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Ricette indiane | Papad o papadam

In ogni zona hanno il proprio nome, ma si tratta comununque delle medesime cialde croccanti profumate di spezie. Che siano i papad del nord dell’India o i papadam del sud, si mangiano come spuntino o in accompagnamento all’aperitivo, servite a volte con una rinfrescante salsa a base di yogurt e menta. Si trovano già pronte da friggere, come queste in foto trovate in un mercato di Udaipur,  ma se voleste cimentarvi nella preparazione e tuffarvi nell’atmosfera indiana, ecco la ricetta.

ingredienti: 300 gr di farina di lenticchie, acqua, 1 cucchiaino di sale, 2 cucchiai di olio di semi, 1 cucchiaino di peperoncino in polvere, mezzo cucchiaino di pepe nero, mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio. (Si possono aggiungere altre spezie a piacere: semi di cumino, curcuma, cardamomo…)

Versare la farina di lenticchie in una ciotola insieme all’olio di semi, al sale, al bicarbonato di sodio, al peperoncino, al pepe e a qualche cucchiaio d’acqua. Mescolare fino a ottenere un composto compatto e liscio da mettere in frigorifero a riposare per circa mezz’ora. Stendere la pasta con un mattarello e ricavare dei dischetti di medie dimensioni.

Friggere le papad in olio di semi di arachidi profondo e servirle calde con eventuali salse a parte.

Neve e cipolle

In una domenica di metà marzo imbiancata dalla neve che scende copiosa, niente di meglio che cucinare. Un piatto in particolare mi è rimasto nella mente, e nel cuore, dall’ultimo viaggio in Umbria: la parmigiana di cipolle. Ingredienti semplici per realizzare una ricetta che, soprattutto, mi ricorda una serata conviviale tra nuovi e vecchi amici in un cascinale che sapeva di casa.

Tagliare i cerretini fatti di farina di farro, bere il rosso di Montefalco di Caprai, chiacchierare con la sorridente Aroti, dal nome esotico ma con un’amima profondamente umbra. E poi ridere con le vecchie conoscenze, Alessandra ed Elisa, di situazioni vissute insieme e programmare i giorni successivi per Intima Umbria, ascoltando storie e aneddoti su Todi.

Questo per me è la parmigiana di cipolle de il Cerreto: un intreccio di vite, che si incontrano in una fredda serata per rimanere legate, in un modo o nell’altro, per molto tempo.

Io la ricetta ve la dò, ma seguite il mio consiglio: andate a provare quella di mamma Doriana a il Cerreto, non la scorderete più.

ingredienti: cipolle rosse o dorate, uova , farina, olio evo, ragù preparato con carne mista, mozzarella, parmigiano

Tagliare le cipolle a fette, metterle sotto sale per una mezzora, poi lavarle e asciugarle.
Passare le cipolle nella farina e poi nell’uovo, sbattuto con un pizzico di sale, e friggerle.

In una teglia alternare strati di ragù, cipolle fritte, mozzarella e parmigiano. Ripetere i passaggi fino al termine degli ingredienti. Mettere in forno a 180°C per 15 minuti.

E, come consiglia la cuoca: degustare lentamente pensando agli amici lontani.

Sapori indiani | Riso pulao: dolce e profumato

Il termine pilaf deriva dal turco pilâv, che a sua volta proviene dal persiano pilau che, infine, proviene dal sanscrito pulāka.

Uno dei primi riferimenti letterari al pilav si trova nelle storie di Alessandro Magno nel descrivere l’ospitalità battriana (la Battria era un provincia orientale dell’Iran). Si pensa che i soldati dell’esercito di Alessandro abbiano portato la tradizione del pilaf in Macedonia, da dove si è poi diffusa in tutta la Grecia.
Nel corso degli anni, con varianti e innovazioni, è stato introdotto in Israele e in tutto il Medio Oriente. Ai tempi dell’Unione Sovietica il piatto si diffuse in tutte le repubbliche sovietiche viaggiando verso est. Il riso pulao è, insomma, la versione indiana del pilaf.

Profumato di spezie e addolcito dalla frutta è uno dei piatti che ho maggiormente apprezzato in Rajasthan, nonostante il terribile caldo di agosto.

