Budapest da non perdere: il museo di Hopp Ferenc


Quando visito una città do priorità ai mercati, perché raccontano la vita reale di un popolo, all’artigianato locale perché mi piace vedere le persone all’opera e all’esplorazione casuale, in cerca di luoghi poco conosciuti.

A Budapest, visitata qualche anno fa, ho scovato un piccolo museo di arte orientale che gli ungheresi considerano, per qualità di pezzi esposti, paragonabile al British Museum o al Louvre, soprattutto perché questo è realizzato esclusivamente grazie alla collezione privata di Hopp Ferenc.

Chi era Hopp Ferenc?

Nato nel 1833, in veste di ottico e proprietario del negozio di fotografia Calderoni, compì il giro del mondo ben cinque volte, di cui l’ultimo all’età di ottant’anni.
Alla fine del diciannovesimo secolo, grazie alle maggiori opportunità di spostamento, molte persone iniziarono a compiere i grand tour, il giro del mondo.
Il negozio di Ottica Calderoni, venne fondato nel 1821 ed era situato all’angolo tra Vàci ùt e Deak Ferenc tèr. Presto divenne il negozio maggiormente specializzato e fornito di attrezzature fotografiche di Budapest. Durante i suoi numerosi viaggi Ferenc, amava scattare fotografie esponendole, al suo ritorno, in mostre di successo e nel 1985 fu pubblicato, in suo onore, un libro fotografico con molte delle immagini da lui scattate anche se, purtroppo, negli anni moltissime sono andate distrutte.

museo hopp ferenc

A quell’epoca la porta verso Oriente era rappresentata da Port Said, il porto nel Canale di Suez che venne aperto nel 1869 e che costituì un collegamento fondamentale per i commerci. Hopp Ferenc comprò il necessario per il viaggio, un elmetto in midollo, delle sigarette e partì per il suo primo giro del mondo nel 1882.

In India trascorse due mesi, arrivando a Calcutta e visitando Darjeeling, Agra, Benares e Jaipur per poi andare nel sud del Paese. Durante la prima visita in India, acquistò circa 300 oggetti di piccole dimensioni, probabilmente per le sue limitate finanze e per l’inesperienza nelle spedizioni; per la maggior parte oggetti riconducibili alla vita quotidiana e solo pochi relativi alla religione.

Il viaggio proseguì in Cina, che nel diciannovesimo secolo era un Paese chiuso e molto difficile da visitare, e di lei scrisse ”Hong Kong, è il più bel porto che abbia visto. Shangai ha l’attività commerciale più frenetica. Beijing è la più polverosa, ha il numero maggiore di mandarini, è la più confusionaria, ha le vie più larghe ma con la pavimentazione peggiore”. Dopo la Cina, fu la volta di Giappone, Indonesia, Malaysia, Thailandia. Da questi Paesi riportò numerose statue di Buddha nelle sue tipiche posizioni iconografiche: seduto, in piedi o sdraiato. Nella maggior parte delle immagini di Buddha seduto si nota una mano che tocca la Terra, che simboleggia la tentazione di Buddha e la sua vittoria sul demone Mara. A ricordo del Giappone, numerose stampe dai colori sgargianti e oggetti di finissimo artigianato.

Un viaggio attorno al mondo, questo museo, attraverso gli oggetti meravigliosi, le foto tridimensionali che Ferenc scattava già allora con una speciale fotocamera ed un allestimento, tematico in ogni stanza, realizzato veramente ad arte. Nell’incanto di questo luogo, la villa in cui il viaggiatore ha vissuto, ho provato grande simpatia e anche un po’ d’invidia per questo incredibile globetrotter che ha fatto più di un secolo fa, quello che spero di poter fare anch’io, almeno una volta.