nuovo e del cambiamento. Acuisce la mente e stimola l’apprendimento. In Cina fino alla prima metà del ’900, il giallo poteva essere utilizzato solamente dall’Imperatore. Se inteso come oro, infatti, è simbolo di regalità e di perfezione.

Ingredienti per 4 persone: 400 gr cavolo viola, 50 g di burro, 2 uova, 50 g di parmigiano grattugiato 300 ml di besciamella, sale e pepe, formaggio morbido di capra, curcuma in polvere

Pulire il cavolo, tagliarlo a strisce e cuocerlo a vapore perché non perda il colore. Far raffreddare e frullare aggiungendo sale e pepe.
Preparate la besciamella secondo ricetta base ed incorporare le uova e la crema di cavolo. Imburrare gli stampini singoli da flan e riempirli con il composto. Infornare a 180 °C per circa 30 minuti. Il flan è pronto quando, bucandolo con uno stuzzicadenti, questo ne uscirà asciutto. Prima di servire, decorare con delle quenelle realizzate con il formaggio lavorato con la curcuma in polvere.

Leggi gli altri abbinamenti per Winexplorer

Grignolino d’Asti, anarchico ma gentile

Prodotto nelle province di Asti e Alessandria, il Grignolino è un vino da bere giovane. E’ il più delicato dei vini piemontesi ma anche il più anarchico, per la sua personalità forte e difficile da domare. Il  nome sembra derivare da ‘grignòle’, termine piemontese per indicare i vinaccioli, di cui abbondano i suoi acini.

Il suo colore è rosso tenue, profumo di sottobosco ed asciutto in bocca, leggermente tannico. Al Grignolino d`Asti 2010 dei Marchesi Incisa della Rocchetta consigliato da Fernando di Winexplorer ho pensato di abbinare un piatto insolito e molto saporito, uova in salsa Vindaloo. Credo che il sapore delicato ma persistente del vino ben si sposi con le spezie ed il piccante del piatto.

Il Vindaloo è una nota pietanza indiana introdotta a Goa dai portoghesi, spesso servito nelle occasioni più importanti. Per tradizione è un piatto a base di carne di maiale ma la salsa ben si accompagna anche ad altri ingredienti di base.

La parte più complessa riguarda la preparazione del masala:

1 cipolla, 2 pomodori, 2 cucchiai aceto bianco, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaino zenzero fresco, 1 cucchiaino concentrato di pomodoro, 1 cucchiaino garam masala, 1 cucchiaino curcuma, 1 cucchiaino peperoncino, ½ cucchiaino paprika, ½ cucchiaino cumino, ½ cucchiaino coriandolo, 1 pizzico di sale, 2 cucchiai olio di senape (o in alternativa di semi di arachide)

Frullare tutti gli ingredienti e soffriggere la pasta ottenuta nell’olio, allungando con un po’ di brodo se necessario, e far cuocere per circa mezz’ora.

A fine cottura sistemare la salsa sulle uova che saranno state precedentemente bollite.

La medesima salsa può essere usata per accompagnare verdure al vapore e carni, lasciando libera la fantasia.