Ingredienti: 2 cipolle, 220 g di ghee (burro chiarificato), 2 stecche di cannella, 2 spicchi d’aglio tritati, 10 bacche di cardamomo intere, ½ cucchiaino pepe in grani, 2 tazze di riso basmati, ½ cucchiaino di zafferano, sale qb, 120 g di uva passa, 60 g di mandorle spellate leggermente dorate nel burro, acqua bollente, 1 banana per guarnire

Sciogliere il ghee in una pentola, unire le cipolle, l’aglio e le spezie rosolando finché le cipolle saranno trasparenti. Aggiungere il riso, mescolare lentamente e rosolare su fiamma bassa per altri 5 minuti. Unire lo zafferano sciolto nell’acqua, il sale e l’acqua bollente necessaria a coprire il riso di circa un dito oltre il suo livello. Mettere il coperchio e cuocere in forno a 160 °C finché l’acqua sarà completamente assorbita e il riso cotto. COndire con l’uva passa, le mandorle e la banana tagliata a fette.

Abbinamento vini | Merlot e paprika dolce

Un vino rosso con riflessi viola e dal sapore persistente, che ricorda le fragole mature, e con un’acidità spiccata, ma piacevole. Il Merlot Villa Job, che mi ha consigliato l’amico Fernando di Winexplorer, è semplice da bere, con una gradazione alcolica non troppo elevata. Uno di quei vini da sorseggiare mangiando piatti leggeri e non troppo elaborati.

I mini burger in abbinamento sono semplici, adatti anche ai vegetariani se non si mette il guanciale, gustosi e con un leggero sentore affumicato dato dalla paprika dolce. È originaria dell’Ungheria e una leggenda narra di come una giovane contadina, costretta con la forza a vivere nell’harem di un pascià turco a Buda, avesse osservato a lungo i giardini del palazzo mentre venivano coltivati i peperoni e come, una volta liberata, avesse insegnato agli abitanti del suo villaggio a lavorare la paprika. Settembre, in Ungheria, è il mese della raccolta dei peperoni, che vengono raccolti in ghirlande e appesi alle case a essiccare, colorando il panorama di nuove sfumature.

Oltre a bere il Merlot Villa Job ho pensato di utilizzarlo per preparare una sfiziosa salsa di accompagnamento.

Mini burger affumicati

ingredienti:

patate lesse, 1 uovo, guanciale a cubetti, cipolla, paprika dolce, Merlot Villa Job, burro, farina, polenta o pane grattugiato

Scaldare una padella antiaderente, rosolare il guanciale tagliato a piccoli cubetti e la cipolla tritata finemente, senza aggiungere olio. Schiacciare le patate, aggiungere il sale, la paprika, l’uovo e il soffritto di guanciale. Formare dei piccoli burger e passarli nella polenta (o nel pane grattugiato). Cuocere i burger in olio caldo fino a che non saranno dorati da entrambe le parti. Nel frattempo preparare una salsa cuocendo burro e farina (facendo il roux) aggiungendo poi il Merlot.

La luce del vino

È la luce autunnale che rende i suoi acini delicatamente rosati, con sfumature d’ambra. L’Erbaluce di Caluso è rimasto garbato nonostante lo scorrere del tempo; per risalire alla prima volta che venne nominato, infatti, dobbiamo tornare indietro fino agli inizi del 1600. Nasce sulle colline del canavese, in Piemonte, dove il clima particolarmente propizio contribuisce a renderlo fresco e tipicamente aromatico. Profuma infatti di fiori La Rustìa Erbaluce 2011 dell’Azienda Orsolani, che mi ha inviato Fernando di Winexplorer. In abbinamento a questo vino dal sapore persistente, ho realizzato un soufflé con i porri Cervere. Alti e sottili, hanno un gusto dolce e delicato, oltre a essere ipocalorici. Nell’antico Egitto venivano consumati dagli schiavi, mentre durante il Medioevo contribuirono a risolvere il problema alimentare durante le carestie. Attualmente un Consorzio tutela e valorizza il porro di Cervere, promuovendo un prodotto che ha avuto una grande importanza in passato, ma che ultimamente viene sottovalutato.

