Armenia | Arcano Paese


Hayasta è il nome con cui gli armeni, ancora oggi, si riferiscono al loro Paese. Nome derivato da Hayk, secondo la tradizione discendente diretto di Noè. La leggenda narra che dopo il Diluvio Universale l’arca sia approdata sul Monte Ararat, l’imponente monte che domina il paesaggio dal lato occidentale dell’Armenia, che confina con la Turchia.
Fu proprio nella valle ai piedi del Monte che San Gregorio l’Illuminatore riuscì a convertire il re e l’intera zazione al Cristianesimo. l’Armenia così divenne il primo Paese al mondo ad aver adottato questa come religione di Stato. Da allora, l’essere cristiani, è stato uno dei pilastri dell’identità armena che ogni domenica è possibile osservare partecipando, insieme alle decine di fedeli che vi accorrono, alle funzioni in una delle numerose chiese. Malgrado la fede profonda e l’attaccamento alle usanze cristiane, in Armenia sono sopravvissute alcune tradizioni pagane come il matagh, il sacrificio animale, che ha origini molto antiche ed è ancora diffuso. Sembra che venisse praticato dagli armeni in epoca precristiana e, ancora oggi, non è inusuale vedere gruppi di persone che brandiscono, ad esempio, un gallo da sacrificare per invocare aiuto divino.

Khor Virap

Uno dei luoghi in cui avviene la pratica del sacrificio è Khor Virap, il più importante monastero armeno. Situato vicino al confine con la Turchia, gli fa da sfondo l’imponente Monte Ararat, simbolo del popolo armeno ma che si trova in territorio turco. Il suo nome, in lingua armena, significa “prigione in profondità” ed è qui che San Gregorio rimase imprigionato per tredici anni, prima di riuscire a convertire il Re. Durante la sua prigionia numerose donne fedeli gli portavano di nascosto il cibo nel sotterraneo in cui era incatenato; in quella cripta, ancora oggi, vengono offerti animali in sacrificio. Altra tradizione pagana è la festa della Candelora, che celebra la presentazione di Gesù al Tempio quaranta giorni dopo Natale. Nel buio invernale viene celebrata una Messa durante la quale vengono benedette le candele all’interno della Chiesa ed i falò all’esterno. A questa pratica si è aggiunta l’usanza di accendere delle candele con il fuoco benedetto dei falò e di portarle nelle case delle coppie che si sono sposate nell’anno precedente e di quelle appena fidanzate. Una volta acceso un fuoco con le fiamme di queste candele, le coppie vi saltano sopra per liberarsi degli spiriti maligni. Molti sono i monasteri da visitare, simili dal punto di vista architettonico ma ognuno unico per la posizione in cui è situato. Edifici costruiti per lo più in tufo, basalto e granito; materiali di cui il paese è ricco e che risulta maggiormente resistente rispetto, ad esempio, al legno. Le caratteristiche su cui si basa l’architettura armena sono la solidità e la sobrietà che la differenziano nettamente da quella bizantina, a cui spesso viene erroneamente paragonata. Gli unici elementi decorativi sono gli eleganti lavori di intaglio nella pietra, le nicchie e i khatchkar, inseriti nei muri delle chiese. I khatchkar (letteralmente croci-pietra), sono lastre di tufo sulla cui superficie vengono scolpiti simboli cristiani e, prima fra tutte, la croce dalla base fiorita, che simboleggia la continuità della vita. Queste lastre rappresentano un elemento decorativo tipicamente armeno presente in quasi tutti gli edifici religiosi.

Monastero di Gheghard

Tipico esempio di architettura armena medievale è il Monastero di Gheghard. Situato in fondo ad uno stretto e spettacolare canyon lungo il quale scorre il fiume Azat. Il monastero e la valle sono stati designati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Gheghard significa “monastero della lancia” poiché lì veniva conservata la lancia che pare trafisse il costato di Cristo, ora esposta nel tesoro di Etchmiadzin.

Più a sud est, quasi al confine con il Nagorno Karabakh, si trova Tatev, complesso monastico poco visitato a causa della difficoltà di accesso. La strada per raggiungerlo è sterrata e molto accidentata ma entro l’anno prossimo verrà terminata una funivia che da Goris porterà direttamente al monastero.

Sevanavank

Più a est, sulla penisola di Sevan, affacciato sull’omonimo lago, si trova Sevanavank, uno dei luoghi storico-culturali più significativi in Armenia. Fondato da Gregorio l’Illuminatore, durante l’invasione dei mongoli venne saccheggiato e distrutto. Ricostruito nella prima metà del 1400, venne chiuso durante il regime sovietico e le pietre di cui era costruita la Chiesa vennero utilizzate come materiale edile per una casa di riposo. Tuttavia negli anni 90 ha ritrovato nuovo splendore con il suo restauro e la riapertura del seminario.

Tempio di Garni

garni

L’unico edificio pagano dell’Armenia, che resta a testimoniare la grande influenza dell’arte ellenistica in questo Paese. Costruito secondo i principi della Geometria Sacra perfezionata dai pitagorici nella Grecia antica, l’edificio odierno è stato ricostruito sull’edificio originale distrutto dal terremoto nel 1679. Nella Geometria Sacra i numeri venivano combinati con le forme per creare un’insieme armonico. L’idea era quella di unificare l’umanità con l’insieme cosmico. Ai numeri sacri veniva attribuito un significato che trovava conferma nella fede mistica; in pratica si pensava che se i numeri sacri venivano utilizzati in certe giornate o in determinate combinazioni gli dei si placavano ed era possibile diventare membro di quella famiglia metafisica. In generale, tutti i monasteri e gli edifici armeni valgono la pena di essere visitati, per la loro architettura e per la natura meravigliosa che li circonda. Circa metà della superficie armena si trova ad un’altitudine di almeno 2000 metri ed è caratterizzata da grandi escursioni termiche tra giorno e notte. I paesaggi sono mutevoli, immensi campi di grano, numerosi corsi d’acqua, valli lunghe e rigogliose, steppe erbose e tratti boschivi. Il paesaggio è totalmente differente quando ci si avvicina a Yerevan, la capitale.

Yerevan

Arrivando via terra l’impatto non è dei migliori. La periferia di nessuna città risulta generalmente attraente ma qui fa venire voglia al visitatore di andarsene immediatamente. Enormi fabbriche abbandonate, edifici fatiscenti e ruggine onnipresente non invogliano ad una visita più approfondita. Se però non ci si lascia intimorire dal primo impatto e dalla difficoltà di circolazione a causa della totale mancanza di indicazioni stradali, si avrà la possibilità di scoprire che Yerevan si sta lentamente risollevando dopo la caduta del regime comunista. La città ha una pianta circolare costituita da viali alberati al cui centro si trova Piazza della Repubblica. A parte l’Opera, che ospita il teatro e il balletto, e qualche monumento sovietico non offre molte altre attrattive però passeggiare per le vie del centro è piacevole. Yerevan si anima soprattutto dopo il tramonto quando i numerosi locali con dehors si affollano di giovani in cerca di alcool e musica dal vivo.