Corea | Il maestro dei ventagli


Il signor Cho si sventola lentamente nel caldo cittadino, tenendo il ventaglio con le lunghe dita affusolate. Il flabello in questione è un oggetto appartenuto alla sua famiglia ed è di un’eleganza straordinaria. Sulla carta di gelso, ormai un po’ ingiallita, di cui è fatto sono rappresentate sottili foglie di bambù, pochi misteriosi ideogrammi coreani e, nell’angolo in alto a destra, un piccola farfalla gialla.

 

I ventagli coreani si distinguono per la bellezza che riescono a mostrare nella semplicità delle forme. L’abitudine di utilizzare questo oggetto è stata tramandata fin dai tempi dell’Impero, tempo in cui un uomo si considerava pronto a uscire solo quando aveva in mano un ventaglio. Non lo si usa solamente in estate per cercare sollievo dal caldo umido, ma anche in inverno per proteggersi dal vento freddo o dalla polvere. Ognuno porta decorazioni di buon auspicio, proprio come la farfalla e il bambù.

 

Seduto su quella panchina, il signor Cho sembra uscito da una cartolina d’altri tempi. All’ombra del grande albero di ginko guarda distrattamente uno degli edifici del Palazzo Imperiale, quello dal tetto con le lucide tegole blu. Anche se per tradizione viene utilizzato solo per gli uffici amministrativi, si distingue per bellezza e raffinatezza. I disegni di cui sono adorni i muri rappresentano forme e soggetti incantevoli, mentre i colori vivaci lo lasciano ogni volta come ipnotizzato.

 

Viene in questo luogo ogni volta che è in cerca di nuova energia e rinnovata ispirazione per creare i ventagli per cui è famoso. Ne produce alcuni per le mostre, fatti e dipinti a mano, e molti altri a macchina per il commercio, ma i suoi preferiti sono quelli piatti e quasi tondi. Lavorandoli gli sembra di accarezzare la superficie della Luna. Arcana e romantica, gli ricorda una storia che gli ha raccontato una ragazza dagli occhi di giada incontrata qualche tempo fa.