Ingredienti: 2 uova, 200 gr di porri Cervere, sale qb, macis qb, pepe qb, pecorino di fossa

Pulire i porri, tagliarli finemente e saltarli in padella insaporendoli con sale, pepe e macis. Separare i tuorli dagli albumi montando i primi a neve ferma e lavorando i secondi a crema. Frullare i porri, unirli ai tuorli d’uovo, a cui si saranno stati aggiunti piccoli cubetti di pecorino di fossa, e accorpare delicatamente gli albumi.

Ungere degli stampini, versarvi l’amalgama e cuocere nel forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

 

Cibo e armonia

Ingredienti semplici e legati al territorio per raccontare come regioni diverse tra loro possono ritrovarsi a tavola assieme, in completa armonia.

Il pane nero è tipico del Trentino e, tornando da Rovereto, ne ho portato un po’ con me. La farina di segale è utilizzata al posto di quella bianca nelle zone montane perché più resistente all’aridità e ai climi più freddi. Ne ho scelto un tipo senza spezie aggiunte, infatti spesso contiene semi di cumino. Io ho preferito che il suo profumo fosse naturalmente aromatico, perché mi potesse ricordare il calore del sole estivo e la genuinità delle montagne.

La ricotta parla di Piemonte e, in particolare, della zona in cui vivo. A pochi passi da Torino, in estate, si vedono pascolare mucche placide in prati verdi punteggiati da fiori colorati. Questi animali producono un latte sano, nutriente e saporito, proprio come i formaggi che ne derivano.

Le spezie, raccontano la mia vita di viaggiatrice. Il ginepro è tipicamente mediterraneo, mi ricorda la Sardegna e le sue bacche contengono un olio dal profumo balsamico, che potete apprezzare schiacciando con le dita uno o più frutti. Anche il coriandolo affonda le sue origini nei paesi affacciati sul Mediterraneo, ma il suo profumo delicato ricorda l’arancio. Entrambe le spezie vengono utilizzate per aromatizzare liquori come il gin.

Infine il vino, che viene dal Veneto. Il Prosecco Colfòndo Bele Casel è gentile ed armonioso al palato, insolito alla vista: torbido, ma nel suo caso non è una colpa. La sua esistenza e il suo valore, infatti, sono strettamente legati ai lieviti lasciati nella bottiglia fino al momento del consumo. Lieviti naturali e rifermentazione in bottiglia, come si faceva una volta.

Crostini speziati alla ricotta

Soffriggere velocemente le bacche di ginepro e coriandolo in un po’ di olio evo e passarvi, da entrambi i lati, il pane di segale tagliato a fette non troppo spesse. Lavorare la ricotta con sale integrale, poco olio di argan (che sa di nocciola), del pepe macinato fresco e sistemarla sul pane a ciuffi o semplicemente spalmandola.


Food & Harmony

 

Simple ingredients tied to the territory to tell how different regions can meet each other at the table together, in complete harmony.

The black bread is typical of Trentino and, returning from Rovereto, I brought a little with me. The rye flour is used in place of the white in mountain areas because it is are more resistant to drought and cold climates. I chose a type with no added spices, infact often it contains cumin seeds. I preferred that the aromatic scent was natural, because I could remember the warmth of summer sun and the genuineness of the mountains.

Ricotta comes from Piedmont and, in particular, from the area where I live. A short walk from Turin, in the summer, you see cows grazing in a placid green meadows dotted with colorful flowers. These animals produce healthy, nutritious and tasty milk just like the cheese derived from it.

 

The spices tell about my life of traveller. The juniper is typically Mediterranean, reminds me of Sardinia and its berries contain an oil with a balsamic fragrance, which you can enjoy squeezing one or more fruits. The coriander has its origins in the countries bordering the Mediterranean, but its delicate scent reminiscent of orange. Both spices are used to flavor liqueurs such as gin.

Finally, the wine, which comes from the Veneto. Bele Casel Prosecco Colfòndo is gentle and harmonious at the palate, unusual at sight: muddy, but in this case is not a fault. Its existence and its value, in fact, are closely related to the yeast left in the bottle until it is consumed. Natural yeasts and fermentation in the bottle, as once did.

 

Spiced ricotta croutons

Fry quickly juniper and coriander berries in a little ‘extra virgin olive oil and spend, on both sides, rye bread, cut into slices not too thick. Mix the ricotta with whole salt, a little argan oil (that tastes of nuts), fresh ground pepper and place on bread.

 

Cucina naturale e speziata

Mi piace la cucina naturale, con pochi grassi e impreziosita dalle spezie. Così ho accettato volentieri la proposta di Cuki e Cannamela di realizzare una ricetta utilizzando i sacchetti forno con una spezia, che ho scoperto all’arrivo del kit: la curcuma.

I sacchetti Cuki non li avevo mai usati e devo dire che mi hanno piacevolmente sorpresa. Si possono usare in forno, nel microonde, nel congelatore o per cuocere a bagnomaria. Essendo trasparenti sono anche comodi per monitorare la cottura, a differenza dei cartocci in alluminio.

Invece non non mi dilungherò su questa meravigliosa radice dal colore dell’oro, se in polvere, e di un cielo limpido al tramonto, se fresca, perché ne ho già parlato molte volte. Voglio però ricordare che Cannamela acquista le spezie direttamente nei Paesi d’origine, garantendo la qualità del prodotto.

Per il mio scrigno di polpette ho utilizzato:

½ petto di pollo, 1 spicchio d’aglio, 3 zucchine, curcuma, sale qb, olio evo

Tagliare le zucchine a fette sottili per il lato lungo e lasciarle marinare una mezz’ora in un filo d’olio evo, un pizzico di sale e curcuma a piacere.

Nel frattempo frullate il petto di pollo con l’aglio, il sale e abbondante curcuma. Create una base con le zucchine all’interno del sacchetto Cuki, su cui adagerete delle piccole polpette fatte con l’impasto ottenuto precedentemente. Coprire con altrettante fette di zucchina, chiudere il sacchetto con l’apposito laccio e mettere nel forno preriscaldato a 200 °C per circa 30 minuti.

Piatto leggero e saporito, perfetto se accompagnato da riso basmati.

I blogger coinvolti nell’iziativa sono 30, per 30 giorni. Perciò domani scoprite cosa avrà realizzato La Cuoca Dentro. Se invece volete scoprire le ricette già pubblicate, visitate la pagina Cuki su Facebook.


Natural and spicy cooking

I like the natural cooking, low in fat and enriched with spices. So I gladly accepted the proposal of Cuki and Cannamela to create a recipe using the oven bag with a spice that I discovered at the arrival of the kit: turmeric.

I’ve never used before the Cuki bags and I must say I was pleasantly surprised. It can be used in the oven, microwave, freezer or cook in a water bath. Being transparent are also convenient to monitor the cooking, unlike the cones made of aluminum.

Instead, I will not talk about this wonderful root with the color of gold, if powder, and a clear sky at sunset, when fresh, because I have already spoken many times. But I want to remember that Cannamela buy spices directly in the origin countries, guaranteeing the quality of the product

For my meatballs box I used:

½ chicken breast, 1 garlic clove, 3 zucchini, turmeric, salt, extra virgin olive oil

Cut the zucchini into thin slices for the long side and leave to marinate for half an hour in a drizzle of extra virgin olive oil, a pinch of salt and turmeric to taste.
Meanwhile whisk the chicken breast with garlic, salt and plenty of turmeric. Create a base with the zucchini inside the Cuki bag, on which you will lay small meatballs made with the mixture above. Cover with as many slices of zucchini, close the bag with the neck strap and place in 200 degrees preheated oven for about 30 minutes.

Light and tasty recipe, perfect if accompanied by basmati rice.

Bloggers involved are 30, for 30 days. So tomorrow you will find out what made La Cuoca Dentro. If you want to discover the already published recipes, visit Cuki on Facebook.

Un vitigno esigente

Cresce su colline assolate dal terreno sabbioso. L’Arneis è un vitigno tanto esigente quanto generoso. Il vino ottenuto è gentile, ma profumato e persistente particolarmente adatto alle calde sere d’estate. Agli inizi del ’900 veniva chiamato “Nebbiolo bianco” e la sua immagine era già legata alla zona tipica di produzione, il Roero, a nord di Alba. Visse un periodo di crisi nel periodo a cavallo delle due guerre mondiali, che ne causò la quasi scomparsa dalle campagne. Con il tempo, però, ha riacquistato il suo valore, affermandosi in una zona votata soprattutto ai vini rossi.

Ama la cucina elegante, delicata e non troppo elaborata. Per questo motivo per il Roero Arneis dei Marchesi Incisa della Rocchetta inviatomi da Fernando di Winexplorer ho creato una ricetta di per sé semplice, ma con un elemento distintivo: l’aneto.

Si tratta di una pianta aromatica poco conosciuta da noi, ma molto usata in nord Europa. Il suo profumo è piuttosto forte e può lontanamente ricordare il finocchio e l’anice. I gladiatori credevano accrescesse la loro forza e la consideravano simbolo di gioia. Più semplicemente, favorisce la digestione e rinfresca l’alito.

Crepe vegetariana

ingredienti: farina di ceci, asparagi, zucchine, aneto, cipolla, olio evo, sale qb, acqua, burro

Preparare una pastella unendo alla farina di ceci l’acqua sufficiente per ottenere un composto liscio e senza grumi. Preparare delle crepes sottili cuocendole in una padella antiaderente, ungendola con poco olio. Pulire tutte le verdure, tagliarle grossolanamente e saltarle con olio, aneto e sale aggiungendo un po’ di Roero Arneis. Riempire le crepes con le verdure, sistemare su ognuna un ricciolo di burro e mettere in forno caldo per circa 15 minuti.

A demanding vine

It grows on sunny hills that have sandy soil. The Arneis is a grape as demanding as generous. The wine is gentle, but fragrant and persistent suited to the warm summer evenings. At the beginning of ’900 it was called “white Nebbiolo” and his image was already linked to its production area, Roero, in the northwest of Alba. It lived a period of crisis at the turn of the two world wars, which caused the near disappearance from the country. With time, however, has regained its value, asserting in an area devoted primarily to red wines.

It loves elegant, delicate and not too fancy cooking, For this reason the Roero Arneis of Marchesi Incisa della Rocchetta sent to me by Fernando of WinExplorer I created
a recipe itself simple, but with a distinctive feature: the dill.
It is an aromatic plant often used in northern Europe. The scent is quite strong and can vaguely remember the fennel and anise. The gladiators believed it could increased their strength and considered it as a symbol of joy. More simply, aids digestion and freshens breath.

Vegetarian crepe

ingredients: chick peas flour, asparagus, zucchini, dill, onion, extra virgin olive oil, salt, water, butter

Prepare a batter by combining flour with enough water to chickpea flour to obtain a smooth and without lumps mixture. Cook thin crepes in a pan, oiling a little. Clean all the vegetables, chop coarsely and toss with oil, dill and salt, add some Roero Arneis. Fill the crepes with vegetables, place each on a curl of butter and place in hot oven for about 15 minutes.

 

Ortica per tutti i gusti

Mi piace l‘ortica. Ha un sapore deciso e delicato al tempo stesso. Delle sue proprietà benefiche ho già parlato un po’ di tempo fa in un post, perciò adesso mi concentrerò sull’altro ingrediente fondamentale nella ricetta che propongo oggi: le mandorle.

Normalmente vengono utilizzate nelle preparazioni dolci, mentre a me piace impiegarle nelle ricette salate. Ne fanno grande uso in Asia e in Marocco si trovano spesso nella tajine di pollo.

Ricche di proteine, sali minerali e vitamine sono da considerarsi un alimento completo. Le ho usate per preparare una mattonella vegetariana, da servire calda o a temperatura ambiente.

Mattonella di ortiche e mandorle

ingredienti: 150 g farina di ceci, 100 g fecola di patate, 1 uovo, ortiche saltate in padella, mandorle, lievito per preparazioni salate, acqua qb, sale qb

Sbattere l’uovo ed aggiungervi farina e fecola, amalgamando bene. Versare nel composto le ortiche precedentemente tritate, il sale, il lievito ed allungare con l’acqua necessaria per ottenere un composto liscio e cremoso. Sistemare le mandorle sul fondo della teglia e colarvi sopra l’amalgama. Cuocere in forno a 180° per circa 30 minuti o fino a quando non si è rassodato. Servire con pomodori, insalata o qualsiasi altra verdura di stagione.


Nettle for everyone

I like the nettle. It has a strong flavor and delicate at the same time. Of its beneficial properties I have already talked a little ‘time ago in a post, so now I will focus on the key ingredient in the recipe that I propose today: the almonds.

Usually they are used in sweet preparations, while I like to use them in savory recipes. Almonds are used in Asia and in Morocco are often found in chicken tajine.
Rich in protein, minerals and vitamins are considered a complete food.
I used them to prepare a vegetarian “tile”, to be served warm or at room temperature.

Tile of nettles and almonds

Ingredients: 150 g gram flour, 100 g potato starch, 1 egg, sautéed nettles, almonds, baking powder, water, salt

Beat egg and add flour and starch, mixing well. Pour into the nettles chopped, salt, baking powder and diluted with enough water to obtain a smooth and creamy mixture. Place the almonds on the bottom of the pan and pour above the mixture. Bake at 180 degrees for about 30 minutes or until it has hardened. Serve with tomatoes, lettuce or other season vegetables.

Una Lacrima di vino

Una lacrima non indica necessariamente tristezza, ma può essere anche una Lacrima di vino. Uno di quelli ingannevoli.

Appena ho versato nel calice la Lacrima di Morro d’Alba dei Conti Buscareto, l’ultimo vino che Fernando di Winexplorer mi ha inviato, sono stata assalita dal forte profumo di rosa, ciliegia e fragola, tanto intensi da farmi credere si potesse trattare di un passito.

Colore rosso intenso e profumo fortemente aromatico, ma più gentile al palato anche se persistente. Una vera sorpresa.

Per questo vitigno, di cui ho già parlato in occasione dell’assaggio di bollicine con la Lacrima, ho pensato ad un abbinamento deciso e un po’ contrastante: petto d’anatra in salsa di tabacco.

Ingredienti: 1 petto d’anatra, 50 g di burro, 15 g di tabacco da pipa alla vaniglia, mezzo bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba, 1 cucchiaino di farina, sale rosa dell’Himalaya

Sciogliere il burro a bagnomaria e versarvi il tabacco lasciando in infusione per mezz’ora.

Scaldare un filo d’olio evo (molto poco perché l’anatra è già una carne grassa) e rosolare entrambe le parti del petto d’anatra. Dopodiché trasferirlo in una teglia, salarlo, inserirlo nel forno caldo a 200°C e cuocere per circa 45 minuti.

Ai succhi rimasti nella padella, che avrete conservato, aggiungere il burro filtrato dal tabacco, mezzo bicchiere di Lacrima e il cucchiaino di farina per addensare.

L’aroma dolce del tabacco e la naturale grassezza della carne, si accompagnano bene alla delicata tannicità del vino.


A tear of wine

Fernando Winexplorer sent me this wine, Lacrima (tear) di Morro d’Alba dei Conti di Buscareto, and I thought to match it a little ‘contrasting recipe: duck breast with a sauce of tobacco.

Ingredients: 1 duck breast, 50 g butter, 15 g of pipe tobacco and vanilla, half a glass of Lacrima di Morro d’Alba, 1 teaspoon of flour, Himalayan pink salt

Melt the butter in a double boiler and pour the tobacco leaves to steep for half an hour.
Heat a drizzle of extra virgin olive oil (very little because the duck is already a fatty meat) and brown on both sides of the duck breast. Then transfer it to a baking dish, season with salt, place in oven preheated to 200 ° C and bake for about 45 minutes.
Add the butter, filtered by tobacco, to the remaining juices in the pan, that you have preserved, half a glass of Lacrima and a teaspoon of flour to thicken.

The sweet aroma of tobacco and the natural fattiness of the meat will match with the soft tannins of the wine.